Data: 29 ottobre 2008 | Letture: 3.667
The Air I Breath
Quattro vite che si intrecciano, legate tra loro dal filo invisibile del destino, stigmatizzate da una parola che dovrebbe racchiuderne l’essenza: una specie di incrocio tra la struttura narrativa di Manuale d’Amore e la tensione drammatica di Babel.
In questo caso, le fondamenta su cui si reggono le quattro vicende narrate da Lee, fanno capo ad un proverbio cinese, per cui il mondo si costruisce su quattro differenti pilastri: la felicità, la tristezza, il piacere, l’amore.
Idea non originale, che però se usata con abilità può non cadere nel banale più assoluto, ed anzi regalare colpi di scena e soluzioni inaspettate.
Appunto, però, se usata con abilità.
Qui, le quattro storie che si rincorrono non sono per nulla credibili, situazioni drammatiche fino alla nausea, dove non manca la violenza gratuita e la melassa altrettanto venduta a prezzi stracciati.
In breve, senza svelare gli anelli di congiunzione, tutto ruota attorno ad Andy Garcia, boss malavitoso che gioca il ruolo di catalizzatore delle storie di quattro esseri umani perfettamente sconosciuti l’uno all’altro ma tutti con un passato drammatico alle spalle che ha lasciato segni profondi nel presente: il primo personaggio è un impiegato di banca (Forest Whitaker) che per rompere la monotonia di una vita sempre perfetta e priva di guizzi punta sul cavallo sbagliato giocandosi più del dovuto e, rimanendo bloccato nella spirale del boss creditore, non può non lasciarsi che andare al classico giorno di ordinaria follia.
Il secondo disadattato è Brendan Fraser, uomo di fiducia del boss e picchiatore professionista che ha il dono di poter prevedere il futuro immediato (solitamente tragedie) e che vive schiavo di questa assurda condizione. La vita di entrambi si incontra con quella di una pop-star alla Britney Spears, (l’indimenticabile Buffy), traumatizzata dall’aver assistito alla morte del padre, e che, per colpa di un agente votato al gioco d’azzardo, è costretta a lavorare per Garcia.
Ed in ultima ecco Kevin Bacon nelle vesti di un medico che deve salvare la vita alla moglie del suo migliore amico, che però, ai tempi dell’Università, era stata la sua ragazza, e che lui, ovviamente, non ha mai dimenticato.
Il canovaccio, se a prima vista può apparire intrigante, alla fine non risulta altro che un drammone come pochi se ne erano visti.
Dialoghi che rasentano la banalità più totale conditi con abbondante saccarosio; situazioni umane così toccate dalla sfortuna che neanche nelle soap opera sud americane si arriva ad un livello tale di tragicità; il riscatto che ciascun personaggio chiede alla propria esistenza risulta più che paradossale nella sua attuazione.
Il film di Jieho Lee, con un cast di attori di tutto rispetto (basti pensare ad Andy Garcia e Kevin Bacon) , è l’ennesima pellicola che parte come un buon proposito ma che si rivela un fallimento su tutta la linea.
Lo stesso Babel è stato un esperimento rischioso che ha diviso la critica, e raggiungere il livello di Crash non è certo impresa facile.
Cimentarsi in un altro film del genere significava dover apportare qualcosa di nuovo, un elemento in più che potesse fare la differenza, ed invece in questo frangente non si è fatto altro che aumentare il livello di disadattamento dei protagonisti e l’accanimento che il destino riserva loro.
Insomma, un progetto troppo ambizioso che purtroppo ha rivelato tutta la sua debolezza: entrare nelle cause ultime della vita, cercare di spiegarne le varie sfaccettature di felicità, tristezza, dolore e amore non è cosa per tutti.
E soprattutto non lo si può fare attraverso un film urlato travestendolo, malamente, da pellicola intimista.
Categorie: Drammatico, Recensioni Film
Parole Chiave: Andy Garcia, Brendan Fraser, Forest Whitaker, Jieho Lee, Kevin Bacon, Recensione The Air I Breath




















|
Articoli Correlati
1 Trackback a questo post
Inserisci Commento o un Trackback