Scoop

Recensione: Scoop

Mettiamo il caso fossi una studentessa di giornalismo alle prime armi, col rimpianto di non esser diventata igienista dentale. Mettiamo poi che il fantasma di un giornalista d’assalto (uno vero, una grande firma), venisse a trovarmi per darmi le dritte su di un caso che, in vita, avrebbe voluto seguire lui. Mettiamo poi che la salma mi apparisse mentre mi presto per un gioco di prestigio del mago ciarlone Splendini. Che farei?
Ma che domande. Accetterei la “soffiata”, e mi accompagnerei a Splendini per risolvere l’enigma.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDQueste le rocambolesche premesse dello spassosissimo Scoop, secondo capitolo della trilogia europea di Allen su morte, omicidi e necessita’ di sopravvivere, in un modo o nell’altro, alle proprie azioni, per quanto scellerate e immorali esse si configurino. Se spogliamo il film dei dettagli tragicomici e dimentichiamo gli inciampi dei due sbellicosi protagonisti (Allen e Johannson, allegramente mischiati assieme, in un imprevedibile e ben assortito *****tail di briosa comicita’ demenziale), notiamo che Scoop non racconta una storia molto diversa dal precedente Match Point: un uomo disposto a uccidere pur di non compromettere il proprio status economico e la propria posizione sociale. Tutto, pur di non assumersi la responsabilita’ delle proprie condotte. Non c’è che dire, l’aria londinese fa bene al più americofilo dei registi, e gli ridona (dopo le glorie da noir) quella vis comica un po’ smarrita in Melinda e Melinda. Scoop brilla e riluce di battute saporite e puntute, non soffre gli evidenti parossismi dati da un trama non troppo realistica, e gode della generosa performance di una Scarlett Johannson ben in linea col personaggio buffo e impacciato di Sandra, che sfoggia cosciotti rotondi che la rendono umana e gradevole, sottraendosi dunque all’idea di icona sexy e glamour che tale è per amore di una telecamera che la inquadra quasi sempre dal busto in sù, e a cui la regia di Woody fa eccezione. I campi medi e lunghi (tipici di un approccio semi teatrale) colpiscono impietosi i polpacci della non proprio longilinea Scarlett, che ha tuttavia la possibilita’ di mostrare qualcosa in più rispetto al solito faccino contrito e immusonito. Finalmente la biondona (in realta’ biondina) può misurarsi con un ruolo non tutto fremiti e broncetti (A Love Song For Bobby Long, Match Point, The Island… Ma l’elenco coinciderebbe con tutta la sua filmografia), e sperimentare nuove espressioni, movenze interessanti e parlata incespicante, esplorando nuovi universi mondi d’azione, tanto da meritarsi l’appellativo (pregevole) di Woody Allen in gonnella. Ma la cosa che più colpisce è la fluidita’ con cui la personalita’ di Scarlett si amalgama con la pur non facile figura di Allen, come se ognuno dei due reduplicasse la luce dell’altro, gonfiandone le qualita’ in un divertentissimo risultato finale, credibile e godibile. Essenziali le scelte musicali, eleganti e molto british, così come la contenuta prova recitativa di Jackman, poco più che un cameo. Scoop non è un film che si guarda per scioglierne l’intreccio e svelarne i misteri (non così misteriosi), bensì per il gusto assolutamente cinefilo di godersi un’ora e mezza di puro cinema d’autore, per sorridere e (volonta’ dell’ultimo Allen) per pensare. Scoop: Intervallo semicomico fra Match Point e Cassandra’s Dream. Da godere. La Frase: “Mi ricorda casa di Bambola” – “Anche lei ama Ibsen?
” – “No. era una che frequentavo” Woody Allen e Hugh Jackman, Scoop, 2006.

Nota: di Roberta Monno
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