Romance And Cigarettes

Recensione: Romance And Cigarettes

Romance and Cigarettes è il musical meno musical che avrete mai occasione di vedere. I protagonisti letteralmente canticchiano storiche canzoni inserite “al punto giusto e al momento adatto” a sostituire i loro pensieri… E le cantano come le cantereste voi sotto la doccia: sopra gli originali.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDEcco Gandolfini (candidato al Leone d’Oro a Venezia) strimpellare acuti in preda a godibilissimi gesti pecorecci sulla base di Delilah, nella versione di Tom Jones, o urlacchiare in modo da coprire più o meno le grazie di  Dusty Springfield nella sempre stratosferica Take Another Little Piece Of My Heart di jopliniana memoria, anche se l’interpretazione che lo spettatore ricordera’ è senz’altro la focosissima  pasionaria A Man Without Love, che si conficca nel cervello e non molla ore dopo la visione della bizzarra pellicola. Romance and Cigarettes racconta la boccaccesca vita amorosa del ruspante Nick Murder (adorabile Gandolfini), sposato con Kitty (Susan Sarandon) che pare anche amare, salvo essere totalmente inebetito di fronte all’iper rossa morbida e burrosa Tula, (Kate Winslet), con la quale tradira’ la moglie che, ovviamente, lo scopre.

Il film di Turturro parte spedito, vivace e a tratti surreale nei dialoghi e nelle inquadrature, più che una commedia musicale sembra imporsi come fresca ed efficace caricatura del musical, esagerato e tinteggiato in maniera volutamente grossolana e roadie. Un po’ un Sette Spose Per Sette Fratelli  bohemien e stropicciato, privo di buone maniere.

Le ambientazioni sono vicine allo stile country decadente dei Coen (che producono la pellicola di uno dei loro attori feticci), e alcune conversazioni (soprattutto quelle in cui compaiono le figlie della strana coppia Nick – Kitty) sembrano davvero strizzare l’occhio a situazioni e atmosfere da Il Grande Lebowsky o Fratello, Dove Sei?
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Buona e pertinente anche la fotografia, che contribuisce ad incorniciare un contesto polveroso e vintage, vicino allo stato geografico e sociale dei protagonisti. Le performance recitative sono tutte brillantissime: Gandolfini conferma di possedere un’irresistibile verve effervescente mista ad una tenerezza che gia’  aveva mostrato in The Mexican di Verbinsky, in cui si cimentava nel ruolo del killer orsacchiottone omosex e gentile.
La Sarandon, con quella lieve punta di dramma che fuoriesce dal suo sguardo (che lei rida o pianga), è precisa nel rendere il dignitoso dolore ferito di una donna tradita, che pure sa rialzarsi e fronteggiare rivale, marito e solitudine.
La Winslet, alle prese con un ruolo vagamente ripetuto (vedi Holy Smoke – Fuoco Sacro), è tuttavia spiritosa e a suo agio col frasario ardito di Tula, una donna che definire volgare è riduttivo.
Tula si presenta come la più spumeggiante e aggressiva delle panterone di fuoco, salvo infine realizzare (insieme a Nick) che la gattona meretrice non è altro che una micionissima donnina fragile, insicura e bisognosa di protezione. Il difetto di quella che poteva esserre una sincera boccata d’ossigeno nel ripetuto panorama filmico hollywoodiano, è che la grinta e la vivacita’ iniziali non tengono fino alla fine, e dopo un’ora e mezza di canti, balli, e frasi più o meno assurde, il ritmo si sfalda, l’impalcatura non tiene e la noia (oltre che una certa voglia di alzarsi e scappare appena si sente partire l’ennesima canzone), prende il sopravvento.

Il film è un tantino lungo, non subisce variazioni ritmiche che avrebbero altresì potuto vivacizzare la narrazione, la quale procede invece sempre uguale alternando qualche battibecco, un balletto e una canzone, in uno schema che, dopo un po’, tedia per ripetitivita’ e prevedibilita’ (oltra a -diciamolo- far venire il mal di testa).
La sensazione di essere intrappolati in un teatrino dell’assurdo e del paradossale (nel senso di scriteriato, non di originale!) incede pressante, e mentre le meningi scoppiano dimentichiamo tutte quelle buone qualita’ che avevamo rinvenuto durante la prima ora di film.

Peccato, il guizzo dell’invenzione c’era (l’idea di far cantare gli attori come fossero sotto la doccia era davvero carina!), la delicatezza e la cura dei dettagli tecnici pure, gli attori erano in parte, giusti e carichi nei ruoli, eppure il carrozzone non ha retto sotto il peso di 105 minuti di atti replicati in un interminabile cantato gracchiante e ballato scomposto. Romance and Cigarettes: Film che parte bene ma si allunga in maniera indicibile e senza variazioni. Alla prossima con Turturro.

Nota: di Roberta Monno
Romance And Cigarettes

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