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Data: 19 febbraio 2009
Letture: 2.014
Autore: Redazione

Incontro con Gianni Berengo Gardin


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berengo-gardinGiovedì 26 febbraio alle ore 18, presso l’Aula Magna del Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna (Ex Convento di Santa Cristina, Piazzetta G. Morandi 2), si svolgerà l’incontro con uno dei più autorevoli fotografi italiani, Gianni Berengo Gardin. Un libro e un incontro per parlare di fotografia e disagio mentale

Dopo l’introduzione di Silvana Contento, presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi, Claudio Marra, docente di Storia della Fotografia, ripercorrerà con il noto autore le storiche esperienze, negli anni sessanta e settanta del Novecento, di quei fotografi che entrano nei manicomi con un’attitudine militante per scattare immagini che vogliono essere la denuncia precisa di una condizione di estrema emarginazione e che diventano il manifesto di quanti vogliono che la sofferenza psichica non sia più vista come un episodio gestibile solo nelle istituzioni ma come una condizione che riguarda l’esperienza umana e che attraversa la vita sociale complessiva.

A trent’anni dall’approvazione della Legge 180 sulla chiusura dei manicomi e a quaranta da quelle indimenticabili fotografie, l’incontro con Berengo Gardin è l’occasione per presentare il volume “Nonostante la vostra cortese ospitalità …”, che indaga sul rapporto esistente oggi tra fotografia e disagio mentale.

Il libro, voluto dal Minguzzi e realizzato dall’Editrice Quinlan, propone le immagini realizzate nel corso del 2008 da tre giovani autori, Simona Ghizzoni, Simone Martinetto e Gaetano Massa, all’interno delle strutture territoriali e attraverso uno stretto rapporto con gli utenti e gli operatori del Dipartimento di Salute mentale di Bologna.

Persi definitivamente gli edifici e le loro scenografie e cancellate anche la perentorietà, l’unicità, la sicurezza e l’istituzionalità degli ospedali psichiatrici, la sfida della fotografia è quella di rappresentare per immagini il disagio mentale che è tra noi.

Quel disagio che, al di là degli stereotipi conosciuti e nonostante la grande rimozione operata, sicuramente non è scomparso ma che è oggi senza confini, esplora nuovi luoghi, nuove esperienze di vita e vuole conquistare lo spazio per la piena espressione dell’individuo.

Il lavoro è accompagnato dalla lettura critica di Marra e da una “Breve storia della fotografia manicomiale” di Federica Muzzarelli.

Le stesse immagini del testo sono state esposte nella mostra omonima svoltasi all’Accademia di Belle Arti nello scorso mese di gennaio e promossa da Provincia di Bologna, Azienda USL e Università.


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