Marie Antoinette

Recensione: Marie Antoinette

Un parlato scarno e fugace, quasi rubato, strappato allo scorrere della vita colta per rappresentazione di immagini. E che immagini.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDTutto è affidato alle superbe inquadrature – gioiello di una regista dal raffinato (benché incredibilmente eccessivo ed iperbolico) gusto visivo, che attraverso l’alternarsi della telecamera a mano con campi medi costruiti a mò di set fotografico (per perfezione e precisione), racconta la vita di Maria Antonietta, principessa (e poi regina) straniera in terra francese. Ci si chiede tuttavia quale sia l’intenzione di senso di questo kolossal in costume costato oltre 40.000.000 $; far interrogare il pubblico circa la stupidita’ dei francesi, incastrati in protocolli impossibili che fanno dell’inutile una prioritaria e asfissiante scelta di vita (riflessione che, in effetti, sorge durante la visione), o più semplicemente stregare con colori e suggestioni fashion una platea esclusivamente femminile (qualunque uomo scapperebbe alla prima mezz’ora di film) assetata di abiti, scarpe e art dèco?
(missione compiuta anche qui).
Non è facile comprendere cosa la Coppola volesse riprendere oltre la vita della Regina, e pare piuttosto banale la chiave di lettura autobiografica che vedrebbe Sofia “identificarsi” con quella Maria Antonietta vittima di un ruolo, vezzeggiata presso una corte che alle spalle la pugnala e la invidia (Hollywood). Ciò che quest’opera di sicuro non fa, invece, è indagare l’interiorita’ di ogni singolo personaggio, buttato lì fra una parrucca e una torta, a muoversi o biascicare qualcosa mentre si lecca le dita (gli attori in questo film vengono continuamente filmati mentre mangiano, anzi, degustano, e si leccano avidi le dita!)        Tutto è leggero, lievemente accennato in termini di sceneggiatura, e qualsiasi situazione o persona sembra solo un pretesto per immortalare meravigliose costruzioni alimentari, pareti broccate e abiti turbinosi, in un’estetismo che non è funzionale al racconto, è IL racconto, è protagonista assoluto di tutti gli interessi di Sofia, che si consacra sempre più come regista cool di videoclip, ma che non sa (o non vuole?
) raccontare null’altro che una visione. Per quel che le veniva richiesto non se la cava male la Dunst, “oggetto del desiderio” della Coppola gia’ in Il Giardino Delle Vergini Suicide, dove tuttavia aveva a che fare con molta meno volutta’, frizzi e lazzi, assolutamente centrali nella descrizione dell’annoiata Versailles, barocca e immorale capitale dell’oscena abbondanza. Meglio il modesto (ma guardatelo un po’ in I Heart Huckabees) Jason Schwartzman, figlio dell’attrice Talia Shire (l’Adriana di Rocky), nipote del regista Francis Ford Coppola, quindi cugino di Nicolas Cage e Sofia Coppola. Indecifrabile, grottesco e vagamente pietoso fa apparire la dissoluta consorte quasi una martire, costretta a sperare di esser “posseduta” dal brevilineo “delfino” di Francia, non propriamente un aitante stallone. Tutta la magnificenza della confezione non basta però a salvare questo film dall’accusa di noia e poca sostanza (in questo l’opera coincide e si mimetizza con l’oggetto del racconto: il film stesso è come Versailles!) e non accontenta tutti quelli che aspettavano al varco la “figlia d’arte” (molti fischi durante la proiezione a Cannes nel 2006). Io che non ho amato nessuno dei due film precedenti, posso invece dire che, almeno, Marie Antionette prende una posizione ben precisa in termini di “cosa” raccontare e “come” farlo (il perché ancora sfugge): la sbrillucicante forza di immagini che da sole tengono in piedi tutta la baracca; Marie Antionette è un film che si potrebbe guardare muto, senza dialoghi, e con il solo contributo sonoro della voce fuori campo di Marianne Faithfull, oltre che le splendide musiche new wave anni ’80 che contrappuntano e sballano una narrazione modernissima, che riesce tuttavia a non fare a pugni col girato in costume. Delle due l’una: o la Coppola si trova un bravo sceneggiatore, o si da’ onestamente ai videoclip.Marie Antionette: Una festa per gli occhi delle fashion victims.

La Frase “A me tutto ciò sembra ridicolo!” Kirsten Dunst, Marie Antoinette, 2006Colonna Sonora Disco 1:   1. “Hong Kong Garden” – Siouxsie & The Banshees
   2. “Aphrodisiac” – Bow Wow Wow
   3. “What Ever Happened” – The Strokes
   4. “Pulling Our Weight” – The Radio Dept.
   5. “Ceremony” – New Order
   6. “Natural’s Not in It” – Gang of Four
   7. “I Want Candy (Kevin Shields Remix)” – Bow Wow Wow
   8. “Kings of the Wild Frontier” – Adam & the Ants
   9. “Concerto in G” – Antonio Vivaldi / Reitzell
  10. “The Melody of a Fallen Tree” – Windsor for the Derby
  11. “I Don’t Like It Like This” – The Radio Dept.
  12. “Plainsong” – The CureDisco 2:   1. “Intro Versailles” – Reitzell / Beggs
   2. “Jynweythek Ylow” – Aphex Twin
   3. “Opus 17” – Dustin O’Halloran
   4. “Il Secondo Giorno (Instrumental)” – Air
   5. “Keen On Boys” – The Radio Dept.
   6. “Opus 23” – Dustin O’Halloran
   7. “Les barricades mystérieuses” – François Couperin / Reitzell
   8. “Fools Rush In (Kevin Shields Remix)” – Bow Wow Wow
   9. “Avril 14th” – Aphex Twin
  10. “K. 213” – Domenico Scarlatti / Reitzell
  11. “Tommib Help Buss” – Squarepusher
  12. “Tristes Apprêts, Pâles Flambeaux” – Jean Philippe Rameau / William Christie
  13. “Opus 36” – Dustin O’Halloran
  14. “All Cats Are Grey” – The Cure

Nota: di Roberta Monno
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