Data: 23 ottobre 2008Letture: 22.052
La Musica Nel Cuore – August Rush
Ci sono film che vanno intuiti, alcuni decifrati, ma solo pochi vanno sentiti, magari anche a occhi chiusi e questo piccolo gioiello di Kirsten Sheridan è uno di quei pochi. La vera protagonista del fim è in tutto e per tutto la musica, capace di far incontrare, innamorare, dividere e riunire. Una musica che sconfina continuamente di genere perché, a chi la sente veramente nell’anima, non importa da quale strumento venga o a quale specie appartenga, basta sia musica.
Il film narra la storia di un bambino, Evan Taylor (l’espressivo e sempre più capace Freddie Higmore) cresciuto in un orfanotrofio senza mai aver avuto la possibilità di conoscere i suoi genitori che, però, sostiene di poter “sentire” nella musica che lo circonda. Sarà proprio questa musica a guidarlo alla loro ricerca in un viaggio avventuroso che lo porterà a conoscere prima un delicato e premuroso assistente sociale (Richard Jeffries), passando poi per un musicista di strada pazzo (Robin Williams) che gli cambierà il nome in August Rush e finendo infine sotto l’amorevole protezione di un reverendo protestante (Mykelty Williamson) che, scoperto il suo impareggiabile talento, lo raccomanderà addirittura per la rinomata “Juilliard School“.

In un sapiente gioco di flash back, la Sheridan, incastra alle vicende del piccolo August quelle dei suoi genitori: lei, famosa violoncellista classica, Lyla Novachek (Kery Russel) e lui, talentuoso chitarrista e cantante rock, Louis Connely (Jonhatan Rhis Meyers).
Si incontrano sulle note di Moondance di Van Morrison perdendosi dopo una sola indimenticabile notte e, con il loro amore, si perde anche la musica che avevano nel cuore.
Ma una cosa è perdersi, tutt’altra cosa è dimenticarsi e sarà proprio questo continuare a “sentirsi vivere” che li guiderà l’uno verso l’altro, uniti come da un filo invisibile troppo resistente per essere spezzato dal tempo o dalla lontananza.

La giovane regista Kirsten Sheridan è riuscita a convogliare tutta l’energia positiva di una colonna sonora da brivido in un soggetto ambizioso e appassionato che si perde spesso in coincidenze improbabili e in entusiasmi a tratti esageratamente marcati.
Ma, se è la buona, vera e sana musica a farla da padrona le si può scusare tutto, compresa una sceneggiatura frivola e dozzinale che banalizza la trama in più punti pur tuttavia non scadendo mai nel monotono.
Ci sono scene, come quella dell’incontro fra Lyla e Louis che paiono vistosamente forzate e sicuramente, per ovvi motivi di minutaggio, condensate in un’amalgama di sguardi languidi e concetti tronchi che sdilinquiscono un sentimento altrimenti credibile se gestito diversamente.
Gli attori sono comunque perfettamente assortiti e uno come Rhis Meyers, solitamente eccentrico e preponderante in quasi ogni suo film, al fianco della fresca e intensa Kery Russel, trova una dimensione a lui congeniale che lo porta a non sovraccaricare troppo il personaggio da lui interpretato. Una nota di merito va al piccolo Freddie Highmore, che ricordiamo con piacere accanto a Johnny Depp in Neverland e che ritroviamo un po’ più cresciuto e maturato sotto tutti i punti di vista. Simpaticamente azzeccato anche il Robin Williams tendente al country ,nel ruolo del musicista vagabondo detto “Il mago” che, come suo solito, non ce la fa ad attenersi strettamente al copione e infila a tradimento la solita battuta “alla Williams” (nella scena in cui sceglie il nome d’arte per il piccolo Evan: “August Rush! Un nome che mi fa drizzare i peli, mi fa venire la pelle d’oca! C’è una standing ovation dei peli…Controlla!!“).
Un film sicuramente da consigliare a chi ama la musica d’autore e che cerca una buona dose di serenità e ottimismo perché… Chi l’ha detto che le favole sono soltanto per i bambini?
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