L'Ultima Porta

Recensione: L’Ultima Porta

The Lazarus child“, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Mawson, racconta la vicenda di  Frankie Mawson, bimba in coma apparentemente irreversibile, sul cui risveglio i genitori continuano strenuamente a investire.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIl tema dei danni cerebrali infantili e dei “viaggi di recupero” è uno dei più amati dal cinema hollywoodiano, e come spesso capita alla quantita’ non corrisponde qualita’. In questo caso la pellicola, che ruota attorno ad un assunto narrativo ed emotivo riproposto in molti canovacci, pecca dal punto di vista recitativo, risulta definitivamente mal adattato per il grande schermo , e risente il fiato corto di atmosfere piatte e appiattite da una fotografia (Lukas Strebel)  che allivella tutto e tutti nei toni sbiaditi del beige e dell’avana più asettico. I dialoghi sono incerti, tremanti e recitati talmente male da far dubitare persino “cosa vogliano dire”.
La performance di Andy Gracia ricorda vagamente il dolore parossistico dello psicologo (e siamo sempre lì!) Michael Hunter  in The Unsaid, ma non riesce a tirare su il livello di un film girato davvero troppo male dal neofita Graham Theakston. Non vi sono grandi emozioni espresse, forse eccezzion fatta per il pianto finale (un po’ da signora in menopausa) della sempre bellissima ed elegante Angela Bassett, inclusa in un progetto che ne esalta le qualita’ “morfologiche” ma ne vanifica gli intenti espressivi e rappresentativi.

Non è credibile neanche un secondo nei panni della dottoressa salvavite Elisabeth Chase, che utilizza un metodo clinico di “recupero”, raggiungimento e stimolazione dei bimbi in coma, praticamente identico a quello della psicologa Catherine Deane (superiore J. Lopez) di “The Cell“: un macchinario zeppo di elettrodi che mi collega al “mondo” interiore del “dipartito” e mi consente di richiamarlo alla vita. Anche qui, come in The Cell (pellicola tuttavia imparagonabile per via di sperimentazioni visive e fotografiche per molti versi ancora inarrivate), sara’ inviato qualcuno a recuperare Frankie dallo stato comatoso, non riuscendo però a portare a termine da subito il compito, perdendosi di fatto nei meandri della psiche assopita. Ecco che “arrivano i nostri” e la dottoressa sara’ l’ultima inviata a recuperare gli ormai due “dispersi”. I temi messi a bollire nel calderone delle considerazioni scontate sono parecchi e tutti sfiorati in modo lapidario, grossolano e poco sottile: Quali sono i diritti di un genitore nei confronti di un figlio malato (ma in fondo anche di uno sano)?
Fino a che punto la patria potesta’ può permettersi di agire in maniera autarchica e solitaria?

Fin dove può spingersi la medicina sperimentale?

E poi una serie di considerazioni caramellose ammantano il finale di un film che ci viene erroneamente presentato dai trailer come un horror thriller: l’amore non si perde di fronte alla malattia, e chi ci ama ci trova, anche in coma.L’Ultima Porta: Ottimo per conciliare il riposino pomeridiano.

La Frase: ” Vai dove devi andare e fai quello che devi”, Angela Bassett, L’Ultima Porta, 2004.

Nota: di Roberta Monno
L’Ultima Porta

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