Liberty Stands Still

Recensione: Liberty Stands Still

L’intera trama del film si sviluppa attorno a un’unica scena che vede protagonista una donna (Linda Fiorentino) ammanettata al carretto di un venditore ambulante, al cui interno è stata piazzata una bomba collegata al suo cellulare, e tenuta sotto tiro da un vendicatore misterioso (Wesley Snipes).

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/>La signora è la moglie, ignara, di un trafficante d’armi e, per questo motivo, è stata scelta per vendicare la morte della figlia di Joe, questo il nome del cecchino, vittima di una pallottola troppo facilmente venduta in nome della scellerata liberalizzazione del mercato delle armi che negli USA gode di supporters di non poco conto, come la potentissima National Rifle Association (la più antica associazione statunitense per la difesa dei diritti civili, in particolare quello relativo al possesso delle armi, presieduta anche dal premio Oscar Charlton Heston). Il confronto umano tra i due atipici personaggi – che il regista Kari Skogland avrebbe voluto denso e in grado di entrare in empatia con un pubblico, quello liberal, probabilmente più sensibile alla tematica affrontata – si sviluppa attraverso scene altamente improbabili (es. spogliarello di fronte ad un poliziotto corrotto) e si conclude scontatamente – non tanto con l’attesa e “giusta” morte del marito – con un “colpo di scena” che apre il finale a qualunque possibilità. Film spesso lento e prevedibile, intende trattare un problema topico e tipico degli Stati Uniti d’America, ponendo l’accento su una delle principali problematiche connesse all’uso delle armi: chiunquepotrebbe invocare il secondo emendamento (relativo al diritto costituzionale di possedere le armi) e farsi giustizia da solo. Come dire, uccidere per vendetta è sbagliato, ma intanto vi diamo tutti gli strumenti (materiali e legislativi) per farlo. Skogland firma una regia incolore, gli attori si prestano a recitare parti monotone e la sceneggiatura sviluppa una trama lineare, assolutamente non scossa dalla trovata di un finale aperto. Il classico film che, sapendo di fatto come andrà a finire, risulta perfetto per conciliare il riposo notturno. Gli interrogativi sul modello americano (ricordiamo che lo stesso anno Michael Moore, firmava il premio Oscar Bowling a Columbine) risultano annacquati e l’operazione, dopo aver fallito artisticamente, finisce per non scuotere affatto da un punto di vista morale e sociale.

Nota: di Daniele Rizzo
Liberty Stands Still

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