Al di la' dei Sogni

Recensione: Al di la’ dei Sogni

Contenti di aver goduto delle capacita’ espressive e recitative “altre” di Robin Williams in One Hour Photo e Insomnia, attestiamo l’ennesima (convincente, per carita’) raffigurazione dell’uomo coraggioso – buono – generoso (e qua la lista dei film si farebbe lunga, da Good Morning Vietnam, a L’Attimo Fuggente, da Mrs Doubtfire a Patch Adams a Jumanji).
Al di la dei Sogni racconta una vicenda incredibilmente drammatica e ai limiti dell’insopportabile.
Una famiglia felice, due figli, un cane. Due coniugi innamorati (forse troppo), cotti come due studentelli brufolosi.
Muoiono tutti.

     SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDIl cane di vecchiaia (almeno lui), i bambini in un incidente d’auto, lui nel tentativo di salvare la vita a una donna intrappolata fra le macerie di una catastrofe automobilistica, lei suicida (e ti credo.)
Al di la’ di questa premessa angosciosa, il film (premio Oscar per gli straordinari effetti), si impone per il suo messaggio energico e combattivo, e seduce con stratagemmi narrativi efficaci e profondi che si avvalgono di flashback ben usati e dosati, in modo da fornire, piano e con arguzia, le informazioni bramate dallo spettatore. Il film gioca con colori e ambientazioni che sono parte integrante della storia. Chris (Williams) costruisce infatti il “suo” paradiso “nei” quadri della moglie (pittrice), sua memoria ristoratrice utile a favorire un “confortevole” trapasso. Qui Chris incontrera’ guide preziose, dei “Virgilio” d’eccezione che faciliteranno la presa di coscienza del suo stato di defunto, e lo aiuteranno a ripensare la sua esistenza in vita colmando buchi, recuperando rapporti, gettando una nuova luce sulla relazione coi figli, fatalmente trascurata e sempre in secondo piano rispetto al totalmente esclusivo legame con l’insostituibile consorte, centro gravitazionale delle sue riserve d’amore, totalmente e da sempre investite in lei.
In questo la famiglia perfetta rivela i suoi vuoti: una quantita’ illimitata di furore amoroso fra moglie e marito. Decisamente di serie B la portata sentimentale nei confronti dei figli. Che però non si offendono e anche da morti si fanno in quattro per farsi notare dal padre. Quest’opera pesca a piene mani in quell’interessante teorema (ben espresso in Vanilla Sky), secondo cui i piccoli dettagli della vita quotidiana (un quadro, una costruzione in cartapesta, una conversazione sola, o una hostess vista una volta in aereo), segnano la nostra vita e costruiscono quel bagaglio di rappresentazioni visive e simboliche che infine ci dicono chi siamo, sugellando un patto biunivoco fra la nostra fantasia e la realta’ con cui dialoghiamo, dopo e durante il suo aver parlato a noi.
Frammenti di ricordi, folate di memoria che, forse, a un certo punto scordiamo, seppelliamo perfino, ma che non cessano di operare sotterraneamente, orientando i nostri agiti e i nostri desideri.
è questo forse l’aspetto più interessante dell’intero progetto filmico.
Il delizioso ritornare di momenti che credevamo perduti, smarriti, e che invece si rannidano e crescono in noi, influenzando in maniera inconsapevole ciò che ci piace fino a orientare chi vogliamo essere, o (in Vanilla Sky), il “come” vogliamo vivere, che proviene direttamente dalla copertina di un disco di Bob Dylan, o da un film quale “Jules e Jim”.
Influenze, piccoli feticci, che in Al di la dei Sogni si declinano in una costruzione di fate di cartone, che con le sue geometrie morbide e liquide costituira’ il Paradiso di Marie, figlia di Chris e Annie (Annabella Sciorra), o in una donna coreana, eletta da Marie a ideale definitivo di bellezza femminile, legatasi ad una distratta esclamazione del padre che, anni prima, le aveva detto: “Le donne orientali sono le più intelligenti e eleganti”.
O una conversazione, una sola conversazione fra padre e figlio indirizzera’ l’esistenza (in vita e non) di Ian, il pargolo di Chris. Al di la’ dei Sogni si fregia di un finale appagante e docile, ricco di speranza e fiducia, che non lesina tuttavia di lasciare l’amaro in bocca, impossibile da lavare via con la sola conclusione consolatoria. Si tratta di un film amaro e duro anche nelle musiche (l’ennesimo bel contributo musicale che subisce fatal sorte d’essere riciclato all’infinito dall’infotainment italiano, vedi Matrix e Studio Aperto, come avvenuto per  Cuore Sacro), nei dialoghi e nel montaggio intenso, simbolico, e mai casuale, che usa il flashback in maniera importante e ricca di contenuto, al di la’ e al di sopra di una ricerca di stile. Le interpretazioni sono intense (come richiesto dalla scrittura), e una menzione particolare la meritano i due ragazzi (Jessica Brooks Grant – Marie su tutti). Anche se inquadrati in definitiva poco regalano momenti commoventi e di valore, producendosi in una recitazione contenuta ma importante, che trasuda dolore e dignita’.
è infine un film d’amore, anche se non sono certa che quello mostrato sia il più nobile degli amori. Di sicuro è fra i più assolutizzanti e prosciuganti, di quelli che non lasciano spazio a tutto quanto (figli compresi) sconfini la dimensione della dualita’.
Al di la’ dei Sogni: Eccessiva storia d’amore. Grande gioia visiva. Ottima regia. Ottimo montaggio. Ben costruito e realizzato. Per inguaribili romantici.La Frase: “Resta in zona amico, perché non hai ancora visto niente!” Robin Williams, Al di la’ dei Sogni, 1998

Nota: di Roberta Monno
Al di la’ dei Sogni

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