Juno

Recensione: Juno

Non so cosa è più grave: Che il mondo si perda interrogandosi sulle intenzioni di Juno, o il fatto lampante, dilaniante e inaccettabile, che Juno non ne abbia affatto?

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDLa trama (Oscar alla sceneggiatura di Diablo Cody) la conosciamo tutti: la parentesi di vita di una sedicenne, che resta incinta del suo miglior amico, e in primis decide di abortire. Cambia idea dopo aver scoperto chi feti hanno le unghie.
Quale decisione più saggia, dunque, che mettersi a cercare sui giornali, tra un’annuncio e l’altro, qualche aspirante genitore?

Evidentemente in America si può, e senza tanti giri, ecco che Juno può affidare il nascituro alle cure di una coppia sballata sull’orlo della separazione, finanche far adottare il bimbo dalla mamma single, scaricata da un marito asfissiato e amante dell’hard core. Ecco il messaggio (ma c’è un messaggio in questo film?
) che a parer mio risuona più interessante: non tanto il fatto che si possa scegliere di non abortire (è possibile, certo), quanto la semplicita’ del meccanismo d’adozione, che non preclude ad una donna single e non proprio ventenne (e non proprio assennata), la possibilita’  di diventare mamma di un neonato non suo. Al di la’ delle odiose speculazioni che l’hanno preceduta, Juno è una pellicola dolcissima, poetica e a tratti molto divertente.
Le ambientazioni sono favolistiche case che sembrano fatte di marzapane, a meta’ tra il fumetto e un villaggio di gnomi, in una scelta curiosa che assimila il disegno delle location al mondo interiore di Juno, soave ragazzina al di la’ del bene e del male, a cui il doppiaggio italiano rende giustizia solo a meta’.

Juno è brillante, estremamente matura per i suoi sedici anni, pulita e limpida. Non conosce rancore per la madre che l’ha abbandonata nè per il compagno che l’ha ingravidata dissennatamente.
E non mette malizia nella controversa quanto delicata relazione instaurata col padre adottivo di suo figlio, un uomo intrappolato in un matrimonio frustrante , che ritrova in questa incredibile adolescente, esperta di musica come nessun altro,  la migliore interlocutrice con cui imbastire dissertazioni colte sulle sorti del metal anni ’90 e dei film splatter. Le battute (soprattutto quelle pronunciate dalla protagonista, Ellen Page), sono acute pagine di sarcastica ironia, a tratti nera, a tratti british. I personaggi sono costruiti in maniera caratterizzante e particolareggiata, ognuno con il suo temperamento, ognuno con le sue ossessioni, manie, feticci, tutti connotati da un tratto bizzarro e sopra le righe.
Indimenticabile Allison Janney nei panni della matrigna buona di Juno; il classico pugno di ferro nel guanto di velluto che ogni madre dovrebbe avere. Il film (prodotto fra gli altri da John Malkovich) non colpevolizza il sesso (anzi, la pacata e giustificatoria reazione dei genitori di Juno suona anche troppo improbabile), non colpevolizza il buon Bleeker (Michael Cera, padre latitante, del tutto incosciente) che in finale d’opera viene addirittura ricompensato dall’amore della sua fidanzatina (la stessa Juno, comprensiva e riappacificante), non colpevolizza il desiderio assillante di Vanessa (una sorprendente Jennifer Garner) di diventare madre ad ogni costo, in una pulsione ossessiva che puzza di egoismo. Perché issare questa docile favola contemporanea a vessillo della colpa?
Perché trasformarla in un baluardo quando si tratta di un film (solo) carino, a tratti fin troppo leggero, scanzonato e superficiale?
Juno: Simpatica favoletta. Decisamente sopravvalutato e frainteso.La Frase: “Sarebbe meglio innamorarsi prima di riprodursi.” Ellen Page, Juno, 2008

Nota: di Roberta Monno
Juno

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