Uno Su Due

Recensione: Uno Su Due

Eccoci nel filone “attese in corsia” inaugurato dal “Saturno Contro” di Ozpetek. Uno spettatore su due ne avrebbe fatto a meno.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDLorenzo (Fabio Volo) è un uomo tutto affari (condotti con non troppa maestria nè furbizia, nè rigore morale), dalla vita sentimentale scialba e imprecisa (potremmo dire che “dorme addosso” alla sua donna senza farci l’amore). Lorenzo sviene per strada, e a seguito dei controlli di routine i medici evidenzieranno una massa che comprime il cervello del fin qui superficiale protagonista.

Una volta su due non si tratta di tumore. C’è una probabilita’ su due che Lorenzo resti al timone della sua esistenza, senza cedere il comando alle Parche che, incuranti, tessono i fili del nostro destino. Il tempo del film è il tempo dell’attesa, l’attesa di una Parca, che per bocca di un medico, comunichera’ a Lorenzo i risultati degli esami. Si, sfoderate pure tutti i cliché che avete in mente: non ne manca nessuno. A partire dal viaggio catartico nei meandri della malattia, con tanto di Virgilio d’eccezione al seguito (un Ninetto Davoli a tratti iper teatrale, a tratti mefistofelico e “ghignoso”). Un ripensamento sfacciato sul proprio incurante modo di vivere gli affetti (amorosi e famigliari), fino al compimento del supremo cambiamento, attraverso la prova del fuoco che ogni eroe deve superare per trasformarsi da crisalide in farfalla, e avere quindi salva la vita: il viaggio, fisico e iniziatico che Lorenzo intraprendera’ in una notte, per riportare a Giovanni, il suo compagno di stanza, la figlia smarrita da anni. L’atto concreto e simbolico consentira’ a Lorenzo di ottenere la sua seconda chance e giocarsi meglio il secondo tempo della sua vita. L’opera di Cappuccio deve tutto alla sapiente mano di un regista brillante che sa come insaporire una scrittura povera e non troppo significativa, resa guardabile dall’arte del “caposquadra” di un carrozzone, che senza di lui non sarebbe nemmeno partito.Uno su due non è più di un banale raccontino (molto banale), decorato con intriganti ritrovati stilistici, dopato da buone (non eccelse) prove recitative, montaggio capace anche se a tratti anchilosato e lento).

Degna di nota l’intelligente e bella fotografia soffiata sui toni morbidi del beige, capace di illustrare corsie d’ospedale in maniera da non infastidire lo spettatore (a nessuno piace soggiornare troppo nei realistici ambienti ospedalieri, neanche con la fantasia), e trasformarle in rassicuranti caverne del Bianconiglio da cui uscire ristorati e rinnovati anziché affranti.

Alcune inquadrature sorprendono e affascinano, come lo svenimento di Lorenzo colto attraverso il plasma, nella soggettiva dell’amico Paolo che si sposa con il nostro punto di vista.

I virtuosismi narratologici e di “location” non stonano, e la lunga sequenza del parapendio accompagna dolcemente lo spettatore che ne percepisce l’evidente senso metaforico: un volo, per librarsi al di sopra e oltre la malattia. Un corpo di cui, ancora, il protagonista è padrone, e noi facciamo il tifo per lui affinché da padrone ci giochi il più a lungo possibile.
Certo, per molti aspetti il film è pesante e indugia parecchio in immagini lente, futilmente lente. Pensiamo agli inutili silenzi, o ai prolungati primi piani sul viso di porcellana della seducentissima Tresy (Tresy Taddei), che strega la macchina da presa (e Lorenzo) con un fare da bimba che incarna la speranza e l’incoscienza. D’altronde “La speranza è come una bambina piccola piccola che ti tira per mano”, e Tresy è quella speranza che Lorenzo ridonera’ a Giovanni.Uno Su Due: Film ben girato dalla storia banale che si svolge in modo banale e si conclude in modo banale. Tutto quello che si poteva aver gia’ visto è qui.La Frase: “Siamo due single che vivono iniseme”. Anita Caprioli, Uno su Due, 2006

Nota: di Roberta Monno
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