Recensione Tv: Lost E’ Finita La Quarta Stagione

La quarta stagione di Lost e’ finita negli Stati Uniti, e non poche perplessita’ affastellano il cervello di un fan stregato dalla prima serie, colpito (ma non affondato) dalla seconda, magnetizzato dalla terza, e scaraventato in fondo a un pozzo (una botola?) da questa quarta, pazzesca, sgretolata stagione.

Tempo fa, in un’altra sede, scrissi che temevo una virata repentina alla Twin Peaks, invocando l’impossibilita’ di assistere a qualcosa che somigliasse a Leland Palmer coi capelli alla Billy Idol che si tramutava, nell’ultima imperscrutabile scena del serial lynchiano, in un falco (o era Bob?) che dall’alto rimirava il teatro delle sue losche azioni.
Non accadra’ ancora, dissi, non puo’.

Non ce la meneranno in casciara, propinandoci qualche psico cazzata su cui non possiamo sindacare, del tipo: “qui e’ un non luogo nello spazio non tempo di una dimensione ultra terrestre“.

Ebbene, non solo questo e’ accaduto in dimensioni (proporzioni) cosmiche, ma John Locke, che pure non si e’ ritrovato coi capelli argentati sul finale dell’opera, ha fatto di piu’.
Non si e’ trasformato in falco sorvolando l’isola, ma ha fatto di piu’. Ha spostato l’isola. “Comee??
” Si’, ma andiamo con ordine.

I nostri hanno ormai rinunciato a cercare di capirci qualcosa del misterioso suolo che abitano ormai da tempo (ricordate i numeri, la sopraccitata botola, il fumo nero?
Beh, scordateli, non ne saprete mai nulla), e vivono in una sorta di limbo, abbabbiati e stanchi di tutto. Non ne possono piu’, “caschi il mondo noi ci spostiamo”, basta che si torni a casa.

Nemmeno la fatica di fare una domanda a quella Juliet, tanto misteriosa nella terza serie quanto inutile in questa successiva, li’, sdraiata indefessa a prendere il sole, non sembra nemmeno piu’ una degli “Altri“, nome comune che mai fu tanto pregno di senso e suggestione, ormai solo sbiadito ricordo di una tensione che fu’.

Tutti i personaggi sembrano sopravvivere a loro stessi (a parte Sawyer, che tante domande non le ha mai fatte e la sua sporca figura la fa sempre), girando in tondo in un fin troppo evidente “adda’ passa’ a nuttata!”

Le soluzioni narrative sono stupide, banali finanche volgari (nel senso di vulgus), i flash forward (che all’inizio sembravano l’idea meno peggio) si sono rivelati un boomerang che ha costretto gli sceneggiatori (in sciopero continuato e morale?) a mettere altra carne al fuoco intorcigliando ancora di piu’ una matassa che sta per cedere.

La cosa bella (fra le tante) di un episodio di Lost era la sensazione di non poter intuire mai cosa sarebbe accaduto due minuti dopo, men che meno indovinare come si sarebbe potuto chiudere, e con quali urgenti questioni ci avrebbe lasciati, letteralmente con la bava alla bocca, la smania e il fervore. Questa quarta serie ha toccato il fondo in termini di pochezza di espedienti (lo stargate che separa un mondo dall’altro, una dimensione dall’altra, e’ stato mostrato in tutta la sua rozza banalita’), confusione di personalita’ (non ci sono piu’ criteri di coerenza da rispettare, ognuno dei “nostri”, approfonditi sempre meno, fa quel che e’ piu’ funzionale per il proseguimento della narrazione) e velocita’ di scioglimento.

Sembra che gli scrittori del precedente capolavoro si siano impigriti (Cloverfield doveva essere un monito), pensando che fosse plausibile e accettabile propinare la “movibilita’” dell’isola a mezzo ruota del mulino bianco (e’ attravarso un’arnese che assomiglia ad una macina che Ben, con la complicita’ di Locke, spostera’ l’isola da dove si trova, dimodoche’ Widmore ci metta taanto altro tempo prima di riscovarla e rimandarci i suoi scienziati della Dharma Initiative, che Ben e “i suoi” tenteranno nuovamente di ricacciare, e cosi’ ad libitum.)

Ma Widmore e Ben non sono nemici come si pensa, almeno non proprio. Sono piu’ due compagni di merende, due bricconi che amano giocare ad un Risiko giusto un po’ piu’ particolare… sai com’e’, questi vizi da ricconi.

Nel frattempo scopriamo perche’ a salvarsi sono stati proprio Kate, Jack, Sayid (ultima buona ragione per continuare a vedere Lost), Aaron, Sun e Hugo; i sei dell’Oceanic.
Beh, scordatevi strane predestinazioni o scelte volute, e’ solo casualita’ se a lasciare l’isola sani e salvi sono proprio questi naufraghi, che (e qua viene un po’ da ridere), hanno la fortuna di venire ripescati in mare aperto da una barca che e’ (guarda un po’) di Penny, la fidanzata del buon Desmond che li coprira’ simulando un vero naufragio (con tanto di gommone biascicato) e successivo approdo dalle parti di Honolulu, dove “i nostri” potranno far finta di essere casualmente atterrati, dopo settimane di marittimo vagabondaggio.

Qualcuno e’ rimasto sull’isola mentre questa veniva fatta traslocare, qualcun’altro e’ morto nella deflagrazione della bagnarola che ospitava i cattivoni al quadrato mandati da Widmore, e credetemi quando dico che il meccanismo (narrativo e logistico) che fa saltare in aria la barca (e leva di mezzo un po’ di gente e situazioni) e’ devvero insostenibile.

Della serie piaceva e funzionava l’intrinseca coerenza, il realismo (ebbene si’), la credibilita’ nonostante le premesse, che faceva di una puntata di Lost qualcosa di piu’ plausibile che ventiquattro ore passate al CTU di Los Angeles (riferimento sbadato al 24 di Sutherland).
E ora?

Morti che parlano, cadaveri che rapiscono persone (vogliamo parlare della “fine” che fa Claire???), isole che si spostano, filosofi che si inseguono. Preparatevi ad approfondire ulteriormente quel che gia’ sapete sulle correnti inglesi (e non solo): dopo Hume, Locke, Bakunin, ecco spuntare Jeremy Bentham. Ma fidatevi se vi dico che quando lo guarderete in faccia vi verra’ voglia di prendere a calci lo schermo.
Non siamo cosi’ stupidi.
L’abbiamo capito che non sapete piu’ che inventarvi.

Nota: di Roberta Monno
Lost è Finita La Quarta Stagione

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