XXY

Recensione: XXY

Ci risiamo. Un film tratta argomenti poco noti, solleva qualche velo di maya ed ecco che i vari premi della critica si riversano addosso a chi indulge ad osservare con occhio realistico una porzione di supposta vita vera.
Meglio se ai margini.

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Alex è una quindicenne intrappolata in un corpo da ermafrodita, il mondo la addita (anche i suoi genitori, benché convinti di vlere il meglio per lei) mentre lei vorrebbe solo vivere la sua adolescenza in maniera normale: ovvero tormentata e sofferta. Vincitore del “Prix des Jeunesse“, osannato sulla Croisette, XXY è una pellicola che non sposa direttamente il do*****entario, non inscena alcuna particolare drammatizzazione, non si avvale di artefizi estetici di alcun genere, ma rimane fedele ad un ritmo lento (il tempo della riflessione?
) e inonda lo spettatore di dialoghi sospesi, sequenze frammentate, essenzialità di montaggio. Girato con camera a mano dall’esordiente regista argentina (figlia d’arte) Lucia Puenzo, il film è piaciuto ai critici francesi che da sempre premiano le pellicole antiamericane (vedi Fast Food Nation) e i prodotti asciutti e scarni.
A mio parere il film non arriva al cuore, non pulsa e non fornisce spunti emozionalmente importanti, al di là del semplice tema trattato che per sua stessa natura stuzzica dibattiti dell’ultima ora circa il tema della diversità, dell’integrazione bla bla bla. La fotografia fredda allontana, l’assenza di musiche che facciano da contrappunto o da accompagnamento appesantisce le già stoppose scene di silenzio. I protagonisti, tratteggiati pochissimo, risultano personaggi più che persone (chi è Alex oltre l’ermafrodita?
La stessa Puenzo si astiene dal dircelo e dal raccontarcelo) e lo stesso vale per gli altri soggetti che le satellitano attorno, privi di sfumature significative e dotati di un parolaio essenziale ai limiti del grezzo, ai confini dell’irreale. Se l’occhio della telecamera si prefigge lo scopo di non invadere e non commentare ci riesce ampiamente, inserendosi in quella schiera di film che prediligono le atmosfere alle parole, e si affidano alla bravura di attori dagli sguardi intensi sui quali si concentrano la maggior parte dei minuti di girato.
Buona la prova della giovane Ines Efron, anche se sfodera una sola espressione incazzata.XXY: Essenziale e molto francese. Per chi ama i film poco parlati e può vederci ciò che vuole.

Nota: di Roberta Monno
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