Data: 18 ottobre 2008Letture: 4.180
Diari
Certamente del recente Festival di Cannes 2008 memorabili resteranno gli exploits e il gran, meritato parlare intorno ai nostrani Gomorra e” Il Divo, impietosi ritratti di drammi tutti italiani, sconcertanti nella loro assoluta ed angosciosa attinenza al reale.
Ma, fortunatamente, a riportare un piccolo spaccato di una realtà italiana maggiormente sana e genuina nella sua semplicità, c’è stato lui, l’emergente Attilio Azzola, promettente regista milanese, che con il suo “Diari”, primo lungometraggio dopo una serie di interessanti corti, si è aggiudicato il primo premio nella sezione Ecrans Juinior.
Sezione meno nota e pubblicizzata, ma non per questo di minor importanza; il suo valore aggiunto le viene dal nobile intento che la contraddistingue: promuovere, grazie alla sponsorizzazione del Governo, un festival costituito da lungometraggi trattanti il contesto e le problematiche giovanili.
Il premio che ha eletto Diari il migliore tra i film concorrenti è stato frutto del verdetto di una giuria atipica e vivace, formata da ragazzi, per l’appunto, coordinata un personaggio proveniente dal mondo del cinema, sorta di riferimento simbolico.
E quest’anno la giovane commissione ha rivelato essersi sentita totalmente partecipe dei pensieri, sentimenti, passioni e turbamenti degli attori loro coetanei, nei cui panni i novelli giurati si sono calati con naturalezza per l’ora abbondante di durata della proiezione.
Fiabesco e quasi magico, senza però mai sfociare nell’irrealtà, Diari tesse con maestria tre ritratti di personaggi, facendo in modo che le loro esistenze confluiscano dolcemente e con naturalezza l’una nell’altra.
Tre vicende, tre fiabe, tre protagonisti e tre diverse personalità che si intrecciano.
Tre squarci di vita, ciascuno dei quali accompagnato, distinto e come condotto per mano da un sottofondo musicale che sa descrivere e tratteggiare tre mondi e tre vissuti, una composizione di melodie che sa parlare da sé, meglio di mille parole.
Le vicende si snodano in un piccolo paesino della Brianza, in uno dei tanti centri abitati adagiati nella verde pianura che cinge Milano.
Il sipario si apre su Leo, una ragazzina dagli occhi limpidi che dietro un’apparente scontrosità cela il solo, profondo desiderio di essere amata senza la paura dell’abbandono, ferita che l’inaspettato ritorno del padre assente da anni pare riaprirle all’improvviso, facendole crollare con un soffio tutto il suo castello di sicurezze e riferimenti.
“Ci sarà una ragione se alla fine tutti mi lasciano”, pensa Leo avvertendo un vuoto incolmato dentro se, impaurita, percependosi quasi come un’estranea rispetto agli altri: ”Cos’hanno tutti da ridere…?”si domanda.
E, terrorizzata che il tempo possa scorrere senza lasciare tracce dietro sé, si alza a scrivere nel cuore della notte, Leo, alla ricerca di una via per tornare a fidarsi e buttarsi con speranza nella vita.
Poi la musica cambia e da umorale, intimista qual’era si fa pian piano scanzonata, ironica, rilassata andando ad annunciare il nuovo protagonista, il positivo Alì disegnatore di manga, che un poco si diverte a credersi egli stesso un super eroe dotato di poteri straordinari …
Finalmente, con il tunisino Alì, ecco un frammento di un’immigrazione ben inserita nell’ambiente urbano, sociale, e proprio in quell’hinterland brianzolo, che certo non gode della fama di luogo aperto e cosmopolita.
I progetti estivi per Alì cambiano inaspettatamente per volere del padre giardiniere, il quale gli chiede un aiuto nel suo splendido vivaio.
L’esperienza, inizialmente vissuta da Alì come un’imposizione arbitraria presa dall’alto, si rivela invece, al di là di ogni possibile previsione, un’occasione per un autentico incontro padre- figlio: ripulendo con delicatezza i fragili bulbi dal terriccio, svelandogli e trasmettendogli i segreti millenari dei fiori con una pacatezza e saggezza antica che spesso appartiene ai popoli africani, il babbo perde agli occhi di Alì l’aspetto di capofamiglia autoritario, per assumere pian piano sembianze più umane e paterne.
La decisione improvvisa del padre avrà risvolti inaspettati per Alì.
Le misteriose, inspiegabili dinamiche della vita conducono infine i due ragazzi nella signorile villa immersa nel verde di Michele, un eccentrico, distinto professore innamorato della delicata poesia dell’Amore, il quale da anni ed anni aspetta di rivedere il suo unico, vero amore della giovinezza: Maria.
Giorno dopo giorno, seduto alla sua scrivania affacciata sul prato, dedica alla amata interminabili lettere traboccanti speranza, ricordi, nostalgia di un tempo e di una passione perdute.
Da questo intreccio di vite così fresco e naturale nella sua affascinante casualità ognuno dei tre protagonisti trarrà un insegnamento prezioso, riuscendo a trovare una sua strada e una sua verità.
Un’opera prima armoniosa e delicata, una favola a più voci, collettiva, interessante anche per il suo essere nata solo a seguito di un interessante progetto formativo messo a punto e coordinato dallo stesso, giovane regista Azzola e dall’educatrice MariaGrazia Biraghi.
Fondamentale per la genesi e l’ideazione di Diari è stato, infatti, il percorso a monte, costituito di laboratori e seminari realizzati nell’arco di sei mesi in quell’entourage brianzolo che fa da sfondo al film.
Gruppi di lavoro e di apprendimento in cui gli stessi ragazzi, cimentandosi per la prima volta con la recitazione e confrontandosi con il parto di una sceneggiatura in presa diretta, hanno contribuito all’ideazione in prima persona dei propri personaggi e alla costruzione di un canovaccio di partenza.
Riconosciuto per la sua trama originale, premiato per i due intimi ritratti di adolescenti, esulanti da volgarità e stereotipi in cui è facile cadere e per il conclusivo rapporto intergenerazionale, questa pellicola spicca proprio per il suo modo di raccontare leggero ma mai superficiale e per la sua sollecita attenzione a cogliere i sentimenti veri, in coraggiosa antitesi rispetto ad una diffusa modalità urlata e vistosa di esprimere le proprie emozioni.
Articoli che potrebbero interessarti
Categorie: Cannes, Cortometraggio, Recensioni Film
Parole Chiave: Attilio Azzola, Grand Prix Ecrans-Junior, MariaGrazia Biraghi, Matilde Pezzotta, Recensione Diari



















|
3 Trackback a questo post
Inserisci Commento o un Trackback