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Pollo alle prugne

8 giorni per smettere di esistere

Pollo alle prugne
Voto dei lettori: 7,33 su 10
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Dopo Persepolis, Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud ritornano dietro la macchina da presa per intessere una tela live-action, che non perde l’autentico entusiasmo di una pellicola d’animazione.

Teheran 1958. Nasser Ali è un violinista di talento. Durante un litigio la moglie Faringuisse gli distrugge il violino. Nasser Ali si sposta di città in città per cercare un valido sostituto, ma vano è il suo tentativo. Convinto di essere incapace a fare qualsiasi altra cosa, a parte essere un musicista, il protagonista si lascerà morire davanti agli occhi dei figli e di una moglie mai amata.

Tratto dall’omonima graphic novel, Pollo alle prugne diviene una golosa sfida per i registi Satrapi e Paronnaud che, dopo il successo della pellicola Persepolis, si cimentano nella cinematografia di finzione, che lascia enorme spazio a numerose sortite immaginifiche. Questa volta l’opera non esplicita una viscerale autobiografia: Nasser Ali non è Marjane (protagonista del precedente film), ma un personaggio immerso in un contesto preciso e volutamente provocatorio. L’ambientazione e la voce fuori campo ci suggeriscono che la vicenda è situata negli anni immediatamente successivi al colpo di Stato degli Stati Uniti del 1953 e non può non evidenziarsi, a un occhio esperto, la dissacrante sequenza, nella quale la regista punta il dito sulla cultura stelle e strisce (ingrassante e ottusa), importata nel paese asiatico. Inoltre la protagonista femminile si trascina un nome inusuale e non casuale – Iran – e la pellicola ci suggerisce come la sua figura (eterea e perduta) sia il riflesso abbagliante di un paese che non esiste più. Partendo da quest’analisi più approfondita dei temi, che si celano dietro la dipartita dell’accidioso Nasser Ali, si può osservare Pollo alle prugne con occhi differenti. Difatti, superficialmente, l’opera di Satrapi ci fa credere che la decisione presa da Nasser Ali sia esclusivamente legata al “decesso”, in mille pezzi, di un oggetto materiale (il violino), mentre mano a mano che le sequenze si sommano si scopre che, ben nascosta nella sua memoria, si svela una storia d’amore passionale, ma purtroppo perduta. Tutte le performance del violinista sono segnate da un profondo legame con quell’amore; lo strumento musicale era divenuto per lui ben più di un cimelio, era il sospiro della vita. Perduto quello, non ha più senso vivere. Ma non basta: come anticipato, l’amore della vita di Nasser Ali ha un nome ben preciso (Iran) e la Satrapi, nascondesi dietro lo status del suo personaggio, nuovamente rivendica il suo stato di esule, condizione scomoda e faticosa da sostenere. Quindi non si assiste a un’operazione autenticamente autobiografica da parte della regista, ma a velati rimandi a un paese nel quale è cresciuta, ma che ha dovuto abbandonare. Di conseguenza è corretta l’affermazione di Marjane quando sostiene che Pollo alle prugne sia il naturale proseguimento di Persepolis, non solo per il registro animato che contraddistingue i cardini portanti della pellicola (l’immaginazione e l’estetica), ma per quella voglia di inserire costantemente una nostalgia per uno stato che non la rappresenta più, che è eternamente perduto.

Ma Pollo alle prugne non si compone esclusivamente di questo, anzi mette in mostra una buona scelta di interpreti (su tutti Mathieu Amalric) per una pellicola a tappe, che inneggia alla vita pur indugiando sulla morte. Degna di nota è la fotografia onirica e chiaroscura di Christophe Beaucarne, immersa in una serie di innovazioni stilistiche, che permettono di muoversi avanti e indietro (flashback e flashfoward) e di conoscere a fondo la vita del giovane Nasser Ali e dei rispettivi figli. Inoltre la coppia Satrapi-Paronnaud non disdegna una flebile ironia e alcune sonore risate (indimenticabile è la sequenza in cui Nasser Ali incontra l’angelo della Morte, Azrael), accompagnate da pugni nello stomaco e da un provocante disinteresse.

Progetto meno doloroso e con meno carica emotiva, Pollo alle prugne si rivela, dopotutto, una pellicola incompiuta, che mostra il fianco, per gli sguardi meno attenti, a una certa meccanizzazione della costruzione narrativa, che alcune volte sfocia in una sgradevole noia. Questo probabilmente a causa di un eccessivo controllo dei mezzi espressivi, che rischia di sminuire la pellicola a puerile esercizio di stile, a tenera e triste storia d’amore, che paga dazio nei confronti di pellicole con una simile messinscena (Il favoloso mondo di Amelie e Appuntamento a Belleville), ma dotate di una costruzione narrativa più accattivante.

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Titolo originale: Poulet aux prunes
Regista: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Sceneggiatura: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Attori principali: Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani, Eric Caravaca, Chiara Mastroianni, Mathis Bour, Enna Balland, Didier Flamand, Serge Avédikian, Rona Hartner, Jamel Debbouze, Isabella Rossellini
Fotografia: Christophe Beaucarne
Montaggio: Stéphane Roche
Musiche: Olivier Bernet
Prodotto da Celluloid Dreams, The Manipulators, uFilm, Studio 37, Le Pacte, Lorette Productions, Arte France Cinéma, ZDF-Arte
Distribuzione: Officine Ubu
Genere: Drammatico
Durata: 91’

Hai letto: Pollo alle prugnescritto il 11/04/2012 da Andrea Ussia

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