Diario di Uno Scandalo

Recensione: Diario di Uno Scandalo

Qual’è lo scandalo cha fa da titolo a questa controversa pellicola?

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La relazione tra la prof. d’arte (Cate Blanchett) e il suo efebico e brufoloso studentello quindicenne, o la patologica fissazione della ottuagenaria strega (Judi Dench) per la collega più giovane, attraente quanto svampita e assente?
L’opera di Richard Eyre vede il suo punto di forza nell’interpretazione superba (forse sprecata) delle due protagoniste femminili mai tanto in parte, mai tanto potenti e toccanti. La Dench si profonde in microespressioni facciali dalla verita’ imbarazzante, e la Blanchett letterelamente “diventa” Sheba Hart, stupidotta cagnetta in calore sopravvalutata da un contesto di mediocre umanita’ che la osanna come una madonna gentile e dotata, come se la sua bellezza fanciullesca fosse la conseguenza di una nobilta’ d’animo che di fatto non le appartiene. Come dire, grande pesce in piccolo stagno. Il primo tempo del film promette buone intenzioni disattese nella seconda parte, in cui l’opera disperde la sua forza e il suo buon ritmo in una serie di momenti scontati, sequenze ai limiti della noia e situazioni improbabili che conducono verso un finale vagamente banale e deludente, che non chiude realmente la vicenda e non fornisce una solida soluzione alle problematiche inscenate, ma pone l’accento su di un nichilismo rassegnato che si incarna negli atti recidivi della prof. Barbara (Dench), ringalluzzita a caccia di prede sempre nuove. Affascinante la voce fuori campo che porta lo spettatore dentro la mente disturbata di Barbara, e che ricalca i passi del romanzo di Zoe Heller da cui il film è tratto.
Belli i passaggi scelti, alcuni davvero memorabili passi di letteratura (la famiglia vista come imperativo più che come scelta di vita, o la facilita’ nel confessarsi, tipica delle snob radical chic privilegiate rappresentate da Sheba. Superba poi la descrizione ferita e dignitosa della “Solitudine” vissuta da Barbara, che chiama il suo amato gatto “un gingillo per zitelle“).
Ciò non basta a rendere questo film il toccante capolavoro che poteva essere, visto il calibro della recitazione offerta (sempre buono, a mio parere, anche il caratterista Bill Nighy, che i più ricorderanno come canzonaro fallito in Love, Actually, e i meno come perfido parrucchiere in  Blow Dry – Never Better). Le belle parole dell’opera di Heller non colmano i vuoti di sceneggiatura stiracchiata in un adattamento che perde colpi col procedere dei minuti e lascia, tutto sommato, perplessi e insoddisfatti. Trovare un film che tenga dall’inizio alla fine, con una struttura solida, congrua e convincente, è oggi davvero impresa ardua.. Non demordo ma mi avvilisco quando assisto ad una “resa” di questa fattura. Eyre ha avuto a disposizione due cavalli di razza in pieno stato di grazia… Che non hanno potuto galoppare fino alla fine, rinchiuse e braccate in un testo senza mordente che non permetteva più quel che prometteva in principio. Da segnalare la sempre significativa soundtrack di Philip Glass che ricordiamo come compositore dei riusciti temi musicali di The Hours e The Truman Show. Peccato che anche questo delizioso contributo perda colpi via via che il film procede.Diario di Uno Scandalo: Stupenda prova interpretativa di Judi Dench e Cate Blanchett ai limiti dell’istrionico: Per chi si accontenta di grandi performance recitative e non soffre le sceneggiature stiracchiate.

Nota: di Roberta Monno
Diario di Uno Scandalo

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