In Memoria di Me

Recensione: In Memoria di Me

Tratto dal romanzo del 1960 “Il gesuita perfetto” di Furio Monicelli, In Memoria di Me e’ la seconda, fortunata opera del figlio del Baffo, Saverio Costanzo.

SCHEDA TECNICA

SCHEDA DVDLa trama e’ scheletrica, ridotta all’osso: Andrea, saturo di una vita insoddisfacente, entra in noviziato (il film è girato in una struttura sull’isola di San Giorgio a Venezia), alla ricerca di una forma di vita piu’ alta e nobile, che si adatti a lui (i compagni, in una delle poche scene parlate del film, lo tacciano di supponenza e presunzione).

Andrea si adatta con fatica alle rigide liturgie gesuite; silenzio, austerita’, soffocamento della differenza, omologazione, a cui sfugge a suo modo con lunghe perlustrazioni notturne dell’ambiente, che gli riveleranno la fuga di un compagno incompreso, e lo metteranno in contatto con Zanna (Timi sempre col grugno), infelice futura perdita dell’esercito di Dio.

Il film si snoda in silenzio, ai limiti del muto, e riempie lo schermo di colori a meta’ fra il bianco abbacinante e il buio piu’mesto e misterico.
Tutto si fa corpo in geometrie giganteggianti e vuote, dove ne’ l’anima ne’ la mente puo’ appigliarsi, e il suono corrode i pranzi (sempre uguali, sempre gli stessi gesti reiterati ad libitum) con valzer viennesi che sembrano contrappuntare in modo surreale (il regista giura che invece sia un’usanza gesuita) una visione che definire austera, parca o minimale e’ eufemismo.

Benche’ poco parlato il film si distingue per una certa profondita’ di indagine dei protagonisti, che sono tutt’altro che manichei e assoluti o risoluti nel loro sedersi da una parte. Anche il padre (non padrone) interpretato da Andre Hennicke pare accarezzato da un meccanismo narrativo benevolo, che ne mette in luce il rigore tanto quanto l’umanita’ e una certa dolcezza. Una carezza paterna nel pugno di un accento tedesco che da solo basta a rendere autoritario il pur comprensivo e ragionevole pastore di anime confuse.  Andrea (Christo Jivkov, Giuda ne La Passione di Cristo) e’ diviso fra l’arrendersi e il continuare a lottare, certo di non essere il piu’ filantropo degli uomini e’ invece attratto dalla dimensione filosofica (quindi scientifica e intellettual – razionale) della religione.

Un parco giochi per la sua ragione, ma non per la sua anima, perche’, a detta sua, Andrea e’ incapace di provare amore.
Se a questo si aggiunge il fatto che il giovane subisca per un attimo il fascino del dubbioso collega Zanna (“Loro la verita’ la vogliono morta” e’ la piu’ efficace battuta del film), ecco che la crisi e’ pronta.

Costanzo filma relazioni, rapporti, movimenti interiori col rigore certosino di un prete miniaturista, che non vuole correggere in alcun modo l’impatto delle immagini, e rinuncia alla verbosita’ sacrificando la facile fruizione del film in nome di un’inno alla visione piu’ pura ed essenziale, che certamente non conquistera’ tutti, ma piacera’ alla critica (che infatti lo adora nonostante il cognome piu’ che ingombrante).

Quasi in una nemesi col papone chiacchierone (re del talk show italiano), Costanzo junior rifugge tutte le artificiosita’ della spiegazione dialogata, e si chiude in uno spazio da indagare coi tempi e i ritmi di una vita autentica al suo interno.

E’ lodevole il fatto che il regista non cerchi di emulare il “resto” del cinema italiano contemporaneo, e si fiondi su faccende non proprio masticabili e meno ancora digeribili (ricordiamo il quasi candidato all’Oscar Private, una storia di convivenza fra israeliani e palestinesi, che non pote’ ambire alla nomination losangelina per via di un minuscolo vizio burocratico), speriamo che questo tuttavia non diventi un marchio di fabbrica impresso a fuoco sulla sua filmografia, un “must” all’incontrario che esige un tot. di minuti di silenzio a film, altrimenti non si e’ abbastanza out e in allo stesso tempo.

In Memoria di Me: Film ai limiti del muto, reiterato su stesso, in un vortice che dev’esser simile al dejavu’ che si prova (forse) vivendo in convento.

La Frase:”Non stiamo salvando il mondo, lo stiamo solo replicando”, Filippo Timi, In Memoria Di Me, 2006

Nota: di Roberta Monno
In Memoria di Me

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