Fur | Un Ritratto Immaginario Di Diane Arbus

Recensione: Fur |

Un’attrice (Nicole Kidman) nel pieno del suo splendore cinematografico, consacrata come la più autentica icona dell’olimpo hollywoodiano, un soggetto conturbante, raffinato, culturalmente ed emotivamente stimolante (anche coinvolgente) e un regista emergente (Steven Shainberg, vincitore del Premio Speciale al Sundance Festival con The Secretary) non sono bastati a sollevarci dall’idea che FUR sia una clamorosa occasione mancata, una imbarazzante sceneggiatura (qualcuno si è azzardato, e non doveva farlo, a favolosi paragoni con La Bella e La Bestia o Alice nel Paese delle Meraviglie) per quello che, probabilmente, è il tema dei temi (il complesso rapporto dialettico tra se e l’altro, tra identità e alterità).

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIn maniera lineare, il film racconta l’evoluzione verso lo “scandalo” della vita di Diana Arbus, da moglie e madre esemplare, borghese annoiata e insoddisfatta, ad anticonformista ed estrosa artista della fotografia, che ricordiamo soprattutto – ma non solo – per l’originalità e la provocarietà dei soggetti (coloro – come deformi, prostitute – che la società “civile” considerava diversi e preferiva tenere nascosti). L’arrivo di un misterioro vicino di casa (alla ricerca di una vita tranquilla, ma incoerentemente incapace di organizzare il proprio trasloco in maniera tale da non passare inosservato) funziona da detonatore di una situazione (già) esplosiva, solo apparentemente sedata dalla finta normalità da cui – in realtà – la protagonista si sentiva asfissiata. La Arbus, dopo aver lavorato a lungo nello studio fotografico del marito, decide di sacrificare tutto (matrimonio, famiglia e la vita come fino ad allora l’aveva vissuta) al fascino di una relazione – cruciale per la sua carriera artistica – aliena, con Lione (interpretato da un irriconoscibile Robert Downey Jr.), al quale si sente legata, quasi a motivarne l’urgente desiderio di “cambiare”, anche da una sensazione di familiarità (l’uomo, sembra, infatti, una di quelle pellicce che il padre vendeva per professione). Il racconto giunge al climax (della banalità) con la bestia che riesce a conquistare il suo amore dopo una ripulita normalizzante (altro che freaks) e la bella spiritualmente pronta ad affrontare ogni sfida . La sufficiente prova della Kidman, stranamente poco espressiva e lontana dalla maestosità raggiunta in Dogville o The Others, non basta a salvare FUR da un giudizio pienamente negativo. Liberamente ispirato alla omonima biografia scritta da Patricia Bosworths, la pellicola paga l’assoluta mancanza di ritmo e uno svolgimento estremamente frammentario. L’assordante assenza di parole e azioni in grado di accompagnare lo spettatore “dentro” la vicenda, porta a un unico momento in cui qualcosa succede (nel senso cinematografico del termine): la rasatura del “mostro”, preludio allo scontato happy ending. A inficiare ulteriormente il risultato finale, un’esasperante ricerca di eloquenza attraverso le immagini – purtroppo mai realmente significative – che non produce altro – dopo due ore di nulla – che una sola scena (quella finale) dolce, toccante ed efficace.

Titolo originale: Fur: An imaginary portrait of Diane Arbus
Regista: Steven Shainberg
Soggetto: Patricia Bosworth
Sceneggiatura: Erin Cressida Wilson
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Keiko Deguchi
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Amy Danger
Attori principalie: Nicole Kidman, Robert Downey Jr., Ty Burrell, Harris Yulin, Jane Alexander
Anno: 2006
Durata: 145′
Colore: colore
Genere: Drammatico

Nota: di Daniele Rizzo
Fur | Un Ritratto Immaginario Di Diane Arbus

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