Vanilla Sky

Recensione: Vanilla Sky

A volte una notte può cambiare il corso di un’ intera vita, e questo è quanto accade a David Aames (classico personaggio alla Tom Cruise), giovane rampante sfrontato e un po’ superficiale, cascato fra le grazie dalla donna più donna del pianeta: Sofia Serrano, Penelope Cruz, of course.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDSofia è fresca, è morbida e profuma di una semplicita’ perduta. è “L’ultima brava ragazza di New York City”, di quelle con cui è impossibile competere, soprattutto se sei una biondona mozzafiato, navigata e smaliziata come Julianna, una bravissima (ma lei è bravissima!) Cameron Diaz, indecente e pazza d’amore per un uomo che le preferisce un’ispanica Cenerentola. David commette un errore: sottovalutare l’incazzatura di una donna tradita.
Accetta di fare un giro in macchina con Julianna, che si catapulta da un ponte trascinandolo con sè; lei muore, lui, sfregiato nel viso e nel corpo, si appresta a vivere un’esistenza infame, da cui cerchera’ in ogni modo di liberarsi.
Ma davvero in ogni modo. Di qui in avanti il film frantuma coordinate spazio temporali e legami causali, e gioca con le distrazioni dello spettatore che non fa che chiedersi se quello a cui assiste è un sogno, un ricordo, una fantasia o tutta una bugia.
O una realta’ modificata.
I buoni non sembrano più tanto buoni, i non sense si susseguono frenetici finanche snervare i meno avvezzi alle pellicole oniriche e surreali, ma non me (da buona innamorata di Lynch). Ho amato visceralmente questo remake dello spagnolo “Apri Gli Occhi” di Alejandro Amenábar, mi sono fatta commuovere e toccare dal triste messaggio ultimo di questa complessa scrittura: a volte la vita che facciamo non ci piace totalmente. Come sarebbe bello ricostruirla e ridisegnarla, mettendo insieme i pezzi delle cose che abbiamo amato di più, che hanno segnato i nostri gusti indirizzando le nostre scelte sotterraneamente e inconsciamente.
Come sarebbe bello vivere nella favola che io scrivo per me, cucendo insieme il mio mondo in un patchwork esistenziale, dove posso perfino decidere di che colore voglio il cielo: lo voglio vaniglia, come nei quadri di Monet.
E voglio un amore che mi restituisca le atmosfere della copertina di quel vecchio disco… Ah, si : “The Freewheelin” di Bob Dylan. E una donna che profumi nei movimenti e nelle espressioni come l’affascinante signora di un film “quasi d’amore”… Era… Si… Era “Jules e Jim”, quel film francese visto tanti anni prima di cui a malapena ricordo la trama.
E infine accidenti, come sarebbe bello avere un amico, ma sì… Un padre, quello che non hai mai avuto, un uomo con cui parlare e che ti consigli come un mentore saggio e affettuoso, che assomigli nei modi a quell’attore, magari a  Gregory Peck ne “Il Buio Oltre la Siepe”.  Gli attori sono tutti decisamenti bravi e degni di nota.
Chi, come Cruise e Kurt Russel, perché alle prese con un personaggio particolarmente nelle loro corde (il rampollo molto “pollo”, e lo psicanalista buonista), chi, come la Cruz, perché impersona un ruolo gia’ interpretato e quindi “rodato” (Penelope ha recitato  nell’originale di Amenábar), e chi perché è davvero bravo e ancora, secondo me, un po’ incompreso.
Cameron Diaz (nomination al Golden Globe per il personaggio di Julianna) è un’attrice grintosa ed eclettica, concentrata e generosa,  che purtroppo finisce spesso col legarsi più alle Charliès Angels che alle sue migliori performances qualitative, tra cui ricordiamo l’efficacissima Christina Pagniacci, gelida e perfida strega frigida di “Ogni Maledetta Domenica”. Vanilla Sky è un’opera che spera di suggestionare e colpire con una malinconia sotterranea, che ti afferra le viscere e ti trasporta laddove nemmeno tu pensavi si potesse arrivare. Il finale è così “improbabile” che può indignare i più scettici e cinici, ma di sicuro non lascia indifferente. Cameron Crowe, da grande amante della musica qual’è (non dimentichiamo che il film “Almost Famous”, storia di un aspirante giornalista musicale, è la sua biografia), confeziona una colonna sonora davvero stratosferica, zeppa di citazioni (ma Vanilla Sky è un inno al citare!), e di riferimerimenti circolari. Da “Vanilla Sky” dei Beatles, all’ironia di titoli quali “Have You Forgotten” o “Where Do I Begin”, Crowe sceglie di rendere la musica protagonista e luogo della narrazione.
La fotografia di John Toll ci regala atmosfere glaciali, oscure e metalliche, come  romantiche, morbide e rotonde, in linea con lo stato “esistenziale” del protagonista, e i più attenti scorgeranno proprio nella fotografia mutevole un’importante chiave di lettura (e di scoperta) degli enigmi del film.
Il montaggio è veloce, ben curato e calibrato nei tagli, nei flashback schizzati e nelle inquadrature oblique (vedi le scene di David mascherato che si atteggia a isterico burattino, davvero un po’ “lynchiane”). L’intera pellicola traspira poi un’attenzione registica che è tanto una confessione di poetica: Vanilla Sky non è un film d’attori, è il film del suo regista, un’opera in cui la regia si tocca, si sente e soprattutto si ascolta. Certo, alcuni dialoghi possono lasciare a desiderare e, soprattutto nel finale, sfondare la porta (non dico aperta, ma quantomeno socchiusa) del ridicolo.
Qualche difetto di scrittura nei dialoghi conclusivi (di sicuro c’è, non lo nego),  non basta però a demolire quello che per me è un film dolcissimo, complesso e difficile, ricco di immagini importanti accompagnate da musiche d’eccezione, come nei migliori videoclip d’autore. Meravigliosa e davvero geniale (dal punto di vista dell’emozione visiva e del missaggio sonoro), la sequenza finale in cui si giustappongono una serie di veloci fotogrammi significativi: da Topolino a Bjork, da Gregory Peck a Tom Cruise bambino che fa il bagno con la mamma.
Vanilla Sky rimesta quella teoria (ben racconata nella recensione di Al di la’ dei Sogni), secondo cui i piccoli grandi feticci della vita, seppur smarriti, benché in gran parte scordati, continuano ad operare in noi fino a dirci chi siamo e soprattutto come vorremmo vivere. Un quadro, un film, una canzone.
Non serve molto altro per costruire un universo di ricordi e fantasie in cui rifugiarsi, e vivere per sempre.Vanilla Sky: Controversa opera di un regista amante del rock anni ’70. Assolutamente soggettiva, sorvola il magnifico e il ridicolo.La Frase: “Ogni volta che fai l’amore con qualcuno, il tuo corpo fa una promessa!” Cameron Diaz, Vanilla Sky, 2001.

Nota: di Roberta Monno

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