
Data: 2 febbraio 2009
Letture: 2.838
Fatti di gente perbene
Il regista Mauro Bolognini, pistoiese classe 1922, al suo attivo preziose collaborazioni con i film del neorealismo cui aderì con un suo personale e squisito gusto cinematografico, ispirandosi ad un fatto di cronaca dei primi anni del secolo, ha preso lo spunto per parlare del caso Murri, il popolare, celebre chirurgo bolognese che ha cavalcato il secolo con le sue nuove teorie sulla medicina e che è stato tristemente al centro dell’opinione pubblica a causa di un fatto di sangue familiare.
Un episodio da cui è partita una specie di crociata contro le sue idee note per essere state quelle di un luminare non solo nella sua materia, la medicina, ma anche un convinto positivista, edificanti presupposti del primo socialismo.
Oggi (e sono passati 35 anni, ma rivedendola si ha l’impressione che la pellicola sia stata girata di recente) ci si rende conto dell’intramontabile cinema che racconta eventi con fair play, dando eternità a racconti di cronaca apparentemente locali che altrimenti sarebbero precipitati nel nulla e che invece hanno formato le maglie della storia sociale italiana.
All’interno del gruppo familiare: Augusto Murri (Fernando Rey) il padre, la moglie (Rina Morelli), Linda (Catherine Deneuve), la figlia, Tullio Murri (Giancarlo Giannini) il figlio.
Linda Murri, giovanissima, si sposa con il conte Francesco Bonmartini, più attratto dalla sua carriera e dalla fama del suocero piuttosto che dall’amore per la moglie e cercano di separarsi producendosi infelicità comune.
Ci sono due figli (Kim Rossi Stuart e sua sorella) ed è questo il collante che tiene saldo il matrimonio di facciata. Anche il fatto di vivere separati in casa (grande) non alleggerisce la pesantezza del loro rapporto e delle frequenti liti.
Linda ha una relazione molto affettiva e confidenziale col fratello con cui è cresciuta (sono quasi coetanei) si confida e si tormenta per la pesantezza del marito e i ricatti (tutti concentrati sul fatto che lui vuole diventare l’assistente del professore) .
Le scene di carica della polizia contro i manifestanti se dispiacciono a Linda sono un ulteriore dimostrazione della grettezza del conte e della sua insensibilità sociale.
Il prof. Murri, attratto dalla scienza, dal diritto, dall’eguaglianza, influenza implicitamente soprattutto Tullio , il figlio avvocato simpatia naturale verso il primo movimento socialista.
Tullio soffre intimamente delle pene che angustiano la sorella e decide così di uccidere il cognato per fare ritrovare la serenità alla sorella, anche malata. Naturalmente tutto questo a sua insaputa e facendosi aiutare da un amico , un ex-brillante medico (Corrado Pani nella sua forma migliore) affamato di denaro per la sua propensione verso il gioco d’azzardo.
La costruzione dell’omicidio avviene dapprima con la ricerca del curaro da parte di un amico del professor Murri (che naturalmente è all’oscuro di tutto) attraendo successivamente il cognato in una trappola (è il settembre del 1902) e disseminando delle prove per depistare le indagini verso una conclusione ad opera dei soliti ignoti.
In realtà l’omicidio diventa una polpetta che avvelena la famiglia Murri, il professore, l’educazione data ai figli, la libertà e lo sconfinamento dell’uomo che si fida del suo sapere senza Dio, e nasce un processo legato alle intenzioni, un processo mediatico che fa condannare tutti e che svela e svergogna ogni piccola parte del cuore di Linda Murri come lei stessa ammetterà davanti alla impietosa giuria, incalzata dalle invidie femminili che non sapeva di provocare.
In un coinvolgimento generale di persone di intenzioni, di veleni, di situazioni, vengono a galleggiare rancori e giustizia in una lettura dostoievskiana di cui la meravigliosa fotografia di Guarnieri accompagna questa ipotesi di luce ed ombra improvvisa, di esterni al buio e di interni chiari, non rivelando la verità ma accompagnando le emozioni dello spettatore nell’architettura delle anime dei protagonisti.
Il giudice, Ettore Manni è tagliato con l’accetta delle sue indagini a sfondo ideologico, Laura Betti è una donna gelosa che sa diventare cattiva, Tina Aumont sensuale e spigolosa, schiava dell’amore di Tullio Murri.
Un mix di grandi attori e di cinema di grande spessore.
Infine, che dire della regina a cui il luminare Augusto Murri guarisce la figlia poco dopo e a cui, do ut des il professore chiede di liberare l’innocente e malata figlia?
E’ così Fatti di gente perbene ancora oggi, nell’idioma bolognese una battuta a chi non ha speranza: “non ti salva neanche Murri”.
Articoli che potrebbero interessarti
Categorie: Drammatico, Recensioni Film
Parole Chiave: Fatti di gente perbene, Il Caso Murri, Mauro Bolognini, recensione Fatti di gente perbene








|
Inserisci Commento o un Trackback