Le Vite Degli Altri

Recensione: Le Vite Degli Altri

Se avete qualcosa da farvi perdonare o una penitenza da scontare. Vi assicuro: è più efficace del cilicio.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDBerlino est, anno 1984, il capitano Gerd Wiesler (Ulrich Muhe) è un agente della Stasi (Sicurezza nazionale della Germania dell’Est) duro e puro, fedele servo del partito, di quelli che ti fucilerebbero se solo ti sentissero bisbigliare “quanto sarebbe bella una capatina al di la’ del muro”, per intenderci.
Wiesler punta gli occhi (e si perché è lui a far partire i sospetti) sullo stimato autore teatrale e compagno “rossissimo” Georg Dreyman (Sebastian Koch). Si dia il caso che la donna di Dreyman (che è anche attrice protagonista dei suoi drammi, nella miglior tradizione ante Vallettopoli) sia oggetto delle smanie vogliose di uno dei pezzi grossi del partito, che per l’appunto incarica l’accondiscendente Wiesler di spiare la vita di Dreyman, al fin di dimostrare la sua dubbia adesione alle ideologie della DDR (nella migliore tradizione pre intercettazioni scellerate: la storia dimostra che non si inventa nulla). Wiesler mette in piedi un sofisticato centro d’ascolto e, giorno dopo giorno, iniziera’ a vivere la vita di Dreyman, i suoi turbamenti creativi, le castrazioni di un’arte asfissiata dalle regole di una nazione mai realmente libera, il dolore per alcuni amici e colleghi imbavagliati dalla “ragion di stato”. Wiesler partecipera’ persino di eventi sconosciuti allo stesso regista: le ripetute infedelta’ della sua compagna insieme al politico grasso e viscido che noi tutti riconosceremo come Il Politico per antonomasia, sia esso di destra o di sinistra, di regime o di democrazia, “Il Vecchio Porco” si staglia come figura archetipica universale e senza colore. Non si sa bene per quale ragione, ma Wiesler, integerrimo sadico torturatore di traditori, si lascera’ toccare e sconvolgere dalla figura di Dreyman e sedurre irrimediabilmente dalla fragile vita stracciata di Crista Maria, attrice di indubbio talento (a detta di tutti), umiliata e bistrattata da un sistema di governo che improvvisamente gli appare in tutta la sua tirannica ingiustizia e assurdita’. Wiesler coprira’ eventi insabbiando registrazioni, occultera’ le prove della colpevolezza di Laslo (nome in codice di Dreyman), assoluto contestatore della DDR a colpi di panflet e pubblicazioni sui settimanali editi ad Ovest. Ora, la domanda è: perché?

Cosa ascolta Wiesler di così persuasivo da convincerlo in poco tempo a ridiscutere tutta la sua esistenza?
Quale abbacinante verita’ trapela dalle parole pronunciate in casa Dreyman?
Qual’è il quid che muove il cambiamento, la trasformazione, la revisione totale di ogni condotta e ideale precedentemente sposati per una vita intera?
Wiesler questo non ce lo dice.
Wiesler non parla, non commenta, non interloquisce, neanche con se stesso. Semplicemente, di punto in bianco, muta e stravolge i verbali delle intercettazioni, inizia a interagire con la vita dello “spiato” creandogli artificiosamente le condizioni per “beccare” Crista in “flagranza di reato” (solidarieta’ maschile?
), fino all’estremo passo avanti (o indietro): coprire Dreyman mentre cospira contro il suo Paese e i metodi del Partito, finanche permettere ad un “disertore” di andare e venire “scavalcando” il muro. Cosa diavolo scatti nelle mente del capitano non è dato sapere. Forse, secondo l’esordiente regista Florian Henckel Von Donnersmarck, è il solo buon senso ad impadronirsi del cuore di un uomo tutto sommato buono, (come ci suggerisce lo stesso Dreyman, che in finale d’opera dedica al suo ex aguzzino un libro che titola “Suonata Per Un Uomo Buono”).

Un uomo che faceva quel che faceva in nome di una disarmante buona fede e della sincera convinzione che quello fosse “il migliore dei mondi possibili”. Forse Wiesler si era segretamente invaghito di Crista Marie, e insieme a lei di tutto il suo mondo. Forse sarebbe stato carino saperlo, indagare più a fondo le motivazioni e i moti intestini del contritissimo Wiesler, inizialmente coriaceo e poi, manco avesse visto tre volte di seguito Titanic, tutto cucciolo e bonta’, promuove una sfilza di sguardi dal basso che tuttavia non illustrano quale sia la chiave di volta della sua trasformazione, come essa avvenga e perché. A vederla così parrebbe per “pura esposizione al contagio” della diserzione. O della liberta’. Cosa precisamente Wiesler veda che non aveva mai visto (o sentito) prima, non è dato saperlo. Il film è lungo, noioso e privo di colpi di scena. L’immobilita’ di una fotografia appiattita sui robotici e “industriali” toni del beige si traduce, sul piano delle inquadrature, in una sfilza di campi medi e controcampi, senza ritmo e senza brio.
I dialoghi sono assolutamente asciutti e non vibrano nè brillano per alcunché (anche per questo vorrei sapere cosa ha tanto colpito Wiesler della vita di Dreyman, perché a me è del tutto sfuggito).

La regia è “fenomenica”: mostra quanto appare e nulla più. Un gradino oltre quella che normalmente si definisce sobrieta’.
Il finale è patetico, moralistico e “riappacificatore”.
Immagino che abbia vinto l’Oscar per lo stesso motivo per cui a Cannes vincono sempre i film antirepubblicani.Le Vite Degli Altri: Noiosissima opera prima che nulla produce, e sul piano cinematografico, e sul piano strorico.La Frase:”Le persone non cambiano così facilmente, succede solo nelle commedie”,Ulrich Muhe, Le Vite Degli Altri, 2007.

Nota: di Roberta Monno
Le Vite Degli Altri

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