La Bussola d'Oro

Recensione: La Bussola d’Oro

Ecco un bel fantasy americano; l’ha girato Chris Weitz, un interessante regista statunitense (riguardatevi il suo American Dreamz, realizzato a quattro mani con il fratello Paul) qui coraggiosamente alle prese con la controversa saga letteraria Queste oscure materie uscita dalla penna di Philip Pullman.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDDimenticate per un attimo il boicottaggio cattolico al film, perché la chiesa è bersaglio critico, non tanto di questo lavoro, quanto piuttosto della sua matrice letteraria. E soprattutto scordate ogni polemica perché questa è indubbiamente un’opera coinvolgente, pullulante, visivamente potente. Tutto inizia in un collegio austero, regno dell’ordine dalle innumerevoli stanze cupe ed enormi, scure e un po’ sinistre, nei cui angoli si annidano segreti e si ordiscono piani (in nome di un sapere “ufficiale”). Lyra, undicenne fanciulla dai capelli rossi e dotata di poteri straordinari, ci guida – nel progressivo crescendo del ritmo narrativo- in una avventura impervia di pericoli ai confini del mondo. Arriviamo al Nord, nel regno degli orsi e nella terra dei ghiacci, dei misteri e delle anime staccate e perdute, dei piccoli taglietti e dei terribili misfatti. La malvagia e biondissima signora Kolter (Nicole Kidman davvero convincente, nella sua aria maliarda, persuasiva e con quel suo cotè freddo e per l’appunto glaciale), deve essere fermata, la lotta per il daimon di ogni bambino deve essere vinta senza indugi di sorta. E Lyra va’ senza riserve, eroina impavida e pronta a tutto, scaltra e fedele alla parola data. La aiuta indubbiamente una schiera nutrita e variegata di strambi personaggi: orsi e vecchi caballeros, amichetti di giochi e gatti dalle mutanti sembianze. Un viaggio visivo, quello che prende forma sullo schermo, che è indubbiamente anche un crogiuolo di simboli. C’è un percorso iniziatico e c’è un “Magisterium” dogmatico di dotti contro cui si scaglia uno zio ribelle. Si scomoda addirittura la lotta per l’affermazione del libero arbitrio, e si mette in scena il coatto indottrinamento degli uomini del futuro all’interno di un igloo asettico ed inquietante. Tutto interessante, niente da obiettare. Ma non è questo il punto. Al di là dei simbolismi più o meno evidenti infatti, il viaggio più affascinante per lo spettatore è quello in cui ci si abbandona semplicemente alle suggestioni più immediate, lasciandosi istantaneamente “avviluppare” nei meandri del viaggio stesso. Ciò che cattura qui va ben oltre la vicenda in sé, supera anche un certo buonismo natalizio d’atmosfera, ravvisabile ed un po’ stemperante, per andarsi invece ad annidare tra i rivoli delle sue stesse immagini. Tra i suoi slanci di maestosità (puramente) visiva, nella vividezza emozionante delle scene di azione, tra viaggi spaziali e combattimenti feroci , tra voli collettivi di streghe e fughe di bambini, inseguimenti, trappole e catture. E’ questo caleidoscopio visivo nella sua grandiosità di effetti ed insieme nel suo incessante e rutilante evolversi, che lascia davvero colpiti (positivamente), straniati e talvolta – come nelle scene dello scontro tra l’orso Iorec e il suo antico e dispotico rivale – ci fa persino rimanere quasi estasiati. 

Nota: di Sara Fiori
La Bussola d’Oro

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