Sex And The City

Recensione: Sex And The City

Scrivere male di Sex And The City e’ come infierire sul rantolo di un cadavere; uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

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Passiamo dunque in rassegna tutte le scelte infelici effettuate per questo trasporto dal serial al cinema, e spiattelliamo le cadute di stile in apertura di pezzo (via il dente via il dolore), per poi esaminare quel che di buono ne rimane (ehm…)

La forza della (a suo modo) rivoluzionaria serie mandata in onda per anni su La7 sono sempre stati i dialoghi: velenose punture di spillo al vetriolo conficcato nel buoncostume di tutti i maschietti (solitamente i piu’ colpiti dalla rappresentazione delle dinamiche inscenate), fino a quel momento ignari di “cosa le donne sono capaci di dirsi”.   I dialoghi di Sex And The City hanno fatto arrossire tutti almeno una volta, hanno divertito spesso, e in qualche occasione anche fatto riflettere (il punto G esite dunque!?
). In questo film bollicine, brio e verve si convertono in mosci scambi di battute fulminee anziche’ fulminanti, dialoghi annacquati (come tutta la pellicola che altro non e’ che una extended version di una normale puntata serale solo molto piu’ lunga e sbrodolata), personaggi appena accennati (si presuppone fin troppo che lo spettatore conosca a menadito ogni episodio), New York molto meno presente viene ridotta ad un red carpet su cui i tacchi della magra e invecchiata Carrie cicalecciano le solite fregnacce (“Per una Manolo Blahnik darei la vita bla bla bla”).

La moda ha totalmente scalzato il sesso, e gli argomenti oltragiosi sono stati sostituiti dall’elenco degli stilisti per cui Carrie posa, in un’esaltazione (alquanto fredda e poco scanzonata) della fiera delle vanita’, del vacuo e del materiale.

La storia la sanno anche i muri: Carrie viene mollata sull’altare dal suo Big (John James Preston, voila’!), e le tre amiche di sempre, Miranda (trasfigurata dalla paralisi maxillofacciale da botox), Samantha (bella per davvero) e Charlotte la consoleranno per quasi un lunghissimo anno, e noi insieme a loro.  Ecco la dimensione temporale e stagionale avere una certa importanza (forse a specificare che i modelli indossati sono autunno inverno anziche’ primavera estate). Parte la straziante disamina di un anno da single, con la celebrazione al contrario di tutte la date piu’ dolenti e le occasioni piu’ ammorbanti: da Natale a Capodanno, da San Valentino all’arrivo dei primi caldi: come si organizza una donna sui quaranta mollata all’altare.

Ma la vera grande evoluzione di Carrie, il suo grande passo in avanti si chiama Louise: l’assistente personale nera, povera e grassa, a cui la Bradshaw fara’ in dono una Louis Vuitton (scatenando un turbinio di battute esilarantissime; Louise, Luis…)

Il film e’ lunghetto, non propriamente divertentissimo e vagamente ridondante e ripetitivo, decisamente non in forma.

L’incredibile successo al botteghino si spiega ipotizzando orde di fedelissime e affezionate che farebbero di tutto pur di (ri)vedere le loro beniamine brindare a Cosmopolitan ed esaltarsi per l’orgasmo triplo di Samantha. Sono certa, visto il risultato, che un secondo film andrebbe molto meno bene, e che gustarsi le repliche (che vanno ancora forte su LA7) sia il miglior modo per rendere omaggio alle “ragazze” di Manhattan.   Ma voglio mantenere quanto promesso in apertura di pezzo e (tentare) di esaminare quel che di buono c’e’ nel blockbuster di Michael Patrick King. Un solo nome: Samantha. Il brio, l’effervescenza, la sfrontata e sciolta trasgressione quotidiana che dalla serie pullulava e’ tutta trattenuta nel volto (espressivo e giocoso) e nel personaggio di Samatha, il cui lifestyle “esuberante” anima gli unici siparietti degni di nota e di un sorriso.

Per il resto, non rimane che certificare la riduzione del “concetto” di Sex And The City alla piu’ sospirata e melensa commedia rosa americana. Sarah Jessica Parker o Jennifer Lopez, era la stessa cosa.Sex and The City: Se avete amato la serie, meglio rimanere con quel ricordo.

La Frase: “Quando Big colora, raramente resta dentro le righe!”,  Sarah Jessica Parker, Sex And The City, 2008

Leggi: Approfondimento Sex  And The City

Nota: di Roberta Monno
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