Un' Impresa da Dio

Recensione: Un’ Impresa da Dio

Se stasera la persona che dovevate incontrare vi ha dato buca, se avete gia’ noleggiato tutti gli ultimi dvd di Blockbuster, se la vostra migliore amica non può stare al telefono e avete gia’ fatto tutto il bucato della settimana… se (e solo se) si dovesse presentare una simile sinergia d’eventi, vi consiglio di andare al cinema e farvi staccare un bel biglietto d’ingresso per “Un’Impresa da Dio”.

  SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDè proprio il caso di affermare che questo film nasce dalla costola di “Una Settimana da Dio”, con il quale condivide alcuni interpreti (Morgan Freeman e Steve Carell) e il regista (Tom Shadyac).
Non l’arguzia. Non la freschezza. Purtroppo.
Meglio, quindi, che arriviate all’appuntamento con le poltrone rosse e vellutate del vostro multisala del cuore, gia’ preparati alla vicenda.
Evan, ex anchorman, dopo essersi buttato in politica con una campagna elettorale guidata dallo slogan vogliamo cambiare il mondo, viene eletto membro del Congresso per lo stato di New York. Maniaco dell’immagine e disinteressato ai problemi ambientali, Evan sta per entrare nel giro politico del ti-faccio-un-favore-perché-tu-me-lo-renda del Presidente della Commissione Ambiente Long (John Goodman), quando gli appare Dio: e guarda un po’, anche lui vuole cambiare il mondo. Dio (bello ed elegante Morgan Freeman di bianco vestito) ha pensato bene di ripetersi, progettando un bel diluvio 2 e costringendo in tutti i modi più scorretti il povero Evan a costruire un’arca.
Mah, questo Dio vi apparirà se non altro poco coerente, se considerate che persino il demonio-Pacino, de “L’Avvocato del Diavolo” rispettava la regola del libero arbitrio.
Insomma, tra un tiro mancino di Dio e l’incredulità della moglie, Evan costruisce l’arca basandosi sul manuale “Ark building for dummies“, mentre Dio si diverte a fargli crescere barba e capelli, obbligandolo pure a vestire una tunica e a gestire l’enorme flusso d’animali (di tutti i continenti) che gli si appiccicano addosso. Finalmente arriva la catastrofe, che non consiste nell’atteso diluvio, ma in un’inondazione dovuta alla rottura di una diga costruita anni prima da Long, che aveva così potuto trasformare quel ridente paesaggio collinare in un costoso borgo residenziale per ricchissimi.

Ovviamente l’arca di Evan salva, oltre agli animali, un sacco di persone. Messaggio finale: rispetta la natura e lei rispetterà te. Dubbio finale: dove caspita andranno, ora, tutti gli animali esotici scaricati dall’arca in pieno centro città?
Auguratevi non diventino il pretesto per un sequel. Coraggioso il protagonista Carrel, per il quale si rende inevitabile il raffronto con l’imitabile ma ineguagliabile Jim Carrey; ancora bravo Freeman, che rientra perfettamente nel personaggio, già ben interpretato in “Una settimana da Dio”; floscia Lauren Graham, che anche qui sembra sul set di “Una Mamma Per Amica”; azzeccato Goodman nella parte dell’immorale politico, anche se in certe scene vi sembrerà di vedere Fred Flinstone vestito Prada.

Ottima la fotografia di Ian Baker, debole la sceneggiatura di Oedekerk e indovinate le musiche di John Debney.
Tutto vi apparirà comunque ben dosato e mescolato dal (bravo) regista Shadyac.Un’Impresa da Dio: Dopo 90 minuti di risatine così-così e di punti controversi che non intenderete scioglier di metafora, le luci riaccese in sala vi sembreranno una chiamata di Dio, che finalmente vi esorta: Alzati e cammina, il film è finito”.

Nota: di Alice Peruzzo
Un’ Impresa da Dio

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