Il Cacciatore di Aquiloni

Recensione: Il Cacciatore di Aquiloni

Il Cacciatore di Aquiloni è innanzitutto un romanzo, scritto e narrato in prima persona dallo scrittore americano di origine afghana Khaled Hosseini, un best seller che si consiglia a chiunque abbia voglia di assaporare emozioni forti e delicate assieme, e che solo in un secondo momento diventa film, diretto da Marc Forster ed interpretato da una squadra di attori di prim’ordine, su cui spiccano due bimbi afghani (Zekeria Ebrahimi – Amir- e Ahmad Khan Mahmidzada – Hassan-) che per via di una scena “complicata” sono stati sanzionati dal loro Paese.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIl regista di pellicole intense come Monster’s Ball ha tra le mani un vero gioiellino della narrativa contemporanea, e il duro compito di rendergli giustizia. Ci riesce, seppur con qualche lacuna che qua e la’ frammenta nella credibilita’ una vicenda che altrimenti non avrebbe pecche.Kabul, 1978. Amir e Hassan sono due bimbi con qualche differenza di troppo: Amir è un benestante pashtun, etnia afghana antichissima e numerosa, Hassan è un hazara, minoranza etnica di origine mongola, discendenti di Gengis Khan.
Ma soprattutto Hassan è il servo di Amir, e pur essendo legati da una fortissima amicizia, le differenze di rango paiono imperare anche in un Afghanistan che sembra fuori dal tempo, prima dell’invasione russa e precedente al dominio talebano; una Kabul meravigliosa e sconosciuta, dove tuttavia atroci forme di risentimento etnico, religioso e sociale covano sotto le ceneri di una quiete apparente. I due bimbi si separano a seguito di un episodio difficile, che segnera’ le vite e i destini di entrambi. “Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.” (Incipit de Il cacciatore di aquiloni)Hassan sceglie di compiere un estremo atto di lealta’, sotto gli occhi ineremi e codardi del suo amico /padrone, che messo di fronte alla propria inettitudine non potra’ che mal tollerare la vista dell’amico, che con la sua sola presenza sembra ricordargli quanto grande possa essere il cuore di un uomo, e quanto piccolo e miserrimo invece sia il suo, sovvertendo ordini economici, e illusorie gerarchie: Hassan è il figlio che Baba (padre di Amir) avrebbe voluto, e lo stesso Amir sa di non valere quanto lui.
La storia procede illustrando la vita di Baba e Amir in America mentre di Hassan non sappiamo più nulla fin quando Rahim Khan, il migliore amico di Baba, non telefona al prediletto figlio del suo amico per una curiosa richiesta: “Raggiungimi in Pakistan, Amir, devi fare qualcosa di buono.”è così che Amir volera’ dall’altro capo del mondo per rimettere a posto qualcosa che brucia e arde in lui dalla notte dei tempi, un senso di colpa latente che potra’ essere placato compiendo un gesto importante, eroico e rischioso.       La vicenda fa pensare in non pochi momenti a L’Amico Ritrovato, capolavoro di Fred Uhlman, che come Il Cacciatore di Aquiloni, utilizza una pur commovente storia di amicizia estrema per poter raccontare un’altrettanto estrema situazione geo – politica: la Germania di Hitler per il libro di Hulman, l’Afghanistan dei Talebani nell’opera di Hosseini.

La trasposizione cinematografica non lesina vuoti (e qualche leggerezza) di sceneggiatura, ma regala panoramiche di Kabul stupefacenti, letteralmente riprese in soggettiva dal punto di vista aereo degli aquiloni, che colorano un cielo azzurro, che diventera’ inesorabilmente grigio e plumbeo anni dopo, con l’assedio talebano, in una sinestesica congiunzione fra ambiente, metereologia e percezione politica dell’assedio. La fotografia è luminescente, mentre la regia si astiene dal dare giudizi o tagli particolari sulle personalita’ dei protagonisti, che paiono tutti a galla sulla stessa barca, e l’imperdonabile codardia di Amir viene filmata senza doppi fondi di condanna o al contrario, eccessi di giustificazionismo.è una storia, e l’importante è esporla a dovere, senza interferire troppo con l’intenzione narratologica originale, ovvero raccontare una parabola di formazione dolorosa e a tratti crudele.

Forster riesce, nonostante tutto, a non tradire quell’intento “bambino” che caratterizza il libro: a parlare (in prima persona) è un uomo, ma solo cronologicamente, perché, come illustra l’incipit del libro, il dodicenne che è stato non se n’è mai andato, ed è attraverso i suoi occhi che viaggiamo per i decenni e per i continenti, dall’occidente americano alla Kabul devastata, dal passato doloroso ad un futuro che promette riscatto e speranza, attraverso una catartica e simbolica “abluzione” dei peccati commessi e delle ferite dolenti.Il Cacciatore di Aquiloni: Dolce favola contemporanea, commovente e ben recitata.La Frase:” Per te, un milione di volte!”, Ahmad Khan Mahmidzada, Il Cacciatore di Aquiloni, 2008

Nota: di Roberta Monno
Il Cacciatore di Aquiloni

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