Non Ti Muovere

Recensione: Non Ti Muovere

Forse sfondo una porta aperta, ma credo che sottolineare la devastante bravura del nostro Sergio Castellitto non sia mai fuori luogo, e soprattutto, non sono mai eccessivi i complimenti per i nostri attori, visti gli scarsi riconoscimenti ottenuti in sede di Festival nostrani, un nome su tutti: Kim Rossi Stuart (Ma questa è storia vecchia….)

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Bisogna ammettere che se Castellitto avesse avuto la fortuna di nascere oltreoceano, adesso se ne starebbe placido a rimirare quella dozzina di Oscar, Globe, e quanto altro la sua maestosa carriera meriterebbe. E invece no -o almeno non quanto sarebbe giusto e doveroso- perché, come sentenziava qualcuno più saggio di me: ”Nemo propheta in patria est!”soprattutto se la patria in questione è l’Italia (…storia ancora più vecchia!)
Ebbene non preoccuparti Sergio, ogni qualvolta porti qualcosa sullo schermo, un premio ti arriva direttamente dal cuore di chi ti guarda, da chi si lascia toccare, graffiare, accarezzare e consolare dalla tua arte, capace di far tutto. Ammetto di essermi accostata a quest’opera armata di granitico scetticismo, vista la mia scarsa fiducia nei “casi letterari italiani” in stile Susanna Tamaro, alla quale avevo ingiustamente affiancato la brava e tagliente Margaret Mazzantini.

Ed’è invece successo che Non Ti Muovere fosse un capolavoro, di quelli che ti stringono cuore e cervello, condensando magistralmente ironia, dramma e commedia.
Ti fa sorridere, ti fa commuovere ma non ti fa smettere di sperare.
Né di credere nei miracoli. E sapete qual è la verità da gridare a gran voce?
Che tutto questo ha un nome, ed’è Sergio Castellitto. I momenti più comici e apparentemente improbabili di questo magnifico film, si esprimono in lui, nel suo sguardo contenuto e irriverente, in un  ritmo che solo il Nostro da grande regista qual’è, poteva imprimere ad una storia così complessa, sfumata e delicata. Un ritmo a volte giocoso, a volte inesorabile, serio e impietoso, che scandisce in modo netto le vite di queste tre creature, vertici di un triangolo drammatico e umanissimo.
Tre punte dunque, Claudia Gerini, Penelope Cruz, e lo stesso Castellitto, orchestrate in modo impeccabile, danno prove di recitazione e interpretazione memorabili. E non basta uscire dal cinema per togliersi di dosso le sensazioni che ti regala Non Ti Muovere: il desiderio, dolce e inconfessabile, di incontrare Italia, da qualche parte per strada, abbracciarla e stringerla forte, per darle indietro un po’ delle emozioni che  generosamente ci ha regalato.Castellitto aveva un duro compito da portare a termine: non scontentare i tanti lettori che avevano fatto di Non Ti Muovere l’ennesimo caso letterario italiano.
Beh, direi che è andato ben oltre, realizzando una pellicola preziosa che è un po’ il manifesto della sua poetica di artista e forse di uomo, dimostrandosi ancora una volta grande conoscitore dei molti ingannevoli aspetti dell’animo umano. Un’anima, la nostra, che conosce terrificanti bassezze, ma che è anche in grado di elevarsi al di sopra di ogni bruttura, e condensare tutto questo in un solo, disperato personaggio, non era cosa da tutti. Margaret c’è riuscita inventandosi Italia. Sergio le ha donato carne e sangue come meglio non si poteva, e questo lo rende, a mio modesto parere, il regista che più di ogni altro merita di rappresentare l’Italia (significativo gioco di parole?
!) del 2004. O almeno, io vorrei essere rappresentata così!Non Ti Muovere: Raro caso di trasposizione fedele e rispettosa: Intelligente operazione sentimentale

Nota: di Roberta Monno
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