Persinsala
Recensione serie tv Glee
di Roberta Monno.

Recensione Glee

Recensione Romeo e Giulietta
di Simona Maria Frigerio.

Recensione Romeo e GIulietta

Recensione Avatar
di Roberta Monno.

Recensione film Avatar

 

Speciali Persinsala

 
Speciali Lost Speciale Registi Speciale Parole di Autore



Stampa Articolo Pubblica Tempo di Morire, di Krzysztof Zanussi su Facebook Ascolta Tempo di Morire, di Krzysztof Zanussi Data: 5 dicembre 2009
Letture: 3.257

Tempo di Morire, di Krzysztof Zanussi

Ricordi, Riflessioni, Aneddoti




zanussiIl Tempo di Morire per Krzysztof Zanussi, si traduce per il lettore nella possibilità preziosa di recuperare gli ultimi decenni di storia europei (finanche mondiali) per riscoprirli, riassaporarne le contraddizioni, senza farsi mancare il proverbiale pizzico di retorica nostalgica, prima di buttarsi  definitivamente alle spalle un “tempo che fu”, e di cui è tuttavia pericoloso perdere le tracce.




Ecco che questa biografia (che ha poi il sapore del compendio, del viaggio, del diario di bordo), si trasforma in annotazione culturale, scritta con l’urgenza di una prosa spedita, fruibile e godibile, accessibile ad ogni età.

Zanussi parte da lontano (l’infanzia, come si conviene in ogni narrazione autobiografica), e alterna racconti personali a digressioni di storia del cinema, fino all’impossibilità più autentica di separare gli ambiti (vita – cinema), vivificatisi l’uno nell’altro, l’uno per l’altro.

L’autore del capolavoro “Da un paese lontano”, è uno sguardo privilegiato verso il mondo che cambia e muore per darsi nuova vita, per spogliarsi dalle sembianze di bruco e spiegare le ali di farfalla, senza smarrire il senso ultimo di una storia (dell’umanità), al cui potere risanatrice anche se turbolento, bisogna piegarsi, per non spezzarsi. Zanussi promuove quindi un atteggiamento di “apertura” ai “tempi nuovi”, quando ricchi e pregni di un passato che fortifica.

E’ questo che siamo dopo aver letto “Tempo di Morire”: più forti, più pronti a guardare avanti perché rinvigoriti da una fetta di storia tanto lontana nei tempi e nei luoghi (la Polonia degli anni ’40 – ’50, brodo di coltura per la descrizione delle genesi  biografiche di scelte artistiche), che ignoreremmo, se  smarrissimo il senso di queste pregiate testimonianze.

Zanussi ci racconta tutto (o quasi, attento a tenere sotto chiave la sua vita amorosa), in un riesame delle proprie azioni, a volte critico, più spesso indulgente (“un artista si disarma con le lusinghe”), decostruendo i meccanismi dell’antica e doverosa equazione vita = cinema = politica, impossibile da evadere.

Il flusso di coscienza del verboso autore procede conducendoci a spasso nella storia (e nelle storie) d’ Europa, che cuce addosso alla vita dell’artista i suoi riverberi socio economici (non mancano svariati riferimenti all’Italia, e persino ad un certo nostro “critico” datosi poi alla politica!), mentre non sono assenti approfonditi richiami ai “grandi della Terra”, che Zanussi incontra nel corso della sua carriera da artista (affascinante l’album fotografico interno al libro, un gustoso ripasso di cultura mondiale generale in cui fanno capolino tutti, dalla Loren a Peter Weir, da Karol Woitila a Rocco Buttiglione),  mentre la stessa espressione “carriera di artista”, conduce il regista ad una disamina preziosa di quello che per lui è un ossimoro tragico e necessario, un rapporto fra concetti impossibili che lottano per conciliarsi. Per l’artista la carriera è il successo, e il successo coincide con il dialogo osmotico con un pubblico che si mette in ascolto.

Il  tutto descritto e indagato attraverso l’immancabile “filtro polacco”, che indaga e interpreta cose e persone, sottoposte all’ingrandimento della lente “centroeuropea”, intesa come punto di vista irrinunciabile anche nel racconto della “fede”, che per Zanussi è, prima di tutto, sogno indomabile di un mondo migliore, rifiuto dello status quo, crescente bisogno di volare alto.

Questo irrefrenabile istinto a superarsi serpeggia vivace in tutta l’opera, fresca dichiarazione di intenti di un uomo che ha ancora tanto da dire e da fare, che spiega e significa il “morire” come presagio foriero di nuova vita, che non si lascia dietro nessuna possibilità inespressa, e promette di non acquietare le velleità produttive, quando tutto ciò che conta è “provare” ancora, per poter dire con fierezza a Dio che “Io, le mie schedine, le ho giocate tutte!”


Articoli che potrebbero interessarti





2 Trackback a questo post

  1. Krzstof Zanussi a Udine e Pordenone | Flash News | Persinsala.it
  2. Rewiztya | Documentario | Persinsala.it

Inserisci Commento o un Trackback