Nirvana

Recensione: Nirvana

Natale 2005 (doveva trattarsi di un futuro lontano e ignoto), Jimi (C. Lambert), solitario e depresso creativo della Okosama Starr (colosso dei videogiochi), sta per lanciare sul mercato “Nirvana”, la sua ultima trovata nel campo dei giochi interattivi.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDQualcosa va storto: Solo (un incredibile D. Abatantuono dagli occhi turchesi), il tenero (si, tenero!) protagonista del videogioco, si ribella al suo creatore e assume coscienza di essere intrappolato in un meccanismo che non gli concede liberta’ d’azione, perché  tutto è scritto, tutto è predeterminato. Solo è la creatura che riesce a parlare al suo creatore supplicando liberta’, che in questo caso fa rima con cancellazione e morte.
Jimi dunque, mosso a compassione e vagamente identificatosi con l’esistenza misera e squallida di Solo,  decide di porre fine alle sue pene imbarcandosi nella più estrema delle missioni: andare contro la multinazionale per cui lavora e boicottare l’uscita di Nirvana (progettata per il 25 dicembre).
Per farlo però, avra’ bisogno dell’aiuto di qualcuno che sia estremamente a suo agio con la “rete”, e così si affianchera’ a due leggende del web: Naima e Joystick, rispettivamente Stefania Rocca (memorabile coi capelli blu elettrici, alle prese con un ruolo sofisticato e molto underground) e Sergio Rubini, improbabile nota di colore dalla parlata smaccatamente barese, restituisce un senso di multiculturalita’ e melting pot sfrenato, in un contesto dove nessuno ha radici e non sembrano esistere luoghi  di provenienza.
Proprio il ruolo di Rubini, così disegnato, poteva suonare una  scelta coraggiosa e rischiosa, ma finisce con l’essere il contrappunto più geniale in un film dalle ambizioni internazionali, che strizza l’occhio in maniera sfacciata alle atmosfere di Blade Runner.
L’opera può non piacere e sollevare perplessita’, può suonare pretenziosa e non mantenere tutte le aspettative, di sicuro resta un progetto inusuale, capace di interessare e incuriosire.
La colonna sonora (ricordiamo il calore acido e ostile del pezzo dei Traffic “John Barleycorn Must Die“), regala impressioni avvolgenti e dipinge una cornice internazionale (a mio parere) ben riuscita e funzionante.
Le ambientazioni (ci troviamo in un luogo fumoso e privo di confini ben precisi: “L’Agglomerato del Nord”), sono asiaticamente futuristiche e malinconiche (chissa’ perché il futuro ce lo immaginiamo spesso come un mondo colonizzato da costumi oriontali?
!). La fotografia, sui toni rancidi del blu, è ricercata e contribuisce a confezionare un prodotto elegante e poco “partenopeo”. Bellissima la trovata di interpretare il mondo del videogioco Nirvana (quindi il mondo di Solo), nelle tinte del bianco e nero spruzzate di rosso fuoco. Assistiamo al riprodursi di  un universo regolato da mafia italiana e giapponese, innervato di prostitute e cacciatori d’organi, tutti presi a combattere una guerra che unicamente Solo vede nella sua ineluttabile assurdita’ e inutilita’.
Una guerra fra burattini manipolati da Jimi, di cui lo stesso  Jimi si sentira’ parte, prendendo coscienza che, se Solo è un suo “prodotto”, lui stesso non è che uno schiavo nelle mani di un “padrone” più grande: la Okosama Starr.
Ma non solo.

Jimi comprende che il suo fare rinunciatario, passivo e rassegnato è il vero giogo da cui liberarsi, e scosso dalla tenacia agguerrita della sua creatura ( “Ma ti rendi conto che ti sei ridotto a prendere ordini da una casa?
” lo ammonisce Solo quando assiste ad un diverbio tra Jimi e la sua abitazione parlante), ingaggera’ una battaglia prima di tutto con se stesso,  e con l’accidia che lo incatena ai ricordi di un passato perduto.
In questi tratti da perdente assopito e melanconico Jimi ricorda altri due protagonisti decadenti di pellicole ispirate ai soggetti di P.K. Dick: Lanny Nero (R. Fiennes), il poliziotto di Strange Days, tutto intriso di rimpianti e nostalgie per la ex fidanzata, e John Anderton (T. Cruise), detective in Minority Report, affranto per la perdita di moglie e figlio.
Tutti e tre incapaci di domare la vita, in un mondo in cui la tecnologia ti mette a servizio ogni qualsivoglia tipo di potere. Che evidentemente non basta. Quasi struggente è poi il tentativo disperato di Solo di fornire una coscienza a Maria (A. Sandrelli), la sua affezionata amica prostituta, una battaglia durissima contro la cecita’ più ostinata: non c’è verso di convincere Maria che il loro mondo non è reale. Il film scorre secondo lo schema del viaggio (forse il mio canovaccio perefrito): una missione da compiere (“spegnere Nirvana” ma anche ritrovare Lisa, musa di Jimi, ex compagna che lo ha lasciato rendendolo il passivo depresso che era, e da cui, grazie a Solo, tenta di affrancarsi), una cammino da percorrere in senso fisico, geografico e figurato, l’incontro con persone che ci cambieranno irrimediabilmente. La pellicola dello spericolato Salvatores non assomiglia a nessuna delle sue precedenti opere in termini di sfrontatezza visiva, eccezion fatta per le gag inscenate e per le relazioni affettive e d’amicizia che si instaurano fra i protagonisti, un po’ un must della poetica del regista napoletano. I legami che si strutturano nel corso dello svolgersi della vicenda segnano un po’ il passo degli avvenimenti, e danno il polso di una storia in itinere, che muta e cresce mentre noi la guardiamo.
Piùche narrato Nirvana è agìto, vissuto. Memorabili sono gli scambi tra l’irriverente e anarchico Rubini e il compassato Lambert, marmoreo e inespressivo (come suo solito), ma stranamente adeguato ad inserisi in questo puzzle di bizzarra umanita’, dove  tutti i pezzi vanno a posto, in un quadro variegato e affascinante.
Persino la strampalata E. Seigner (Lisa) sembra essere capace di recitare, nel ruolo della poetica donna angelicata e inarrivabile, dotata di una saggezza e di una sensibilita’ che ai più non può che rimanere sconosciuta.
Simpatici e discreti i contributi di Claudio Bisio (nel ruolo dell’autista del taxi numero sei uno zero, o seicentodieci, come preferisce lui), Bebo Storti, Paolo Rossi, Silvio Orlando, Gigio Alberti e Luisa Corna. Nirvana: Ambiziosa pellicola intrisa di suggestioni alla P.K. Dick. Esperienza cinematografica insolita (forse unica) per un regista italiano. Per chi ama il genere ma non in  modo pedissequo ed è disposto ad ammettere variazioni sul tema.LA FRASE: “Chi sono io?
“,  Diego Abatantuono, Nirvana, 1997

Nota: di Roberta Monno
Nirvana

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