La Ragazza Del Lago

Recensione: La Ragazza Del Lago

Ecco il thriller de noartri, il Twin Peaks all’amatriciana ambientato fra i monti del Friuli, anziché in un fiordo come vuole il romanzo da cui codesta opera trae spunto: Lo sguardo di uno sconosciuto della norvegese Karin Fossum.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIl film, snobbato dalla Mostra del Cinema di Venezia 2007 (dove si premiò il solito Ang Lee), è stato glorificato dai David di Donatello con dieci riconoscimenti tra cui: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attore. La vicenda narra il ritrovamento di un cadavere sulle sponde del lago; una giovane e bella ragazza che giace su un fianco e non riporta segni di lotta, come se non si fosse difesa volutamente dal suo assassino. Ad indagare, fra le splendidamente fotografate valli del Friuli, abbiamo un poliziotto napoletano (Servillo), che col suo fare compassato scoperchiera le dinamiche morbose di un villaggetto montano, ricomponendo i pezzi della vita di Anna (la giovane atleta morta) e insieme dipingendo, con crescente nettezza, i contorni del contesto complicato che la circondava.

Per un po’ (come è giusto e ovvio che sia), tutti sembrano avere un motivo per aver attentato alla vita della ragazza, ma è solo alle ultimissime battute che scopriremo che la vera domanda del film non è tanto chi l’ha uccisa, ma perché . è questa la sfumatura su cui si sarebbe potuto ricamare di più, la sottigliezza da sfruttare come punto di forza e originalita’, e che invece viene lasciata cadere così, come un’informazione fra le altre. Il film, che più che un capolavoro del cinema sembra una puntata dei Ris (sbaglio o c’è anche qualcuno del cast?
) è un susseguirsi di liturgie di genere, dal ritrovamento del cadavere alle inquadrature prolungate sulla maestosa natura circostante, che sembra invitare lo spettatore a distrarsi dalla brutalita’ dell’omicidio, a cui tale bellezza si contrappone in una ricercata idiosincrasia. Abbiamo quasi tutti gli elementi da “giallo in periferia“: il matto del villaggio col padre mefistofelico e paralitico, relazioni famigliari con doppi fondi dai legami incerti, fidanzati bizzarri che paiono conoscere troppo poco la propria compagna, e un passato contorto che ruota tutto attorno ad un unico, sfocato episodio. Ovviamente abbiamo il poliziotto fumoso, burbero e scontroso, ma sensibile abbastanza da intuire che “In questa storia ci sono di mezzo i sentimenti. Chi l’ha ammazzata le voleva bene“. La pellicola di Andrea Molaioli è assai pretenziosa e in alcuni punti fin troppo strutturata per meritarsi tutti i complimenti ricevuti; non è un film brutto, ha carattere e può risultare persino suggestivo (non vedetelo se siete di cattivo umore, non ha poteri catartici ma potrebbe raddoppiare il coefficiente di angoscia), eppure non tutto fila a dovere. Le soluzioni sono raccontate in modo poco intuitivo, non c’è partecipazione emotiva nè empatia col protagonista principale, il commissario Sanzio, incarnato con (forse eccessiva?
) sobrieta’ da un Servillo sempre in forma. La storia procede a tratti lenta, priva di un emozionante contributo musicale e di un montaggio che rievochi in maniera significativa la figura di Anna, l’atleta di cui tutti (più o meno) piangono la scomparsa. Unica nota da rilevare, la presenza quasi toccante di una Valeria Golino in pieno possesso delle corde vocali ( e di belle qualita’ attoriali), che fanno dimenticare i gracchiati annaspati esibiti in Rain Man, quando Hollywood l’acclamava e a me infastidiva  solo la vista. L’attrice fornisce un’interpretazione acuta e sottile al tempo stesso, della madre esasperata, imbarazzata dal suo sentirsi inadeguata di fronte alle istanze di un figlio difficile (figura sociale drammaticamente attuale). 

La Golino regala mille sfumature impercettibili ed a*****inate, che donano a  Chiara Canali la vetta più alta in termini di profondita’, umanita’ e recitazione, sebbene si tratti di un personaggio vagamente a latere della vicenda. Da tenere d’occhio la bella e sempre adeguata Giulia Michelini, a cui auguriamo un futuro di copioni che la vogliano non più solo ai margini, ma protagonista a tutto tondo.La Ragazza del Lago: Tanto Rumore Per Nulla.

La Frase: “Io ho messo la testa sotto il cuscino. Lo avrebbe fatto anche lei al mio posto.” Valeria Golino, La Ragazza Del Lago, 2007.

Nota: di Roberta Monno
La Ragazza Del Lago

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