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Data: 22 maggio 2009
Letture: 1.970
Autore: Redazione

Da Cannes ad Annozero Bellocchio fa centro. Come sempre.


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vincere-locandinaManco l’avesse fatto apposta, calcolando con dovizia di particolari la tempistica degli avvenimenti di cronaca che tengono banco nelle ultime settimane. Manco l’avesse scritto lui questo copione burlesco, Marco Bellocchio si appresta a sedurre la sofisticata platea di Cannes col suo Vincere, storia passata che pare ispirata dalla piu’ rocambolesca contemporaneita’.

La vicenda (un po’ d’amore, un po’ di potere) narra della relazione fra Benito Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Mezzogiorno), donna dal temperamento indomito che dopo un’iniziale tumultuosa passione con un Duce in erba, mal digerisce l’imperativo a rientrare nei ranghi dell’anonimato, divenuta ormai figura scomada da imbavagliare e relegare.
Ida viene rinchiusa in manicomio, e suo figlio Benito Albino la segue a ruota. Ovviamente nessuno dei due e’ malato.

Con un tempismo che qualcuno definirebbe “ad orologeria” il regista di Buongiorno, Notte si ritaglia uno spazio perfino nella copertina di Annozero, cavalcando l’onda lunga dei parallelismi, che il buon Santoro ivincere_1ndividua in un battibaleno.

Un potente, una signora “che non ci sta piu’”, un nugolo di accoliti che seminano l’odioso tarlo del dubbio circa le sue (annebbiate) facolta’ di intendere, volere e discernere quanto le accade intorno. L’ombra della circonvenzione d’incapace che si allunga su questa improvvisamente fragile figura, la compassione per la “cavalla matta”, l’oblio.

Le Monde conclude: “Bellocchio monta il meccanismo del fascismo. E’ l’annientamento morale e fisico di un oppositore a cominciare da un vampirismo familiare.

Ovviamente giocarci sopra e’ un’attimo e chi ne esce vincitore e’ (per forza) quel diavolo di un Bellocchio che, baciato dalla fortuna della cronaca (o come gli artisti piu’ sensibili in linea con le esigenze del suo tempo), guarda al passato interfacciandosi con il presente di una Nazione disposta a riviversi all’infinito, incapace di essere altro da se’, ne’ migliore.


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