The Prestige

Recensione: The Prestige

Christopher Nolan e Christian Bale: un connubio riuscito e reduplicato. Hugh Jackman e Scarlett Johansson: un’accoppiata ripetuta e rivista, guarda caso, proprio durante i giochi di un prestigiatore in Scoop (ma quello era un bel film, lasciamo stare). Insomma, le premesse di The Prestige celebrano il gia’ visto sin dalla sola enunciazione del cast, pur dimenandosi in mille modi nel tentativo di scansare tedio e dejavu. E non ci riesce.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDEppure io giurerei di aver visto “qualcosa del genere” persino in una puntata di C. S. I.

Insomma, benche’ si tenti di scongiurare il paragone col pessimo The Illusionist di Neil Burger, The Prestige non solo stringi stringi lo cita (un morto non muore mai in un film di prestigiatori), ma risulta persino piu’ criticabile a fronte delle evidenti pretese e delle conclusioni non magiche ne’ misteriche: peggio. Fintamente scientifiche. Perche’ si puo’ accettare l’assurdo se dichiarato e sospeso, lasciato a suggestionare e interrogare (sara’ vero, sara’ falso?
), ma mal si tollera l’impossibile e irreale camuffato da scienza. Bella scappatoia mascalzona uscirsene con una scoperta rivoluzionaria che fa impallidire Thomas Edison. Ma andiamo con ordine e riannodiamo (per sommi capi) le fila del racconto.

Robert Angier (Hugh Jackman) e Alfred Borden (Christian Bale), due uomini di spettacolo, due maghi illusionisti alla ricerca del numero perfetto, affascinano la Londra di fine Ottocento, sotto l’egida ingegneristica di di Mr. Cutter (Michael Caine). Due uomini, due talenti inconciliabili che finiranno col diventare acerrimi nemici, imbastendo una guerra che dura anni, macina chilometri e scomoda perfino il rivoluzionario Nikola Tesla (David Bowie, ma perche’ disturbarsi?
), che pare abbia scoperto come teletrasportare un uomo. Peccato che il teletrasporto funzioni piu’ come “macchina fotocopiatrice” che trasbordo vero e proprio, e da questo invito alla lettura doppia (inizialmente mostrata col primo fotogramma e la voce fuori campo “Guarda attentamente“, che si muove su una distesa di cilindri) prende corpo l’intero progetto.

Dissimulare mostrando, nascondere lasciando accedere e via discorrendo con tutto quello di cui quest’opera vorrebbe fregiarsi, e invece solamente evoca, in una sorta di compendio malriuscito su “come girare un film d’illusioni“.

Purtroppo solo l’impalcatura espositiva riesce a reggere in termini di originalita’, mentre non si puo’ dire altrettanto del cuore, dello svolgimento, e del merito del film, ambiti in cui tutto il progetto rimane carente.

E’ dunque (almeno) interessante il racconto a matrioska, che inanella una prospettiva nell’altra, un punto di vista sull’altro: Borden che legge il diario di Angier che legge il diario di Borden che ricorda gli inizi con Angier. Il coro di voci si affastella e si districa (a fatica) con una certa vis spericolata che lo spettatore, almeno inizialmente gradisce (salvo poi comprendere che questo non riservera’ piu’ di tante sorprese, anzi!)

Anche in questo escamotage, dunque, qualcosa si ripete, si sdoppia internamente al film, e mentre Angier scopre, in finale di lettura, che il diario era indirizzato a lui da Borden che gli scrive in prima persona, poco piu’ in la’ vedremo Borden fare la stessa scoperta: terminare il testo redatto per lui dal collega.

Ogni cosa in questo film, la dobbiamo vedere due volte?
Per non parlare della metafora esplicita del passerotto (spiaccicato tra i ferri del mestiere, altro che sparizioni magiche!) sacrificato in nome dell’arte e del sacro mestiere dell’illusionista.

Penso ci sia una crudele ironia nel far dire proprio ad un bambino “Si, ma dov’e’ il suo fratellino?
“, a fronte del passerotto “ricomparso”.

Un bambino svela l’intero ingranaggio filmico e ce lo da’ in pasto oltraggioso e candido, “tanto voi” dice la voce fuori campo “non volete vedere“.

Presuntuoso di un Nolan!

Molto ingenui (cinematograficamente parlando), bisogna essere invece per non comprendere “l’intera faccenda” fin da prima, anziche’ subito, e sara’ meglio cosi’; almeno un qualche divertimento affiorera’ nel giocare a veder confermate le proprie intuizioni, perche’ se il piacere dovesse risiedere solo nella scoperta finale, beh. 130 minuti (quanto a lungo puo’ durare un scemenza!) decisamente da farvi risarcire.
The Prestige: Sopravvalutatitissima roboante inezia.

Nota: di Roberta Monno
The Prestige

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