Data: 12 aprile 2009Letture: 1.652
Nessuna verita’
Dopo Syriana ecco un altro film sugli intrighi e le operazioni segrete in Medio Oriente targate CIA. Ridley Scott porta sulla scena un cast di tutto rispetto con Leonardo Di Caprio e Russel Crowe (già diretto da Scott in “Il gladiatore” e “American Gangster“), oltre ad un ottimo Mark Strong nel ruolo del capo dei servizi segreti giordani.
L’agente CIA Roger Ferris (Di Caprio) è impegnato in Medio Oriente nella lotta contro il terrorismo islamico. Inviato in Giordania dal suo capo Ed Hoffman (Crowe), ha il compito di infiltrare e sgominare una cellula particolarmente attiva nell’organizzare sanguinosi attentati in Europa e facente capo ad Al-Saleem, leader estremista legato ad Al-Qaeda.
Qui Ferris deve lavorare collaborando con Hani Salaam (Strong), con il quale cerca di instaurare subito un rapporto basato sulla fiducia.
Ferris lavora bene, è intelligente, paziente, conosce il mondo che lo circonda e il suo lavoro con Hani potrebbe dare ottimi frutti, ma viene più volte ostacolato da Hoffman, che dagli Stati Uniti comanda le operazioni e non ha intenzione di rispettare i patti stipulati dal suo agente con i Giordani, né di aspettare troppo tempo per ottenere i risultati.
Durante una complessa e rischiosa operazione in cui viene coinvolto, suo malgrado, un onesto cittadino giordano, qualcosa va storto e Ferris sembra mettere a rischio, oltre alla sua, la vita di una giovane infermiera di Amman da lui corteggiata, ma il colpo di scena finale garantisce a entrambi la salvezza.
Il film è indubbiamente ben costruito e avvincente. Tratto da un romanzo del giornalista David Ignatius, affronta il tema della guerra al terrorismo senza retorica e mettendone a nudo i lati oscuri. Il lavoro di agente segreto è fatto anche di azioni non proprio limpide che possono mettere a rischio la vita di persone innocenti, e l’agente Ferris lo scopre sul campo, dove si deve districare tra il senso del dovere e l’attaccamento al proprio paese, per il quale combatte, e il rispetto e l’ammirazione che nutre verso il Medio Oriente, le sue cultura, le sue genti.
Roger è affascinato da quel mondo, fino al punto da volerne farne parte, alla fine del film, rinunciando al suo lavoro. Intraprende una relazione con Aisha, l’infermiera di origine iraniana che lo cura in ospedale e che verrà inevitabilmente coinvolta in situazioni pericolose a causa di essa. Tale relazione appare come una forzatura nel contesto del film.
Sembra poco plausibile che un agente segreto americano in un paese arabo si faccia vedere tranquillamente in giro con una ragazza del posto, mettendola così chiaramente in pericolo, ma, evidentemente, la tentazione di inserire nel film un personaggio femminile e una possibile storia d’amore, se pur assolutamente casta, era troppo forte.
Di Russel Crowe colpisce soprattutto la bravura con la quale impersona un ruolo lontano da quello dell’eroe che combatte sul campo in prima persona.
Ed Hoffman non è nulla di tutto questo: è un burocrate, un quadro della CIA, dirige le operazioni comodamente con il cellulare dalla sua villa con piscina dall’altra parte dell’oceano e non si cura troppo se qualcuno, terrorista, piccolo criminale o persona qualunque debba lasciare la pelle in qualche operazione speciale del potente servizio di intelligence americano. Esattamente l’opposto di Ferris.
Tra i due estremi, infine, Hani Salaam. Il capo degli spioni di Amman non avrà tutti quei marchingegni ipertegnologici che possono permettersi a Washington ma, sarà il fatto di giocare in casa, sarà la saggezza ispirata dai proverbi orientali di cui fa sfoggio in più di un’occasione, il lavoro di intelligence lo sa fare molto bene.
Ha i suoi principi, a partire dalla lealtà verso l’alleato americano che lavora con lui, dal quale però pretende reciprocità (e Ferris, nonostante i propositi iniziali, tradisce in pieno la sua fiducia), ma all’occorrenza sa quando essere duro e quando tenere per sé le informazioni. Alla fine, senza svelare l’epilogo del film, si può dire che sia lui il vero vincitore della partita, e il decisivo risolutore della situazione.
“Nessuna verità” è un film indubbiamente interessante, abile a mettere a fuoco le difficoltà di un America incapace di capire il Medio Oriente e i suoi abitanti, nonostante i grandi mezzi e i sofisticati strumenti di cui dispone.
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Parole Chiave: Leonardo di Caprio, Mark Strong, nessuna verita, recensione nessuna verita, Russel Crowe






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