K-Pax Da Un Altro Mondo

Recensione: K-Pax Da Un Altro Mondo

Questo film al botteghino fu un semi disastro e la carriera di Kevin Spacey subì un brutto colpo a seguito di quella che molti definirono la sua peggiore interpretazione.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDK-Pax è un film particolare di quelli che oscillano con facilita’ tra il ridicolo e lo struggente, il patetico e il bellissimo.
è la storia di Prott (Spacey), sedicente alieno proveniente dal pianeta k-Pax (in effetti un nome più credibile potevano studiarlo), in visita sul Pianeta Terra per darsi un occhiata e ripartire a cavallo di un raggio di luce, unico mezzo di locomozione usato dai k-paxiani. Fin qui tutto assurdo vero?
Bene, proseguiamo. Finito per errore (?
) in un ospedale psichiatrico fara’ la conoscenza dell’imbalsamato Kurt Russel, medico che si interessera’ a lui in maniera non proprio ortodossa e barcollera’ mettendo in dubbio la sua stessa professionalita’ invitandolo a pranzo a casa  sua, insieme a moglie e figlie. Prott sorprendera’ tutti stravolgendo l’ospedale e praticamente curando uno per uno i pazienti del dottor Mark Powell, che nel frattempo, si strugge alla ricerca di una chiave per interpretare il bizzarro caso di un uomo colto e intelligentissimo, ironico e immune alla torazina somministrata in dosi massicce, capace di vedere ultrarossi e ultravioletti, che si tiene in vita nutrendosi di sola frutta (mangiata con tutta la buccia).
Il film è un po’ lungo, a tratti debole ma a mio parere dolcissimo e corredato di musiche che ti entrano dentro senza lasciarti indifferente, e dipingono il malinconico mondo di Prott, forse alieno, forse pazzo, in maniera decisiva e precisa. La fotografia gioca spesso con raggi di luce intensi che si dipartono da ogni dove, e tutto sembra rimandare continuamente un messaggio di adesione alle teorie di Prott, strepitoso Spacey alla prese con una scrittura complicata che sì, sfiora il ridicolo più volte, ma non lo abbraccia mai del tutto proprio grazie alla sua delicata e infantile rappresentazione dell’alieno, tanto avulso al mondo, quanto estremo conoscitore delle leggi dell’universo. La sceneggiatura, un adattamento dal romanzo di Gene Brewer, brilla in più punti con dialoghi (spesso monologhi di Prott) intensi e provocatori, imperdibili perle di saggezza somiglianti a passi di letteratura vagamente new age, ma senza esagerare. Menziono la teoria della “bolla di sapone” come dimostrazione che le molecole si aggregano secondo la configurazione più utile ed efficace, portata da Prott a spiegazione del perché lui sulla Terra appaia “umano” e non sotto le sembianze da k-paxiano, o la descrizione del mondo come soggetto a continua esplosione e implosione, in un rincorrersi e ripetersi di eventi, che strizza l’occhio all’eterno ritorno di Nietszche, e che invita a compiere oggi la scelta più giusta, perché “questa occasione è l’unica che avremo, e che rivivremo in eterno.”A questo aggiungiamo ipnosi, teoria dell’autoguarigione dei corpi, drammi famigliari irrisolti e un pizzico di giallo con tanto di assassino e colpevole, in un’opera che mette tanta carne al fuoco ma, a mio parere, non lascia cadere niente e dosa tutti gli ingredienti con lievita’, pur mantenendosi toccante e a tratti commovente. Da segnalare l’ironica nota di colore rappresentata dalla sequenza dell’ “addio a Prott” da parte dei ricoverati del manicomio, che lo salutano con una festa in reparto dove lo sfondo musicale è un Elton John che canta (of course!) Rocket Man! Il finale aperto (che di solito detesto), costituisce una frizzante sfida allo spettatore, che può scegliere se credere alla favola o alla malattia.K-Pax: Particolare film ben scritto e ben diretto. Una storia che può star stretta  e rimanere indigesta, per chi è senza troppi pregiudizi.La Frase: “Dottore, dottore, dottore. Quanti dottori su questo pianeta!” Kevin Spacey, K-Pax, 2002.

Nota: di Roberta Monno
K-Pax Da Un Altro Mondo

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