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Stampa Articolo Pubblica XX Festival del Cinema Africano, d’Asia e America latina su Facebook Ascolta XX Festival del Cinema Africano, d’Asia e America latina Data: 16 marzo 2010
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XX Festival del Cinema Africano, d’Asia e America latina




Il festival del cinema Africano, d’Asia e America latina, organizzato dall’associazione COE (Centro Orientamento Educativo), giunge quest’anno alla sua ventesima edizione.




Questa importante manifestazione viene come sempre ospitata dalla città di Milano ed avrà luogo dal 15 al 21 marzo 2010. Essa rappresenta un appuntamento ormai storico per tutti gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, del Continente Asiatico e del Sud America.

Il COE dava il via a questa manifestazione, piena di attese e di speranze, ormai 20 anni fa ed oggi può orgogliosamente guardare ad una storia che si è costituita di immagini affascinanti e ricche di senso, nonché di incontri fra individui provenienti da ogni parte del globo.

Il festival ha da sempre il sostegno di importanti istituzioni pubbliche e private quali Eni, Credito Artigiano, Regione Lombardia, CEI e Diocesi di Milano, che ne riconoscono l’importante valenza culturale ed educativa. Valori questi che il pubblico ha saputo recepire con forza, tanto da fornire un seguito ed un’attenzione sempre crescenti nel susseguirsi delle edizioni.

In questi venti anni, il festival ha saputo confermare una “doppia vocazione”: da una parte appuntamento cinematografico e culturale importante all’interno di una offerta ricca e diversificata come quella che la città di Milano sa offrire; dall’altra momento di contatto e conoscenza tra parti del mondo molto lontane tra loro, ma principalmente occasione di riflessione relativamente a tematiche quali razzismo ed immigrazione, all’ordine del giorno in una realtà multiculturale come quella milanese.

La questione della convivenza tra i popoli è oggi al centro di grandi dibattiti ed è teatro di incontro-scontro tra punti di vista e sensibilità molto differenti tra loro. Alla luce di ciò, Il festival del cinema africano, d’Asia e America latina, si fa promotore di un assunto fondamentale ma che spesso viene dimenticato: per “capire” il prossimo è necessario anzitutto conoscerlo.

L’esperienza cinematografica offre allo spettatore una forte possibilità di conoscenza ed apertura all’altro: nella sua essenza di arte costituita da immagini in movimento e suoni, esso è in grado di articolare una esperienza immersiva che assume i contorni di un percorso capace di mettere lo spettatore in contatto con mondi e realtà estremamente diversi e dissonanti tra loro. Così il piacere dello sguardo e dell’ascolto nel buio della sala diventano strumenti per apprendere e cercare di capire ciò che appare di fronte a noi.

In questa direzione, il festival sposa quest’anno la campagna di sensibilizzazione “Il razzismo è una brutta storia”, voluta dall’editore Feltrinelli di Milano, che diviene così partner attivo del festival. In un’Italia tristemente sempre più intollerante questa campagna, atta a sensibilizzare sui temi dell’incontro di culture, dell’affermazione del valore della convivenza tra diversi e della lotta al razzismo, da un anno segna con il suo logo tutte le pubblicazioni della Casa editrice Feltrinelli. Proprio grazie al festival del cinema africano, d’Asia e America latina, “Il razzismo è una brutta storia” ha avuto la possibilità di aprirsi al cinema.

La serata d’apertura della manifestazione prevede la proiezione in anteprima del film Precious (USA, 2009) del regista Lee Daniels, vincitore di due premi oscar. La scelta di questa pellicola è particolarmente emblematica nel contesto di questa manifestazione: essa dipinge un quadro duro e spietato della vita, fatta di miseria ed ignoranza, degli afro-americani nei ghetti di una realtà multiculturale come quella degli Stati Uniti d’America. La protagonista Precious, diciassettenne obesa, semi-analfabeta e oggetto di violenze da parte del padre, sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo, nonché di essere alta, magra e bionda.

Solo grazie all’appoggio di un’assistente sociale e di un’insegnante della scuola differenziale dove si iscrive, la ragazza riuscirà ad emanciparsi dalla sua condizione e ad incamminarsi verso un futuro di maggior speranza e consapevolezza di sé. Come ha sottolineato Inge Feltrinelli, presidente della giuria ufficiale della manifestazione, nel corso della conferenza stampa di presentazione, la speranza è che con questo film, nonché con tutta l’offerta culturale proposta dal festival, sia possibile aiutare a sconfiggere quel razzismo silenzioso e dilagante che sta sempre più prendendo piede in Italia.

Il programma del XX festival del cinema africano, d’Asia e America latina prevede le ormai consuete due sezioni competitive “Finestre sul mondo”, aperte ai lungometraggi ed ai documentari.

Tra i film presenti in questa sezione possiamo menzionare Moloch Tropical di Raoul Peck (Haiti/Francia, 2009), acuta e inquietante rappresentazione delle aberrazioni del potere assoluto; l’anteprima di Adieu Gary di Nassim Amaouche (Algeria/Francia, 2009) che al festival di Cannes 2009 si è aggiudicato il Grand Prix de la critique; il regista esordiente Mostofa Sarwar Farooki che presenta in anteprima il film Third Person Singular Number (Bangladesh, 2009); Une vie toute neuve (Corea del sud/Francia) di Ounie Lecomte che racconta in modo crudo e toccante la vita dei piccoli ospiti di un orfanotrofio coreano; Janala (India, 2009) ultima fatica del maestro Buddhadeb Dasgupta.

Tra i documentari, invece, abbiamo due produzioni in anteprima europea assoluta: Zahra (Palestina, 2009) di Mohammad Bakri e Un conte de fatis (Tunisia, 2009) di Hichem Ben Ammar. Ricordiamo poi Congo in Four Acts (Congo/Sudafrica 2009), documentario realizzato a più mani da giovani registi congolesi e presentato già al Festival di Berlino, nonché Enemies of the people (Cambogia/UK, 2009), pluripremiata opera di Thet Sambath e Rob Lemkin.

A “Finestre sul mondo” si affiancano poi altri due concorsi, vale a dire quello per il “Miglior film africano” e quello per i “Migliori cortometraggi”.

Oltre a queste sezioni, il festival prevede anche la presentazioni di altri film non in concorso. In particolare, una importante novità di questa XX edizione è “Forget Africa”, realizzata in collaborazione con L’international Film Festival di Rotterdam. “Forget Africa” è costituita da film commissionati dal Festival internazionale di Rotterdam a registi europei ed asiatici che, non avendo mai messo piede in Africa, sono stati invitati a viaggiare in un paese a propria scelta del continente africano per raccontarlo con un film. Ne sono emersi ritratti di una Nazione povera ma culturalmente molto vivace, desiderosa di farsi conoscere al resto del mondo.

Particolarmente significativa è poi la sezione “Razzismo Brutta Soria”, istituita quest’anno attraverso la precedentemente menzionata collaborazione con la casa editrice Feltrinelli, che ospita film ispirati al tema del razzismo. Tra gli altri, vengono qui presentati film come Precious, già selezionato come titolo d’apertura della manifestazione, nonché due storie ambientate in Italia: C.A.R.A. Italia di Dagmawi Ymer (Italia/Etiopia, 2009) e Il colore delle parole di Marco Simon Puccioni (Italia, 2009).

Il primo narra la dolorosa esperienza di vita degli ospiti del centro d’accoglienza C.A.R.A. per rifugiati politici in provincia di Roma, uomini che si sono lasciati alle spalle un’esistenza dura e travagliata ma che devono anche affrontare la diffidenza, se non a volte il rifiuto, della terra che li ospita. Il secondo invece si incentra sulla difficoltosa esperienza di vita di alcuni immigrati, da tempo in Italia ma non ancora cittadini Italiani, tra integrazione, razzismo, multiculturalità e senso di auto-rappresentazione delle seconde generazioni, che non sanno a quale radice appartenere o preferiscono non definirla.

Molto interessante è poi la sezione “Africa nel pallone: Cinema e Calcio in Africa in attesa dei mondiali”, voluta quest’anno in occasione dei mondiali di calcio, per la prima volta nella storia ospitati da un paese africano, il Sudafrica.

Il Festival ha così deciso di dedicare una finestra a quei film che, negli ultimi anni, si sono occupati di rappresentare il fenomeno calcistico nel continente africano. Tra le pellicole qui presentate, una delle più forti e dense di significato è More Than Just a Game (Sudafrica, 2007) di Junai Ahmed che, alternando interviste, fiction ed immagini di repertorio, racconta la vera storia di cinque militanti politici rinchiusi nel terribile carcere di Robben Island durante il regime dell’apartheid, che riuscirono a sopravvivere durante gli anni di carcerazione proprio formando una squadra di calcio. Da ricordare come Anthony Suze, uno dei carcerati protagonisti di quest’ultimo film, sarà ospite di una tavola rotonda allo Spazio Oberdan di Milano, giovedì 18 Marzo.

Ricordiamo infine la sezione “Fuoriconcorso”, che presenta in prima nazionale dei documentari di successo internazionale girati non da registi nativi dell’Africa o dell’Asia ed “Extr’A”, dedicata alle opere di registi italiani che trattano problematiche relative all’immigrazione in Italia. Tra gli altri, rientrano in questa categoria i già menzionati C.A.R.A Italia e Il colore delle parole.

La ricchezza di offerte culturali proposte dal XX festival del cinema africano, d’Asia e America latina, non si ferma tuttavia alle sole proiezioni cinematografiche. È infatti prevista l’apertura di un Festival Center, vale a dire uno spazio di incontro/bar per gli ospiti e il pubblico del Festival che accoglie varie iniziative ispirate alle culture dei tre continenti. Verranno quindi preparate mostre, eventi culturali e momenti di relax tra una proiezione e l’altra. Particolarmente interessante è l’allestimento di un happy hour con assaggi di cibo dal mondo: l’idea è infatti quella che la conoscenza di un popolo passi anche attraverso la sperimentazione delle sue abitudini culinarie.

Decisamente significative sono poi le iniziative di “Spazio scuola” e “Spazio Università”. Queste si articolano in una serie di proiezioni di lungometraggi e documentari tratti dai titoli partecipanti al Festival, accompagnate da tavole rotonde e dibattiti, rivolte nel primo caso ai ragazzi che frequentano le scuole elementari, medie inferiori e superiori, nel secondo a coloro che frequentano l’università. Lo scopo di “Spazio scuola” è quello di sensibilizzare bambini ed adolescenti verso tematiche per certi versi forse ancora difficili da comprendere, ma che comunque diventa imprescindibile presentare, se si vuole far loro davvero capire il mondo nel quale stanno divenendo adulti, in tutta la sua problematicità. “Spazio Università” si configura invece come un importante fattore di arricchimento ed ampliamento dei temi e degli argomenti già trattati dagli universitari nel corso dei propri studi, grazie anche all’intervento diretto di alcuni dei registi che partecipano al festival.

Si è cercato di illustrare ed enucleare la ricca proposta culturale che il XX Festival del cinema africano, d’Asia e America latina propone anche quest’anno.

Tuttavia si ritiene che una manifestazione come questa sia di questi tempi particolarmente significativa: i casi di disordini e gli episodi di intolleranza razziale, spesso accompagnati da manifestazioni di violenza, sono costantemente agli albori delle cronache e proprio la città di Milano è uno dei teatri.

Eventi come questo risultano quindi fondamentali, perché stimolano lo spettatore alla riflessione ed alla problematizzazione del reale e di ciò che lo circonda, lo spingono ad uno sforzo di comprensione e di apertura verso l’altro volto a sradicare pregiudizi e ipocrisie, facendogli notare come “Il diverso” sia in realtà un universo ricco e tutto da scoprire.


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