
Data: 21 gennaio 2009
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Sette Anime
Immaginate di rispondere a telefono e avere la luna storta. Immaginate che dall’altro capo del filo ci sia il Vostro Destino o l’ultima chance di sopravvivere a una malattia mortale. Immaginate che tutto (e per tutto leggasi vivere o morire), dipenda da come vi giocate questa telefonata (leggasi: se sarete piu’ o meno scortesi, se accetterete piu’ o meno di buon grado di farvi insultare), nell’apoteosi del “subisco quindi merito“.
Agghiacciante, direte voi. In effetti l’atroce messaggio sottaciuto (quindi necessariamente da disvelare) di questo film che, apparentemente, celebra la bonta’ umana (americana?), si rintraccia senza dubbio in questa tra le prime sequenze di 7 Pounds: la telefonata/test di Tom a Ezra, il cieco a cui potrebbero arrivare in dono gli occhi di un suicida in cerca di espiazione: Ben Thomas (Smith), l’uomo che il “fai bene e scordati” non lo conosce, e articola su coordinate di dubbio spessore le sue decisioni circa la vita e la morte. Altrui.
7 Pounds dissimula dunque eroismo, mentendo e distribuendo ributtanti pillole di autoflagellazione al cilicio, che piovono su rottami di umanita’ sgretolati sotto il peso della colpa cristologica (moriro’ per voi), che ricercano nella piu’ bruta sofferenza della carne un’assoluzione dello spirito.
Follia, dunque. Patologia depressiva con una goccia di mania di onnipotenza (decido IO se meriti di vivere grazie a me), scambiata per generosita’ che si immola per un credo che veste di altruismo un’egoistica voglia di pagare uno scotto.
Ma Muccino non scivola solo sulla buccia di banana di una rocambolesca sceneggiatura non propriamente riuscita, che dununcia una ricerca affrettata delle cause e delle conseguenze, con relativa scarsa indagine delle personalita’ e delle decisioni prese, per molti versi sconosciute, e relegate ad un meccanicismo becero e semplicistico (e’ successo questo quindi quest’altro). Muccino casca in pieno anche sul versante regia.
Ci troviamo di fronte ad un montaggio avanti – indietro che e’ pura formalita’, in quanto la linearita’ di fondo non viene mai realmente problematizzata, con relativo effetto giallo… paglierino!
Le questioni sollevate ricevono in realta’ risposta e collocazione unitaria fin dalla prima scena, che anticipa la chiosa svelando l’arcano e annullando ogni ricerca, che non viene perpetrata ne’ dallo spettatore ne’ dallo sceneggiatore.
Il film si chiude come si apre. In tutti i sensi. Nulla e’ successo di piu’ del mero fatto iniziale. Un incidente d’auto e un sopravvissuto che non tollera di vivere.
Muccino sbaglia, ancora, nella scelta dell’oggetto d’amore di Thomas (Rosario Dawson, antica passione di Gabriele): decisamente e incredibilmente troppo bella e sui generis per passare come la prima cardiopatica capitatagli a tiro (tra le altre cose l’attrice, notoriamente, non brilla per capacita’ espressive).
E veniamo a Will Smith: piu’ che una filmografia la sua e’ un’agiografia fatta e finita, che sfiora, in questo caso, il martirio (da far invidia all’autolesionista per eccellenza Mel Gibson), espresso con una smorfia unica e perenne, che aggrotta il volto del bell’attore spingendo sull’acceleratore del Dolore Tragico tout court.
Una scena su tutte: l’estrazione del midollo osseo senza anastesia locale: a riprova che qui la generosita’ fa rima con automutilazione formale e sostanziale, volta all’autosofferenza piu’ che alla ricerca del bene altrui, il cui pensiero in realta’consola meno rispetto alla percezione della propria “offesa”, essenziale per star meglio.
Dov’e’ il cinismo, l’arguzia e l’acutezza dello sguardo indagatore che caratterizzava le prime drammatizzazioni mucciniane, deliziosamente agghindate dal montaggio scattante, recitazione accelerata e musiche pregnanti?
Perche’ la crescita autoriale americana coincide con la messa in discussione di uno stile proprio, che si e’ piegato fino a sparire, inginocchiato alle logiche di una produzione meno peculiare o fruibile a tutti (in altre parole anonima)?
Perche’ proffrirsi alle masse con un progetto che si e’ definito “coraggioso“, e che del coraggio e’ l’antitesi, invischiato di fatto in stereotipie registiche d’oltreoceano e morali precotte da cattolico dell’Opus Dei?
7 Anime: Una mistificazione che fa di un pazzo un eroe da fiaba moderna. Girato male.
La Frase: ” Io posso aiutarti!” Will Smith, 7 Anime, 2009
Voto: 4
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Categorie: Drammatico, Recensioni Film
Parole Chiave: 7 Anime, Gabriele Muccino, Recensione 7 anime, Recensione Sette Anime, recensione seven pounds, Rosario Dawson, Seven Pouns, Will Smith
5 Commenti “Sette Anime”
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Ho apprezzato molto la recenzione di Roberta Monno, quindi aggiungerò solo poche righe mie per non ripetere.
Il genere umano ha imparato poco in questi secoli, sembra che i valori da cristianesimo del medioevo siano ancora valori apprezzati da molti. La coscienza umana è ancora limitata. Peccato.
Quindi temo che di guerre e sofferenze ne vedremo ancora per un bel pò. Purtroppo.
Secondo me sei troppo duro. Non è poi così male, anche se l’ho trovato fin troppo criptico (e qui ti appoggio nell’analisi). Malgrado si intuiscano già dall’inizio le modalità con le quali il protagonista avrebbe compiuto il suo gesto finale, ritengo che il film getti troppi “ami” sterili, senza mai dare spiegazione (se non nel finale) dei rapporti che intercorrono tra l’uomo e gli altri personaggi. E questo metodo non sempre paga.
Roby sei grande!!!
Sto sito è super!!!
Ciao!
…Adesso basta con ste robe da cioccolatai!!!
…ste sbrodolate di sentimenti…
Tschuss!
Ce, Vale e Lalla
Chissà poi perchè… Questa tua recensione me l’ero saltata all’epoca… Forse perchè non avevo ancora visto il film, o forse perchè me l’ero saltata e basta.
E quindi ora te lo dico cara Roberta: grazie!!!
Mi sono ritrovata a combattere con orde di sentimentalisti inferociti all’idea che io potessi aver trovato superficiale e oserei dire diseducativo il tanto acclamato Sette anime di sua magnificenza messer Muccino che quasi stavo per convincermi di essere scivolata irrimediabilmente per la china dell’inacidimento cronico… Ma poi leggo la tua recensione e dico:”CAVOLO! E allora non sono mica solo io porca miseria!!! E’ vero che il film faceva pena!!”…
Quindi mi dolgo per i succitati sentimentalisti che si crogiolano nella loro superficialità perchè evidentemente le loro vite hanno tanto senso quanto se ne può trovare in questo film che tanto apprezzano…E gioisco della mia ritrovata profondità!
Ps: qualcosa mi dice che probabilmente sto per tornare alla ribalta… … …