Ragazze, Interrotte

Recensione: Ragazze, Interrotte

La prima volta che ho visto questo film avevo circa vent’anni ero giovane, problematica, e Lisa (il premio Oscar A. Jolie), col suo fare sfrontato e semplicemente ribelle, mi sembrò la figura ideologica più in grado di di incarnare chi volevo essere e come lo volevo essere. Testarda, tenace, matta per il mondo ma coerente con se stessa. Susanna (W. Ryder) era il nemico. Era quella che si era arresa consegnandosi alla mediocrita’ di una vita socialmente accettata, inquadrata secondo gli schemi preconfezionati da chi deve dirti cosa è giusto fare (medici, famiglie, contesti che ti etichettano come disturbata se solo non accetti un lavoro part time in libreria).

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDBene, a distanza di anni la mia opinione sulle due figure chiave di questo film si è ribaltata ma continuo a  credere che il senso ultimo  delle domande di fronte alla quali questa storia (vera) ci mette sia  sempre quella: chi vogliamo essere: Lisa O Susanna?
Da che parte della barricata vogliamo stare?
L’opera di James Mangold racconta le vicende (a volte drammatiche, a volte rocambolesche), di due ragazze negli anni 70, rinchiuse in un istituto dal quale fuggiranno, torneranno, usciranno e resteranno per sempre. Perché a volte la malattia è l’unica casa che abbiamo, l’unica dimensione che conosciamo e che ci preserva dal prenderci responsabilita’ più grandi, perché (e questo è il messaggio che Susanna accoglie da un perfetta Whoopy Goldberg, infermiera che la sa lunga sulle vite di chi soggiorna al Claymoore Hospital), essere normali è la sfida più dura.Susanna fa una scelta opposta a quella di Lisa, che probabilmente non può scegliere niente di diverso da quello che è stata fino a quel momento, e decide di perseverare nel presentarsi come reginetta di un regno in macerie, il Claymoore appunto, l’unica dimensione su cui esercita un illusorio potere, una finzione che la tiene in vita in una recita dove lei è la protagonista ribelle sempre in fuga. E che sempre torna per rimettere in piedi il suo teatrino, dipendente com’è dalle stesse catene da cui finge di liberarsi, in un esercizio di andata e ritorno che la anima e le dona quello smalto seducente che abbagliera’ anche Susanna.Susanna vuole vivere e vivra’, e una volta compreso il gioco (malato si!) di Lisa, smettera’ di vederla come un’eroina negativa e alternativa, spogliandola del fascino e del carisma per riscoprirla fragile schiava di un meccanismo di prigionia. “I suoi occhi, un tempo così magnetici, erano ora vuoti“, scrive Susanna, non ancora cosciente che, forse, non sono gli occhi di Lisa a cambiare, ma i suoi. Il film è orchestrato in maniera ora corale ora duale, fino a concentrarsi, a mò di imbuto, nella risalita di Susanna e quindi solo su di lei. I personaggi sono vere e proprie note di colore che si imprimono nella memoria dello spettatore, che non può non affezionarsi a Georgina (Clea Duvall), bugiarda patologica fissata col Mago di Oz, Daisy maniaca del pollo fritto (un’irriconoscibile Brittany Murphy), o PollyLa Torcia (Elizabeth Moss), giovinetta dal viso ustionato che, secondo Susanna, si atteggia a dolce e remissiva nel tentativo di “distrarre” chi le sta vicino dall’orrore delle sue deturpazioni.  I dialoghi (come spesso accade nei migliori film tratti da romanzi, vedi Diario di Uno Scandalo), sono perlacei esempi di scrittura ritmata, coinvolgente e toccante, e risultano il cuore pulsante del film, che vibra nelle parole dell’infermiera Valerie quando, riscaldata da saggezza e affetto, suggerisce a Susanna di “tirare fuori il suo dolore, scriverlo, e non accomodarsi in lui, non abituarcisi e non rannidarsi in lui“. La dottoressa Wick (la sempre bella Vanessa Redgrave), è poi una figura importante e ben disegnata, che subisce un’evoluzione nelle considerazioni di Susanna (“La grande, immensa, dottoressa Wick“) e nell’opinione dello spettatore, che ruota prospettiva insieme a lei.Belle le musiche e i contributi “datati” di Simon and Garfunkel e il leit motiv cult “Down Town“.Ragazze Interrotte è un film che sa parlare a tutti e sfiora con elegante maestria il tema della sociopatia, della reclusione e della “malattia” intesa sotto molteplici aspetti. E uno spicca su tutti: la visione della “follia” intesa alla maniera di Foucault: il matto è chi non serve alla societa’ economicamente intesa, la contesta fino a costituirsi fastidioso elemento di disturbo. Ecco che i manicomi si configurano come una spettrale nave fantasma, un lebbrosario di naufraghi che naviga in eterno e senza meta, al solo scopo di mantenerli a largo, il più lontano possibile dalla riva, riparando e proteggendo il santuario del mondo dei normali e degli integrati. Ragazze Interrotte: Bella prova registica e recitativa di un cast affiatato che gira spedito e credibile. Per filo psicologici e non.La Frase: “Perché nessuno mi sbatte contro un muro e mi dice che sono solo una puttana?
!” Angelina Jolie, Ragazze, Interrotte, 1999.

Nota: di Roberta Monno
Ragazze, Interrotte

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