L’Altra Donna del Re

Recensione: L’Altra Donna del Re

L’Altra Donna del Re ci racconta (o pretende di farlo), il modo in cui nacque la Chiesa  Anglicana e, con essa, un altro aspetto fondamentale dell’Inghilterra Moderna, l’isolazionismo. Questa  versione della storia e’ quella  romanzata da Philippa  Gregory e portata sul grande schermo dal regista Justin Chadwick.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIl cast eccezionale (basti pensare alle prime inquadrature per Kristin Scott Thomas, un’attrice che si concede poco ed e’ solitamente selettiva), una storia (quella del piu’ famoso re assoluto d’Inghilterra,  autore dello scisma con la Chiesa Cattolica di Roma, dell’unificazione con il Galles e dello scioglimento dei monasteri, a ribadire il primato totale del Sovrano sul territorio) che ha affascinato anche il divino Shakespeare,  non sono riusciti a soddisfare le nostre grandi aspettative per questo film, esageratamente glorificato dalla stampa “marchettara”.

Piu’ che ad un’opera storica (seppur romanzata) sembra di assistere ad una puntata di BEAUTIFUL in costume, con una vorticosa dialettica di serie z, basata su seduzione, potere e irrazionalita’, che si erge a protagonista d’ogni azione umana, giustificandola e contestualizzando ogni meschinita’ entro logiche di ascesa comprensibile e comunemente accettate (in questo il film poteva essere molto moderno).

Non c’e’ nessuna analisi psicologica, politica o storica che accompagni criticamente la visione.
Non c’e’ alcun accenno al travaglio che puo’ aver attraversato (se non il Re) almeno una nazione fino ad allora cattolicissima e abituata ad una monarchia non cosi’ assoluta come quella concepita da Enrivo VIII (la strada aperta verso l’assolutismo e l’uso personalistico del potere verra’ esasperato dagli Stuart e portera’ alle rivoluzioni culminate nella gloriosa rivoluzione attraverso quale l’Inghilterra diverra’ una Monarchia Costituzionale).

La storia e’ questa: Enrico (secondogenito Tudor) si trova (per volere paterno) sposato con Caterina d’Aragona ed e’ animato da un grande desiderio di un erede maschio. Purtroppo la sovrana  non sapra’ dargli altro che una unica figlia femmina su 8 gravidanze (le restanti furono figli abortiti o vissuti per poco tempo). Da qui il movente delle azioni di Enrico: ingravidare piu’ donne possibili alla ricerca di qualcuna che sappia dargli un figlio maschio.

Il problema e’ reso  meno semplice dal fatto che il figlio deve esse legittimo, ovvero nato da matrimonio riconosciuto in chiesa. A quel tempo, per esser tale (riconosciuto di fronte e Dio) occorreva che entrambi i coniugi arrivassero casti al giorno del matrimonio e consumassero insieme per la prima volta il sacro vincolo nuziale.

L’intreccio di questi tre elementi (ricerca di un erede maschio, unione con una donna fertile e legittimazione dell’unione al fine di assicurare il riconoscimento del figlio nato) muovono la trama del film e portano il sovrano d’Inghilterra, prima tra le braccia di Maria Bolena e poi di Anna Bolena (e poi di altre 5 mogli e svariate amanti). 

Dal canto loro, i Bolena, (con in testa lo Zio Duca di Norfolk e il Padre delle due –meschine- ragazze) cercano di sfruttare la situazione, riuscendo a “infilare” nel letto del Re (prima che lo facessero altre famiglie) le proprie fanciulle,  assumendo cosi (prima dell’esito tragico finale), ruoli sempre piu’ prestigiosi all’interno della corte inglese.

Il film si sussegue lento e lungo fra coiti e vagiti di neonati che nascono, a volte sopravvivono, rinascono a seguito di nuove notti di sesso.
La recitazione offerta dalle due (brevilinee) protagoniste e’ piatta e mal dissimulata, con un’unica nota di (minuscolo) merito per la Portman, distintasi nella scena dello stupro.

Ci si chiede come mai si perseveri nell’affidare alla Johansson ruoli in costume (vedi La Ragazza Con L’Orecchino Di Perla); la giovane ha un volto e delle movenze troppo contemporanee che non riesce a mimetizzare ne’ dominare. Sgradevole l’effetto finale che fa pensare a una diciottenne alle prese con la recita scolastica.

I costumi sono dubbiamente pertinenti e tutto l’insieme non funziona a dovere: manca pathos, immedesimazione, serieta’ di ricostruzione, soprattutto nei caratteri e nei parlati degli attori (come detto, quasi tutti fuori parte).

L’Altra Donna Del Re: Da Perdere Volentieri.

La Frase: “Mi terro’ in sella come fate voi. Con le cosce.”Natalie Portman, L’Altra Donna Del Re, 2008.

Nota: di Daniele Rizzo e Roberta Monno
L’Altra Donna del Re

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