Un Amore Senza Tempo

Recensione: Un Amore Senza Tempo

Lajos Koltai adatta per il grande schermo l’inadatta parabola di Ann Grant Lord (Vanessa Redgrave), anziana signora che sul letto di morte vaneggia di un certo Harris, grande amore dell’ultim’ora.
Un Amore Senza Tempo: e solo il titolo è tutto un programma!

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDLe figlie di Ann reagiscono in modo differente alle “rivelazioni” materne di quello che poi, stringi stringi, è poco più che un aneddoto: Connie (Natasha Richardson, che per chi non lo sapesse è veramente figlia della Redgrave) strutturata e risolta madre di famiglia, non si lascia toccare dalle mezze frasi sospese nell’aria che fanno persino riferimento a un omicidio. Nina (Toni Collette, di nuovo nei panni della sorella, come da poco accaduto nel disastroso In Her Shoes) pare invece più che sconvolta e non si da’ pace all’idea che la madre possa aver vissuto una vita di cui  nessuno è a conoscenza (più che una vita in realta’ si tratta di un paio di giorni), e si aggrappa all’idea che quella sia, nei fatti, l’esistenza che la genitrice avrebbe voluto realmente condurre, in una sorta di morboso desiderio mimetico, in cui mamma e figlia si riuniscono sotto il segno della frustrazione e della disfatta. In effetti il “lungo pomeriggio particolare” che Ann vive sul letto di morte (Evening è il titolo del romanzo da cui il film è tratto) è un susseguirsi di rimpianti, struggimenti e sospiri: “Dov’è finita la mia vita?
” ; “Perché ho commesso tutti questi sbagli?
” e via dicendo. Si dice che il romanzo di Susan Minot sia un’opera complessa e finemente articolata, distribuita in modo accattivante ed emotivamente coinvolgente; questo non lo verremo di certo a sapere nè lo sospetteremo assistendo allo sdilinguito pasticcio messo in piedi da Koltaj con la complicita’ del nientepopodimenché Premio Pulitzer Michael Cunningham, che al suo attivo vanta la stesura del copione di The Hours. Un Amore Senza Tempo è un viaggio talmente inutile ed incomprensibile nel modesto passato di una donna qualunque,  da apparire perfino bislacco e a tratti ridicolo, come estremamente comiche suonano alcune battute, che restano pessime anche se pronunciate da Meryl Streep; “Tua madre ha fatto grandi cose: ha cresciuto voi due ragazze e ha cantato al mio matrimonio“! Beh, se non fosse tragico verrebbe da sbellicarsi! Le intenzioni di questo lavoro (ovviamente lunghissimo e sbrodolato) restano incerte e zoppicanti: è un film sul rimpianto o contro i rimpianti?
è un’opera che mira ad invitare lo spettatore ad accontentarsi del proprio vissuto, o gradirebbe scuotere gli animi perché, come cantava qualcuno, “la vita è adesso“?
Propendo per la prima (miserrima) ipotesi, a fronte di sostenuti convincimenti del tipo: “Abbiamo fatto quello che andava fatto“, che nel caso di Ann si traduce in un aver sprecato la sua bella voce nei locali più squallidi, essersi sposata due volte, e aver cresciuto delle figlie con estrema difficolta’. Nel caso della sua grande amica Lila (interpretata da Meryl Streep una volta anziana, e dalla sua sciapitissima figlia fotocopia Mamie Gummer da giovane),”quello che andava fatto” era darsi in moglie ad uomo mai amato per far felici i genitori conformisti. Il tutto senza la minima ombra nè di saggezza, nè di stoico senso della famiglia: solo sconfitta e desolazione fanno da eco alle squallide esistenze di due donne senza sapore, come lo stesso film che ne narra le gesta (poche).    La pellicola si iscrive (in modo fallimentare) in quella categoria di film che potremmo definire “di risalita esistenziale”, per cui qualcuno, sul viale del tramonto, risale le gesta compiute nella propria vita, per scoprire “come si è arrivati fin qui?
” ( e meglio ancora se il rimembrare coinvolge anche la prole); pensate a “Le Pagina della Nostra Vita“, o al (decisamente meglio riuscito) “I sublimi segreti delle Ya-Ya sisters“, per poi arrivare al masterpiecePomodori verdi fritti alla fermata del treno“. Ma se volessimo esercitarci nello scabroso esercizio del paragone possiamo inserire il drammone di Koltaj anche in un’altra categoria: quella dei patinati prodotti lacustri, che a magnifica fotografia lucida e innamorata del paesaggio, affiancano vicende poverissime e lentissime: sempre Le Pagine Della Nostra Vita ma anche Le Parole Che Non Ti Ho Detto e La Casa Sul Lago del Tempo, tutte pellicole salmastre e decisamente inutili. O vogliamo esagerare, e tirare in ballo anche quelle (disgraziate) operette “al femminile”, tutte silenzi, sospensioni e languidi sospiri, come “Le Cose Che So Di Lei“?
Insomma, resta poco da salvare di un film che miscela il peggio della cinematografia contemporanea più dolciastra e autocompiaciuta, ed imbastisce cast altisonanti che mal compensano l’assenza di una vera trama. Un Amore Senza Tempo: Un film senza senso.La Frase: “Voglio cantare su Marte!” Claire Danes Un Amore Senza Tempo, 2008.

Nota: di Roberta Monno
Un Amore Senza Tempo

Lascia un commento