21 – Ventuno

Recensione: 21 – Ventuno

Ben Campbell (Jim Sturgess) è un giovanotto ricco di strepitose speranze e talento (informatico matematico) da vendere.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDè uno dei migliori studenti del MIT (Massachusetts Institute of Technology), ed ambisce ad entrare alla facolta’ di Medicina. Piccolo particolare: Ben è povero in canna, e siccome gli Stati Uniti sono la Terra delle Opportunita’, ecco che gli piovera’ tra capo e collo la possibilita’ di far fruttare tutta le sue competenze in ambito numerico e mnemonico. Selezionato come alunno capace e promettente dal suo professore Mickey Rosa (Spacey), Campbell entrera’ a far parte di una specie di setta segreta: una combriccola di cervelloni che, sotto l’egida di Rosa, si reca ciclicamente a Las Vegas per giocare a Black Jack (21, appunto). I ragazzi tecnicamente non barano: contano le carte giocando di conseguenza, e siccome “l’aritmetica non è un reato“, tutto suona tremendamente facile e allettante. Il personsaggio (realmente esistito) di Campbell viene ritratto in maniera mortalmente banale, in linea con l’impassibile recitazione da maschera di cera del pessimo Jim Sturgess: un pivello buono e integro solo fino a che la vita non gli mette davanti la prima tentazione che possa dirsi realmente tale, di fronte alla quale il giovane capitolera’ sprofondando in un tunnell di avidita’ mista a sana e autentica stupidita’. Anche il percorso compiuto da Campbell e raccontato in modo didascalico e precisino da Robert Luketic è da manuale della discesa: lo studente inizialmente tutto d’un pezzo, circondato da amici secchioni e sfigati, resiste in prima battuta alle lusinghe del mondo proffertogli da Rosa. Una volta accettato il compromesso il ragazzo racconta (a sè stesso in primis) che giochera’ al solo fine di racimolare quanto serve per mantenersi gli studi, ma da subito iniziera’ a “perdere colpi” non tenendo insieme i pezzi, trascurando amici, studio e mentendo alla famiglia. Ovviamente il tracollo arriva come aspettato, e se ne va, come aspettato, in un susseguirsi di banalita’ che fanno di una buona idea di partenza (Il film è tratto dal romanzo del 2005 Blackjack Club -Bringing Down The House- di Ben Mezrich), un prodotto cinematografico di serie B, scontato e senza pathos, attraccato ad una struttura narrativa che sa’ di vecchio e stravisto mille volte in mille sceneggiature. Pensate a Il Diavolo Veste Prada; cambiano i contesti d’azione, ma il personaggio protagonista è sempre lo stesso: un ragazzo/a semplice che si acceca di gloria e denaro allontanandosi dalle proprie sane origini, per poi ritornarvi con la coda fra le gambe, pentito e malridotto. Degna di nota solo l’interpretazione del (pur sempre) bravo Spacey: il suo Rosa è l’unica figura vagamente interessante di tutta la faccenda: non è un mentore nè un supervisore: è un freddo reclutatore di api operaie travestito da docente in cerca di talenti.

è coerente e anaffettivo, rigoroso e incredibilmente misurato e non ambizioso, scienziato al punto tale da sapere che il tarlo dell’avidita’ è la rovina di ogni buon progetto. Peccato (ma soprattutto poco credibile vista la fisionomia del personaggio, per come viene impostato), che alla fine, inspiegabilmente, Rosa compia un’inversione a U in termini di scaltrezza, ideologia e metodologia, e finisca così col “cascarci” pure lui. E con tutte le scarpe. Invisibile la Bosworth, appannato Fishburne.21: Esperienza cinematografica inutile.La Frase: “Hai visto quanti vantaggi ci sono ad essere introdotti?
Kevin Spacey, 21, 2008Leggi: Intervista a Kevin Spacey per 21.

Nota: di Roberta Monno
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