Die Hard – Vivere o Morire

Recensione: Die Hard – Vivere o Morire

Come da action movie che si rispetti, la primissima scena di Die Hard – Vivere o Morire è una bella esplosione con tanto di vittime. Rispettando la tradizione dei due precedenti episodi della saga, il nostro John McClane (Bruce Willis) oltre a far a pugni con i cattivi, fa a pugni anche con la tecnologia informatica. Ironia della sorte, l’eroe non proprio senza macchia e senza peccato si trova a dover proteggere un hacker, sfuggito a una banda di menti poderose capitanate da Thomas Gabriel (Timothy Olyphant).

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDQuesti geni tecnologici vogliono attuare il primo attacco terroristico telematico, interrompendo comunicazioni e servizi di tutta la costa orientale degli Stati Uniti. In realtà lo spauracchio terroristico serve a coprire una colossale manovra informatica volta a svaligiare la borsa di New York e tutti i depositi dei fondi pensionistici e assicurativi d’America. La vicenda ha un che di verosimile, se si pensa che, ormai, tutto ciò che siamo è in realtà raccolto o schedato in chissà quale codice cifrato all’interno di affollate banche dati.
Siamo il nostro stipendio, le tasse che paghiamo, il supermercato di cui possediamo la tessera fedeltà. Siamo il nostro indirizzo mail, il televisore che abbiamo comprato a rate e il quotidiano che riceviamo in abbonamento.È ormai pacifico che il teorema di queste pellicole-trionfo-di-azione sia sempre lo stesso: Se Arma Letale ha le parolacce, Die Hard deve avere le detonazioni e i salvataggi all’ultimo secondo. Perciò gli adrenalinici spettatori saranno coinvolti in sparatorie senza scampo, agguati, soccorsi, tradimenti, incidenti stradali e sequestri. Consapevole dell’illogicità d’alcune circostanze, lo sceneggiatore Mark Bomback (Godsend) ha puntato molto sull’ironia, valga per tutte la scena in cui Bruce Willis le prende di santa ragione da una smilza hacker esperta di kung fu.
Nondimeno si potrà tralasciare il momento beckettiano in cui Bruce, a bordo di un tir, viene attaccato da un F-16 e rimane indenne, costringendo (per di più) il pilota ad abbandonare il velivolo tramite espulsione. Assurdo non sarebbe ancora un aggettivo calzante… In aggiunta a quest’epopea d’irrazionalità, va fatto presente che, per far maggiormente adirare il già sufficientemente incazzato Willis, questi ladroni informatici rapiscono la sua unica figlia: non esattamente una giovinetta indifesa, ma un’amazzone con la genetica e l’impeto di Lara Croft.
Come ben si può immaginare, il giovane hacker sotto protezione Willisiana sarà di fondamentale importanza per la lieta conclusione della vicenda. Tutto è bene quel che finisce bene, anche se il bilancio di decessi dovuti alla felice pistola di McClaine è paragonabile a quello dell’uragano Katrina (ma non ha importanza, tanto erano tutti cattivi). Lode a voi della The Orphanage Struz (Pirati dei caraibi, Harry Potter, I Fantastici 4), i vostri effetti speciali sono fantasmagorici e il sonoro che li accompagna fragorosamente calzante, tanto da provocare danni permanenti all’udito ad un terzo degli spettatori in sala. Le musiche di Marco Beltrami (Io, Robot) sono state completamente sopraffatte dalle deflagrazioni, non ricordo di aver udito alcuna melodia di sottofondo…….. Ma è così che deve essere. È questo il tipico film d’azione, perciò non è opportuno commentare la logicità degli avvenimenti, né quel lessicaccio tipico dell’eroe-poliziotto-ribelle: si deve invece porre l’accento sul ritmo e sulla spettacolarità degli effetti, ed in questo la pellicola risulta vincente, come lo è il suo invulnerabile protagonista. Per Willis, con il trascorrere degli anni, il teorema sansoniano diventa inversamente proporzionale: più cadono i capelli, maggiore è la forza. Die Hard – Vivere o Morire: ovvero Highlander versione super-cop.

Nota: di Alice Peruzzo
Die Hard – Vivere o Morire

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