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Data: 2 dicembre 2008 | Letture: 2.980
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The Big Kahuna




Si tratta di un film estremamente psicologico, e teatrale anche, in effetti tratto dalla commedia scritta per il palcoscenico da Roger Rueff a cui risale la sceneggiatura. Tre venditori di lubrificanti industriali si incontrano in una stanza d’albergo, dove si terrà la convention che sperano gli cambi la vita: devono infatti accalappiare Fuller, il pesce grosso – the big kahuna- un potenziale cliente che nessuno ha mai visto in faccia.




Alcune ore prima i tre personaggi si incontrano e parlano molto, moltissimo, di tutto: di lavoro, delle mogli, di religione in una sorta di aspettando Godot che sfida la pazienza dello spettatore. Larry (Kevin Spacey) è il cinico, si lamenta della scelta della suite, del cibo, e di tutto il resto, sfoggia una schiettezza disarmante e soprattutto sfotte Bob (Peter Facinelli) il più giovane ed inesperto: un pivellino casa e chiesa.

Phil (Danny De Vito) è un venditore navigato e depresso dalla vita e dal divorzio, stanco ma non inaridito, pensa al suicidio di tanto in tanto e sogna Dio. Lo immagina con una testa di leone nascosto dentro ad un armadio al centro di una città deserta e distrutta, impaurito. Vagheggia di tendergli una mano, di soccorrerlo come se fosse Lui una volta tanto ad aver bisogno di un uomo, come se Dio stesso fosse alla fine di tutto terrorizzato dal mondo creato, dalla vita che ha dato, ed in questo sta poi forse il senso del film.

La riunione d’affari si tiene ed il cliente arriva ma nessuno se ne accorge, nessuno di loro gli strapperà il contratto del secolo ma, per caso, finiranno per discutere con lui soltanto di cani.

Raramente lo spettatore esce dall’unica stanza in cui il film di John Swanbeck è stato girato e sostanzialmente è costretto con molta pesantezza a seguire i personaggi in una serie crescente di elucubrazioni e di discorsi sulla spiritualità che stride per forza di cose con la materialità del lavoro che svolgono: fare business, vendere le cose.

La discussione è a tratti accesa, ma scorre lenta nella stanza arredata in maniera sconfortante, prevalentemente marroncina, ingabbiando i tre dentro speranze false e vere (“Andrà tutto bene” ripete Phil decine di volte), e resituendo alla fine della pellicola quell’ ”Accetta il consiglio” divenuto ormai celebre. Tutto il lungometraggio sembra ruotare attorno alle capacità recitative e Spacey ha fatto di questo il suo biglietto da visita: indiscutibile. Avere indebolito tutto il resto potrebbe invece giudicarsi poco strategico.

Un film con bei testi, ma non necessariamente un bel film.




Monologo The Big Kahuna

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.

Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.

Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.

I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.



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