Piano, Solo

Recensione: Piano, Solo

Nel marasma del cinema italiano, tra futuri cinepanettoni e pseudo film d’autore, tra orchi verdi e pupazzi gialli a quattro dita, si fa largo con discrezione, forse anche troppa, il film di Riccardo Milani sulla vita del talentuoso pianista jazz Luca Flores, ahimè sconosciuto ai molti, morto suicida poco prima dei quarant’anni.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDFin da piccolo Luca è tormentato dalla prematura morte della madre, così trova rifugio proprio nella musica del suo piano, che lo porterà ben presto, dopo il diploma al conservatorio, ad entare nei circuiti jazz italiani e presto anche internazionali con l’aiuto  di Chet Baker.

Luca Flores è stato riportato in auge grazie al libro ” Il Disco del Mondo” di Walter Veltroni.
Milani ricostruisce quasi fedelmente il libro, dai primi anni  di Flores in Africa fino alla morte tragica della madre che segnerà tutta la sua difficile vita,  lo seguiamo nell’affermazione come pianista, assistiamo ai concerti sempre più di successo, osserviamo l’amore per la giovane Cinzia e i primi squilibri mentali che lo accompagneranno sino alla morte. Ad interpretare questo artista così sensibile abbiamo un misurato e sobrio Kim Rossi Stuart, uno dei pochi attori di talento su cui il cinema italiano può contare.
La sua è una performance  di stile, sofferta ed impegnata, che agli occhi dello spettatore può persino sembrare  poco umana, che di fatto risulta dovuta più ad una scelta registica e narrativa che ad una sua intenzione attoriale. Tra gli attori che completano il cast, va sottolineato un invecchiato ed imbolsito Michele Placido, e la bella sorpresa della Baba, la sorella a cui è più legato Luca Flores, interpretata da una Paola Cortellesi in gran forma e fuori dai soliti schemi.
Nota stonata per Jasmine Trinca, la Cinzia amata da Flores, poco espressiva e troppo televisiva. Resta, nel suo complesso, un film da vedere e da gustarsi fino in fondo, grazie anche alle musiche che accompagnano tutta la pellicola.
Il più grande merito di quest’ opera è, in finale, l’ aver proposto la figura disgraziatamente semisconosciuta di un grande artista italiano, che adesso (finalmente!) in molti potranno riscoprire ed apprezzare! Peccato che, come  spesso accade, film come questo vengano un po’ snobbati sia dagli spettatori sia da una certa critica poco attenta o troppo severa.

Nota: di Davide Ammoscato
Piano, Solo

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