Arancia Meccanica

Recensione: Arancia Meccanica

Unico film di Kubrick in cui il soggetto trionfa, infatti Alex è violenza, puro piacere di distruzione messo in mostra. Colori prima di tutto (e alla fine, tutti quelli dell’arcobaleno): Il futuro è del colore aveva già affermato Hitler…” ci ricorda E. Ghezzi. Poi un occhio: la visione folle di Alex. Alla fine sarà l’intesa: i mass media e la politica, intuizione nazista (la forza delle immagini, il trionfo della volontà), e poi Hollywood, colori e musica e divi…

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDAlex è il grande protagonista della debordiana Società dello spettacolo (il libro è stato scritto mentre Kubrick realizzava “2001”). Nel Mondo-spettacolo la merce occupa totalmente la vita sociale: merce fattasi astrazione, immaterialità, immagine. Il mondo stesso si fa immagine e le immagini esseri reali (il divenir-mondo della falsificazione era anche un divenir-falsificazione del mondo è precisato nei Commentari).Il concetto di spettacolo costituisce l’anello logico che salda il mondo delle merci al mondo dei media, e i media tutti, dato che niente e nessuno viene risparmiato in “Arancia Meccanica”, sono i responsabili del nostro isolamento e separazione: Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione, alla quale noi assistiamo come spettatori; spettatori al cinema, ma della nostra vita, ormai irriconoscibile, sopraffatti dall’irrealtà che ci ha fatto smarrire l’uscita (la caduta della percezione sensoriale, malattia propria delle società dello spettacolo, E. Ungari). Possiamo anche chiederci chi agisce e chi subisce la violenza nella prima parte del film rispetto alla seconda (simmetrica o speculare, e già questo annulla le differenze).Se nella prima parte la violenza era manifesta, era Alex che cantava, ballava, si muoveva distruggendo lo spazio, inquadrandosi, interpellandoci, aggiustando lui stesso la m. D. P. ─ infatti, nella famosa sequenza nella Home Alex si abbassa verso di noi e sistema la m. D. P. come se afferrasse la nostra testa per meglio farci vedere ─ nella seconda parte la violenza si identifica totalmente con il Potere, la scienza e gli interessi del Governo, e allora essa diventa invisibile, Alex-noi la subiamo: è un suono distorto, un’inquadratura-zoom-suicidio. Il Potere è entrato nell’occhio-cervello-Alex e ne condiziona cinematograficamente (certo, perché ciò che vede Alex è immagine, cinema) la visione del mondo: se l’occhio di Alex zooma sul fiume ciò significa suicidio. Ma Alex è forte, e i progetti del Potere sono altri: Sotto lo spettacolare integrato si vive e si muore alla confluenza di un’enorme quantità di misteri (non sapremo mai veramente che fine ha fatto Alex dopo l’ultima sequenza di sesso circondato da applausi).Alex scorrazza all’interno delle immagini-capitale, fiero di esserne protagonista, come vampiro, centurione che frusta Cristo, imperatore romano contornato di schiave, in preda ad un orgasmo trionfale applaudito dal popolo. 
 Egli domina i suoi desideri e li tramuta in potere e violenza anche quando ne è dominato.
È il suo occhio meccanico, la sua mente artificiale e sintetica che gli permette di percepire una realtà dominabile a  piacimento, rallentabile (quando ferisce il Drugo presso il fiume) o velocizzabile (l’orgia) a seconda della musica o della scenografia che lo circonda, come se bastasse schiacciare un pulsante; e lui stesso vi si muove al suo interno con energia e foga distruttiva, non si lascia inquadrare dal frame ma si fa inquadrare, afferrando e sistemando la m. D. P., e distorcendo la prospettiva con il suo occhio a grandangolo. Quando danza distrugge, quando canta uccide. Nulla venne girato in studio (a parte il Korova Milk Bar, nero parallelepipedo, oscuro anfratto della mente dalla quale nascono gli incubi; la m. D. P. carrella all’indietro e ineluttabilmente lo spazio del film ci invade, entra in noi allontanandoci definitivamente dai luoghi che crediamo conoscere) svela Kubrick nel libro che M. Ciment gli dedica; è ovvio, lo spettacolo è dappertutto svela Debord. E nonostante ciò le location scelte hanno l’aria da set stilizzato e teatrale.
Emblematico il teatro abbandonato dove vediamo i “Droogs” agire per la prima volta, stranamente costellato di materassi rovinati e consunti, a dire che questo non è di certo un luogo di sogno, anzi è il teatro stesso a qualificarsi abbandonato, qui non è più una questione di magia, di fuga, di libertà. La società sarà tutta riunita nella sequenza del palcoscenico in cui sarà esibito il risultato della sperimentazione, attori e spettatori, vittime e carnefici con ruoli confusi soprattutto per chi sta sul palcoscenico, il quale si trova obbligato (la cura Ludovico) a soddisfare i piaceri di un pubblico voyeur di professione, affascinato se non eccitato da sesso e violenza, che non si accorge minimamente di essere il riflesso dell’immagine di Alex con le pinze agli occhi durante l’esperimento, poiché non vede chi sta dietro, sopra il proiettore.“Il flusso delle immagini travolge tutto, e analogamente è qualcun altro a dirigere a suo piacimento questa sintesi semplificata del mondo sensibile
(Commentari). Una volta libero Alex non può più ballare la sua danza distruttiva, perché i fili della marionetta sono in mano d’altri e il suo corpo ─ ridotto ad un involucro opprimente, come se il ruolo che lo sguardo del potere posato su di lui pretende, si fosse solidificato in maschera aderente all’intera persona, uno schermo condensato di visioni bloccante il soggetto ─ deve piegarsi al volere altrui.
L’unità irreale [il palco, la rappresentazione] che lo spettacolo proclama è la maschera della divisione…, maschera, schermo, prigione. Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di ac*****ulazione da divenire immagine, limite, concentrazione della vita deportata dietro o dentro ad uno schermo. Separati definitivamente da se stessi. Nemmeno la casa è più sicura, anzi è parte integrante della società dello spettacolo: Alex vi si rinchiude come in una cassaforte, e anche l’orgia che vi compie è vista da noi ma vista-agita da Alex in modo artificiale-sintetico: sintesi di tutti i porno, un distratto accelerato di videoregistratore. L’universo intero è spettacolo se “2001”, il film sull’universo-mondo, il film che tutto contiene, è contenuto in un package pronto alla vendita. La mente di Alex è spettacolo: Alex pensa e immagina secondo schemi da kolossal hollywoodiano.
Lo stesso vale per l’esterno, proiezione del suo mondo interno: vedi la folle fuga in macchina su strade inesistenti, il cui falso movimento è dato in realtà da trasparenti; e il lampo da vecchio horror che appar
e al suo ritorno nella Home sono estratti dal suo inconscio, un inconscio artificiale e sintetico, prodotto di una maniacale livellata cultura pop (E. Ghezzi).I vecchi film li chiama Alex, che può farne a meno ormai. La vista è il senso umano privilegiato, il più astratto e mistificabile, l’occhio stesso è l’oggetto feticcio più appetibile su cui il potere investe il proprio capitale.È la scienza che con la sua cura Ludovico si appropria per prima dell’occhio di Alex, infilandovi dentro il proprio veleno condizionante, automatizzandone e potenziandone la spinta distruttiva, eccessiva, trionfale dell’inizio, per piegarla ai voleri del Governo finanziatore.Alex già uomo-macchina impazzita (arancia ad orologeria) necessita di essere impiegato-utilizzato nel giusto modo, ma necessita di ‘cure’ perché il congegno sia perfettamente funzionante.Alex alla fine è la versione tecnologica più precisa dell’uomo con la macchina da presa, anzi uomo-m. D. P., fusione perfetta di uomo e meccanismo iniziata con l’invenzione del cinema, il senso in più di cui siamo dotati dall’inizio del Novecento.Alex-occhio-m. D. P. muterà infatti in macchina da presa che schianterà al suolo nella sequenza del suicidio. Ma se Alex si uccide, lo schermo diventa nero e il film non va più avanti. Allora è necessario che Alex rinasca, ritorni come un fantasma, pura immaterialità, cosa irreale tra cose regnanti, in un tripudio d’applausi, per offrirci la sua migliore interpretazione: Pornografia, quello che il voyeur in fondo vuole vedere o che al voyeur viene fatto vedere, ormai non fa differenza.  Perché la stanza dei bottoni non è solo dentro l’immagine ma in alto, da qualche parte dietro di noi spettatori in sala.Non è il nostro sguardo o non lo fu mai (E. Ghezzi). Tutti vittime della cura Ludovico, anche quando in sala insieme con noi sono seduti il prete, il direttore del carcere e quello dell’esperimento, anche il governatore, tutti i rappresentanti di quella società che vuole il cinema (E’ stata una società, e non una tecnica, a creare il cinema). Il protezionista-regista è da un’altra parte, più in alto, più in dentro, ancor più dietro le quinte in un percorso in-finito alla “2001” che lo porta dietro quelle quinte più vicine a noi che sono le palpebre, e allora io, voi, il nostro occhio, la macchina che proietta e registra.Trionfo del falso: negazione della vita che è divenuta visibile
”  

Nota: di Tomas Tezzon
Arancia Meccanica

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