Data: 6 agosto 2009Letture: 2.368
Reportage Giffoni Experience 09
Pubblichiamo il reportage sul
09 - 39sima edizione del Film Festival Ragazzi di Giffoni Vallepiana (SA) a cura del nostro nuovo collaboratore Leandro Sgueglia.
Il Festival del Cinema per Ragazzi di Giffoni Vallepiana (già Giffoni Film Festival e da quest’edizione GiffoniExperience-Film Festival) è da anni oramai, un evento che rappresenta un appuntamento fondamentale nell’ambito internazionale dei festival cinematografici nonché più generalmente artistici e culturali.
Questa edizione 2009, peraltro, rappresenta una svolta fondamentale per la kermesse e per la sua struttura promotrice, che iniziano ad evolversi verso ulteriori sviluppi in attesa di un esordio pure nel mondo della produzione cinematografica nonché della nascita, futura negli anni ma sempre più prossima, della ‘Multimedia Valley’, ovvero una città del cinema che parta dal nucleo dell’attuale Cittadella del Festival per estendersi nella piana verde giffonese, ovviamente sempre in maniera sostenibile con il contesto ambientale.
EXPERIENCE
Già lascia assaporare in qualche modo l’evoluzione in corso, la stessa scelta di assumere l’appellativo ‘experience’ in un nuovo brand che non contraddice la grafica e la dicitura originali ma che, allo stesso tempo, apre evidentemente e volentieri al nuovo, quello più prossimo e quello più remoto.
La scommessa di inaugurare la stagione dell’ ‘Experience’ significa far intendere il GFF, ancor più di quanto già lo sia stato negli anni precedenti, oltre la manifestazione cinematografica, come evento umano a 360° e nel senso più pregno del termine, fino a segnare in maniera sempre più efficace, con la sua periodicità, uno stabile riferimento culturale, certamente per l’area locale nonché per l’intero territorio campano, ma anche e soprattutto per la dimensione creativa dell’umanità nella nuova cittadinanza europea e globale, come già fanno sul piano strettamente artistico Festival internazionali quali Cannes, Venezia e quello degli Oscar Hollywoodiani, ma col determinante valore aggiunto della componente giovanile e di quella comunitaria.
Di fatti Giffoni Film Festival si concretizza, sin dall’inizio della sua oramai pluridecennale esistenza, come una rete intergenerazionale, con una preponderante componente giovanile, tenuta insieme dalla passione creativa per la cinematografia oltre che dalla voglia comune di vivere il contesto che si colloca tra il “campus” e lo sperimentalmente culturale.
Un esperimento di vita comunitaria, insomma, dove si scandiscono le ore mediante proiezioni ed incontri diretti con le personalità più caratterizzanti del cinema e della cultura in generale, catapultando giovanissimi, giovani ed adulti, provenienti da ogni parte del mondo, da un lato nella vita concretamente comune (nell’epoca del boom del “virtual community”) e dall’altro nel confronto con la forma artistico-espressiva più prolifera dell’ultimo secolo, quale è il cinema.
Il passo significativo da questa edizione in poi, sta proprio nel trasformare l’esperimento in ‘esperienza’ (“from experiment to ‘experience’ ”), appunto: una comunità creativa che possa quindi vivere, oltre i giorni della tradizionale kermesse estiva, 365 giorni all’anno, e si lasci vivere sia con la partecipazione diretta, sia attraverso le sue produzioni, i suoi tour mondiali (ampliando il programma “GFF nel mondo”, già attivo da diversi anni), i suoi media-communicationis, la sua promozione in termini di formazione artistica di giovani talenti.
MASTERCLASS

Foto di Giulio Meleleo
La novità più concreta che ha avuto fondamentale risalto, è stata sicuramente MasterClass, una speciale classe di eccellenze scelte tra i giurati che si sono distinti nelle ultime dieci edizioni del Festival: 80 giovani a cui è stato dedicato un vero e proprio master fatto da incontri con le cime del panorama internazionale della cinematografia e della cultura, alternati con momenti di laboratorio mirati alla realizzazione di una serie di cortometraggi.
L’esperimento prende il via il 17 luglio con l’incontro tra i “masterclasser” (così hanno iniziato a chiamarsi simpaticamente i ragazzi tra loro) e David Warren autore di famosi serial-tv statunitensi come ‘Desperate Housewife’ ed ‘Hugly Betty’, per proseguire attraverso seminari interattivi con personalità quali il regista Baz Lhurman (noto per la direzione di cult come ‘Moulin Rouge’ ed ‘Australian’ ), lo scrittore Diego De Silva (autore tra l’altro del romanzo ‘Certi Bambini’ e della relativa sceneggiatura per il film diretto dai fratelli Frazzi), l’intellettuale, sceneggiatore e romanziere Vincenzo Cerami (famoso per le sue collaborazioni con Benigni ma già prima per i lavori svolti col suo maestro Pierpaolo Pasolini), l’attore Luigi Lo Cascio (oramai nel gotha cinematografico italiano ed emerso, dopo una rispettabile gavetta, con il film di Marco Tullio Giordana ‘I Cento Passi’)l’attore Filippo Timi (già affermato interprete teatrale ed ora fresco del successo del film di Marco Bellocchio ‘Vincere’, in cui ha recitato da protagonista), il regista Davide Ferrario (che, tra gli altri film, ha diretto il noto ‘Dopo Mezzanotte’), il disegnatore Milo Manara, il critico cinematografico Valerio Caprara, l’attore e regista Sergio Castellitto.
Se tutti gli incontri meriterebbero l’onore della cronaca, alcuni esigono particolare risalto, per quanto sono riusciti a dare in termini di esperienza culturalmente formativa gli ospiti speciali e per la straordinaria interazione dei “masterclasser”, sempre reattivi, criticamente partecipi e preparati.
Mattina del 19 luglio: incontro con Vincenzo Cerami
Foto tratta dal sito www.giffoniff.it
Formatosi presso illustri maestri, da Pasolini a Moravia, Cerami è noto soprattutto per le preziose sceneggiature su cui si fondano le interpretazioni di Roberto Benign, ma si rivela, di fronte alla MasterClass del ‘Giffoni Experience 09’, cineasta a tutto tondo ed intellettuale eclettico, quale è, percorrendo con questi stessi un iter che va dalle questioni più tecniche a quelle più ampiamente relative al mondo della cinematografia e del teatro, ma anche della letteratura e della filosofia nonché dell’intera dimensione sociale ed esistenziale.
Stuzzicato dalle domande degli interlocutori, Cerami afferma per quanto concerne il mestiere di sceneggiatore: «Come si mette ordine tra le idee? La cosa più importante intanto è averle. Poi tutto il resto sta nella più spontanea capacità di saper discernere. L’elemento
determinante, intanto resta il rapporto di ‘pietas’ nei confronti dei propri personaggi, che bisogna amare per non renderli caricaturali».
Inoltre soffermandosi sulle differenze e sulle similarità tra il teatro e il cinema, con
particolare riferimento all’elemento comico, lo sceneggiatore romano specifica: «In teatro nasce la comicità di situazione, quella propria della gag, spesso nata in momenti di difficoltà dell’attore (che magari dimentica il copione), mentre il cinema le dona tutta un’altra dimensione».
In conclusione dell’incontro, a proposito del rapporto con quello che è stato uno dei suoi principali maestri, Pierpaolo Pasolini (già suo insegnante alle scuole medie inferiori), Cerami si esprime così: «Un fotografo della realtà sociale ed umana dal dopoguerra ai giorni nostri, tramite la sua opera intesa complessivamente tra teatro, cinema, letteratura, pubblicistica socio-politica e filosofica».
Pomeriggio del 19 luglio: incontro con Luigi Lo Cascio
Foto tratta dal sito www.giffoniff.it
Nato attore di teatro e giunto poi alla ribalta del successo cinematografico nonché artista di forte coscienza civile,il sicilianissimo Luigi Lo Cascio mette tutto il suo bagaglio umano e culturale a disposizione della vivace platea “masterclasser” mostrando sempre umiltà ma rispondendo in maniera sempre soddisfacente. La maggior parte delle questioni sollevate dagli interlocutori sono soprattutto relative ai ‘Cento Passi’ e alla ‘Meglio Gioventù’, i lavori di Marco Tullio Giordana in cui Lo Cascio ha rivestito ruoli da protagonista.
Lo stesso attore si dimostra particolarmente legato a quei film e specialmente ai ‘Cento Passi’, ricordandone i momenti più salienti del set e soprattutto condividendo con gli spettatori l’emozione di vestire i panni di un personaggio come Peppino Impastato, giovane comunista siciliano ucciso dalla mafia che impavidamente combatteva, un mito e un gigante per lo stesso attore.
Soffermandosi invece più specificamente intorno al mestiere dell’attore: tecnica, spirito, esperienza, Luigi Lo Cascio spiega ai giovani come, secondo lui, chi fa il suo lavoro non possa specializzarsi solo in uhn ambito, il cinema o il teatro: «deve esserci piuttosto la considerazione di un ambito unico del rapporto con i testi – aggiunge l’attore – nonché della trasmissione di questi al pubblico tramite la recitazione».
Ritornando poi, dopo averlo già affrontato con Cerami la stessa mattinata, sul rapporto tra cinema e teatro, Lo Cascio afferma: «il cinema costringe ad una presenza totale sulla scena, invece il teatro paradossalmente no; senza dimenticare che però il teatro è un carillon, un ingranaggio perfetto che si basa essenzialmente su un artificio retorico-letterario, al libello del linguaggio».
24 luglio: incontro con Sergio Castellitto
Foto tratta dal sito www.giffoniff.it
Le domande dei “masterclasser” hanno impegnato decisamente pure l’attore e regista Sergio Castellitto, il quale ovviamente ha risposto in maniera sempre completa ed elegante, anche se lasciando talvolta insoddisfatti i giovani più esegenti nella platea.
Castellitto ha spiegato ai formanti come l’atto recitativo sia in realtà un atto sentimentale, istintuale, energico, colmo di introspezione anche se non può far a meno di una razionalità regolante.
L’incontro col cinquantacinquenne attore romano ha portato con sé anche
l’anticipazione di film che saranno prossimamente nelle sale e che lo vedono protagonista, “Tris di donne – abiti nunziali” e “La bellezza del somaro”. Ma il clima si surriscalda quando si affronta, in seguito ad una provocazione di una giurata, il tema del rapporto tra la produzione culturale “pop” (per qualcuno, in alcuni casi, “trash”) e quella “di qualità”: Castellitto, a tal proposito, sostiene che l’unico metro qualitativo di un’opera d’arte sia quello del successo, identificando dunque evidentemente quantità e qualità, sollevando così la contestazione, pur se educata, di una buona parte della giovane ma culturalmente preparata platea.
LE GIURIE
Foto tratta dal sito www.giffoniff.it
Le storiche e vere protagoniste del Giffoni Film Festival, restano e resteranno tali anche oggi e domani nel nuovo GiffoniExperience: le giurie di bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni, che visionano, commentano (coi relativi registi o attori) e votano i film in gara.
Da quest’edizione, le categorievdi giurati sono state riformulate e al posto di ‘Kidz’, ‘First Screen’, ‘Free-to-Fly’ e ‘Y-Gen’, sono state organizzate le tre sezioni ‘Elements’ (+3; +6; +10 i numeri corrispondono all’età) e le due ‘Generator’ (+13; +16 – i numeri corrispondono sempre all’età). Resta invece la categoria speciale over-18 (‘Sguardi Inquieti’) rivolta esclusivamente a cortometraggi.
Il clima giffonese è soprattutto tra le giurie che va a concretizzarsi, lasciandosi respirare e inebriando i ragazzi. Girando nella Sala Truffaut, una delle due dove vengono dati i film in gara (quella interna alla Cittadella; l’altra è quella del vecchio Cinema Valle, al centro del paesino) dopo una proiezione, si vedono palpebre stropicciate ma anche facce basite ed occhi da futuri cinefili; arrivati gli ospiti, iniziano ad alzarsi le prime dita e a riproporsi le prime domande; anche trai più piccoli, soprattutto tra quelli che vanno dai 6 ai 12 anni, maturano, insieme agli interrogativi più ingenui («come si fa a diventare regista?», «che emozioni si provano a vedere il proprio film proiettato dopo averci lavorato tanto?»), le riflessioni più profonde («sente una responsabilità particolare a fare film per ragazzi? […] e quanto di fanciullo resta in lei?»).
Un ruolo fondamentale per il contatto tra il Festival e i giovani giurati, lo svolgono i ‘Facilitator’, delle particolari figure umane e professionali che coordinano il lavoro delle giurie, facilitano la socializzazione tra ragazzi, e soprattutto dialogano con loro. Tre sono i ‘Facilitator’ che, da anni oramai, hanno rappresentato un riferimento per tutti i giovanissimi del Festival: Carla Paglioli, Gian Vincenzo….. e Luca Apolito (anche componente dell’Area Artistica dell’Organizzazione).
Hanno incontrato quest’anno le giurie, oltre ai registi ed agli interpreti dei film, anche personalità di rilievo della cinematografia quali: Jane, Giarrusso, Roja, Balducci, Ryder, Bisio Claudio, Bosca, Gorietti, Salvi Francesco, Bosi, Santamaria, Bova, Scaparro, Branciamore, Schreiber, Smutniak, Caprino, Marchioni, Mendes (Eva), Tognazzi (GianMarco), Mezzogiorno, Valanzano, Conticini, Moccia, Villaggio, Crescentini, Mollaioli,Vitte, Watts, Ragusa, Fleri, Ricci (Christina), Germano, Rohrwacher.
I FILM VINCITORI
Foto di Giulio Meleleo
Per la sezione ‘Elements +6’ il vincitore è stato lo spagnolo ‘Carlitos and the chance of a lifetime’ di Jesús Del Cerro. Per quella ‘ELEMENTS +10’, invece, la pellicola vincente è ‘A time to love’ (Iran) di Ebrahim Forouzesh. Nella categoria ‘GENERATOR +13’ trionfa la produzione statunitense-australiana ‘broken hill’ di Andrew Lancaster.
In ‘Generator +16’ ha grande successo ‘My suicide’ di David Lee Miller, che riceve il plauso anche della Giuria di Qualità e della critica nonché di tutti gli osservatori vicini e distanti del Festival.
My Suicide
Foto tratta dal sito www.giffoniff.it
My Suicide: il film più premiato di questa Trentanovesima edizione del Festival di Giffoni, aggiudicatosi tre riconoscimenti quali il titolo di «Miglior Film» per la categoria Generator+16, il ‘Gran Premio della Giuria’ sempre per la sezione ‘Generator+16’ e il Premio Speciale del portale cinematografico ‘My Movies’.
Il regista americano David Lee Miller (al suo secondo lungometraggio – ricordiamo l’esordio con il film horror ‘Breakfast for aliens’) realizza ‘My suicide’ con un budget minimo e racconta la storia di Archie Williams (interpretato dall’attore Gabriel Sunday), ovvero un diciassettenne geniale nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, che diventa il ragazzo più popolare della scuola, annunciando di uccidersi presto davanti alla telecamera: il giovane, in questo modo, si ritrova al centro dell’attenzione dei suoi compagni, dei dottori e perfino della più bella del liceo; alcuni provano a salvarlo, altri vogliono imitarlo.
Travolgente. Spiazzante. Pungente.
‘My suicide’ può essere considerato uno riproduzione spietata della società odierna, dunque una sua stessa critica con particolare riguardo al tema della manipolazione mediatica.
Il piano narrativo impostato proprio dal regista, tende ad un impianto sequenziale che spesso adotta un linguaggio scenico molto crudo, per poi sfociare in una eccezionale svolta finale. Impeccabile pure l’interpretazione attoriale. L’unica pecca, probabilmente, è l’eccessiva ridondanza dei toni esasperati, anche se mai retorici, nella prima parte del film.
Nel complesso, un gioiellino cinematografico che esprime tutto il suo valore nella capacità di affrontare un tema che rappresenta ancora un tabù, quale il suicidio, nonché la denuncia sociale della contemporaneità, senza mai cadere nella banalità o nella violenza gratuita.
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Categorie: Festival, Giffoni Experience
Parole Chiave: Festival del Cinema per Ragazzi, Giffoni Experience, Giffoni Film Festival, My suicide












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