Domino

Recensione: Domino

Quentin Tarantino lo ha definito il suo film preferito del 2005, e non si stenta a capirne il perché, dato che per molte inquadrature potrebbe essere benissimo un film pensato e girato da lui.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDPurtroppo c’è lo zampino di Richard Kelly, lo sceneggiatore che Hollywood acclama come un genio e che a me invece fa venire solo un gran mal di testa. Un titolo per capirci: Donnie Darko. Ma andiamo per ordine. Domino racconta la storia (incrediblmente vera) di Domino Harvey, figlia di una bellissima e poco amata modella arrivista, e di un attore di Hollywood: Laurence Harvey. La fanciulla, bella e incazzata, patisce i fasti del reame di Beverly Hills, mal tollera gli ambienti fighetti della moda in cui lavora per un breve periodo, seguedo le orme materne, peggio si adatta ai costumi delle confraternite nei pur sontuosi college frequentati. Domino non ci sta, e sceglie di intraprendere un mestiere pazzesco diventando bounty killer: una cacciatrice di taglie. Perché?
“Perché così posso condurre una vita spericolata ai limiti dell’umano rimanendo al di qua’ della legge e non finendo in prigione.” In effetti fila. Il film, girato da Tony Scott, poteva essere un successone ma è stato un flop. Quel che di tarantiniano c’è funziona e quel che di Kelly si sente disturba e affossa il colorato carrozzone messo in piedi da Scott, solitamente bravo nel riprendere situazioni “nervose”, ritmate, rapide e divertenti, dosando velocita’ e scenggiatura, in modo da non far smarrire lo spettatore (Nemico Pubblico, Spy Game), che tuttavia qui si perde in non pochi passaggi. La realta’ di una vita gia’ abbastanza bizzarra viene “dopata” con fatti di fantasia contorti, e in più punti difficili da seguire. La narrazione stride, vari generi si mescolano (biopic, action movie, commedia nera, surrealismo alla Terry Gilliam), e la maionese impazzisce lasciandoci stremati a terra, frullati da un racconto che mette a dura prova la capacita’ di tenere il filo del discorso, che è, diciamolo, incasinatissimo. La fotgrafia è satura e pregna, un po’ come piace a Scott (e a Quentin), e le musiche sono assoutamente pertinenti al genere “street” vagamente punk e ribelle (in realta’ molto virtuoso e stilisticamente curato).
Alcune scene sono talmente piene di “lettering” ed effetti grafici da somigliare ad una presentazione power point, in un’esasperazione dello stile anni ’70 ben presente in “In Linea Con L’Assassino” di Schumacher (tanto per darvi un’idea), dove però è più discreto e meglio dosato. Il cast è azzeccato, sono tutti in parte compresa la Knightley che, pur essendo bella come una fata, resta fedele alla Domino maschiaccio e violenta, e sembra davvero godersala un mondo e spaccare nasi e a prendere a pugni in faccia. Chi ha pensato il trittico insieme a Mickey Rourke (Ed) e a Edgar Ramírez (Choco) c’ha visto giusto, e i tre funzionano “come una famiglia” di disadattati antisociali, vagamente bellocci e fascinosi. Intrigante (anche se improbabile visti i gusti sessuali della vera Domino) la coppia Knightley Ramirez.

Simpatici i camei di Lucy Liu (icona lesbo “congelata” in ruoli frigidi e alteri) e Mena Suvari (ve la ricordate?
distesa su un letto di petali di rosa in American Beauty?
), per non parlare del perfetto Christopher Walken sempre giusto per film al limite del credibile. Buona anche la performance di una sempre splendida Jacqueline Bissett (la classe non è acqua!), nei panni della stolida madre di Domino. E poi… Che dire dei due stoccafissi di Beverly Hills (la serie Tv, non il quartiere!)?
Trovata buffissima e irriverente quella di far accanire Domino contro i “simboli” del nullificio losangelino: Ian Ziering (Steve) e Brian Austin Green (David).
Tutta da ridere. Soprattutto al pensiero che i due si siano prestati ad interpretere sè stessi nel ruolo di sè stessi: due ex patetici divi colati a picco, ospiti di talk show scadenti. “Nerissima” la battuta di una fan alla vista di Ziering: “Ma tu sei Steve?
Pensavo fossi morto!”Domino è morta di overdose prima dell’uscita del film.
La sua distonica esistenza viene in parte restituita come un disatroso quadro picassiano lievemente edulcorato (non c’è traccia della bisessuaita’ di Domino, nè si parla della sua tossicodipendenza).

Più che una biografia questo è un film dedicato all’incredibile parabola di una ragazza originale e vanitosa (“volevo che il mondo sapesse quello che facevo”), sita ai margini del sistema. Ne sara’ stata soddisfatta?
Domino: Divertente incalzante e sfibrante.La Frase “Non avrei più investito sentimenti in una cosa sola”, Keira Knightley, Domino, 2005

Nota: di Roberta Monno
Domino

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