Cloverfield

Recensione: Cloverfield

Metti una telecamera digitale nelle mani di un ragazzo che deve immortalare la festa di un suo amico. Metti che durante la festa un mostro gigante decida di attaccare Manhattan e che l’improvvisato filmmaker si trovi a do*****entare la sua disperata fuga e quella di altri suoi compagni di sventura. Ecco allora che abbiamo in un solo film Godzilla, il genere catastrofico con paranoia da 11 settembre e The Blair Witch Project (con tanto di video-testamento e naso sgocciolante).

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDQuesto è più o meno ciò che offre Cloverfield, prodotto massicciamente pubblicizzato, che in America ha avuto una grande eco mediatica sproporzionata all’effettivo impatto del film. Qualcuno potrebbe dire che è ben poco e sicuramente è difficile contraddire chi non ha apprezzato o chi è rimasto deluso, ma a volte anche nelle proposte più spudoratamente commerciali si possono trovare momenti di svago e di divertimento. Quante volte nell’animo dello spettatore televisivo, saturo di telefilm sui giovanotti di oltreoceano e sui loro problemi di cuore, sono nati innocenti desideri di sadica vendetta?
Bene, Cloverfield li soddisfa tutti. Durante la (breve) durata del film siamo testimoni di una serie di sfortunati eventi che farebbe impallidire la serie di Lemony Snicket: dall’apparizione del mostro che interrompe la festa cool, alla morte di uno dei giovani protagonisti colpito accidentalmente dalla coda della creatura, al gran finale in cui la malasorte (letteralmente) si abbatte inesorabile sul gruppo di superstiti. Un film che avrebbe dovuto raccontare una storia di sopravvivenza, diventa la cronologia di un improbabile progressione di morti violente, che gli autori si divertono a rappresentare nei modi più disparati. Era dai tempi di “Scream” che non si vedeva un accanimento così forte verso i personaggi, e l’immancabile storiella d’amore non fa altro effetto che accentuare nello spettatore la simpatia verso il mostro. Oltre al massiccio uso di effetti speciali e ad un’illusione di realtà provocato dall’uso della telecamera a mano, particolarità del film sono le continue interruzioni del racconto in tempo reale rappresentate da squarci di idillio amoroso tra i due principali protagonisti. Un modo di introdurre in un reality film un espediente narrativo tipico della finzione cinematografica. Se non altro, dunque, chi va al cinema per vedere Cloverfield è salvo dalle solite morali posticce che spesso Hollywood rifila nei film di intrattenimento, e per una volta è risparmiato anche dall’usuale rassicurante lieto fine.  

Nota: di Giuliano Iaccarino
Cloverfield

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