Il Diavolo Veste Prada

Recensione: Il Diavolo Veste Prada

Il fortunato film tratto dal libro di Lauren Weisberger parte da una premessa paradossale e poco realistica (quindi, secondo me, di scarso potere empatico). Un piranha come Miranda Priestley (al secolo Meryl Streep, al secolo Anna Wintour, direttrice onnipotente di Vogue), non assumerebbe mai, dico mai, come sua stretta collaboratrice e fidata tuttofare una pivella racchia inesperta e caracollante.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDAndiamo, una così non la considerano nemmeno come stagista da vampirizzare e sottopagare, figuriamoci affiderle importanti relazioni internazionali con il gotha dell’oute couture.
Detto ciò il film (vigorosamente consigliato a un pubblico femminile) si snoda in un susseguirsi di luoghi comuni, ritmi e strategie narrative collaudate, che non lasciano spazio all’immaginazione nè alla sorpresa. Questo film è uno lungo spot animato e sceneggiato.

Dunque, se volete sognare cappotti meravigliosi, raffinate collanine di Chanel, borse di Christian Dior e scarpe di “Manolo” ma siete stufi di stare appese alle immobili pagine del vostro settimanale fashion, godetevi pure 109 minuti di pure “apparizioni”, e non fate finta di seguire la trama, non ci crede nessuno, nemmeno Maryl Streep. E dunque non mi spiego come mai tanti premi a questa magnifica signora del cinema (un Golden Globe, uno IOMA 2007); tra tante perle di recitazione disseminate qua e la’ in una carriera folgorante, perché soffermarsi su questa (promiscua) performance?

A me la Streep sembra piuttosto indecisa se fornire o no un lato umano e fragile alla sua Priestley/Wintour, e alla fine pare protenda per il sì. Sara’ che il doppiaggio in italiano le regala un’espressione impastata e tremolante (tutt’altro che gelida e risoluta), ma a me il personaggio non sembra riuscito affatto, soprattutto se paragonato all’altra grande cattiva a cui Maryl ha dato vita, e che qui viene vagamente ripresa ed evocata: Crudelia De Mon. Non poteva che esserci la Hathaway invece, ad interpretare il ruolo di Andy Sachs, naturale prosecuzione “street” dei personaggi di Pretty Princess o del meraviglioso (!!!) Principe Azzurro Cercasi. La Hathaway è stata costruita in laboratorio per i ruoli di triplo trasformismo: da bruttina fallita a gnocca riuscita, che con strategica inversione a U si pente, riacchiappando i suoi panni originali: modesti e sgualciti ma puliti. Solo Stanley Tucci rappresenta qualcosa di buono, sia in termini di recitazione (quest’uomo è un caratterista di tutto rispetto, capace di compiere significative incursioni nella recitazione istrionica, vedi The Terminal), sia in termini di personaggio: meno male che almeno a Nigel qualcosa alla fine va storto davvero, o avremmo iniziato a pensare che il mondo della moda sia popolato da panzuti pesci rossi, altro che squali!Il Diavolo Veste Prada: Per giovanissime.

La Frase: “Gli annali annoverano un solo vero sorriso, ed è stato per Tom Ford nel 2001″, Stanley Tucci, Il Diavolo Veste Prada, 2006.   

Nota: di Roberta Monno

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