Data: 3 febbraio 2010 | Letture: 208
Future Film Festival di Bologna (26-31 Gennaio 2010)
Nella nuova cornice del Teatro Duse bolognese (sede della maggior parte delle proiezioni della manifestazione) la giuria Ufficiale del Future Film Festival 2010, ha premiato Panique au village per la sua dirompente energia creativa.
Il film belga di Stèphane Aubier e Vincent Patar, mostrato in anteprima in questo gelido ed innevato inverno di Bologna, vera e propria sorpresa della dodicesima edizione del Future Film Festival (26-31 Gennaio 2010), si è aggiudicato il riconoscimento del Platinum Grand Prize e ha sancito una sorta di inaspettato e piacevole “ritorno alla tradizione”.
Perchè il film, tratto dall’omonima serie belga già di culto in patria, è girato con la tecnica della stop motion. Il vecchio e meglio conosciuto “passo uno” di sempre: l’animazione classica, niente a che vedere con i dettami tecnologici ed innovativi degli ultimi anni. Ed ecco infatti che proprio nel contesto festivaliero bolognese, nato e concepito fin dai suoi esordi (anche) come una finestra aperta sul mondo delle nuove tecnologie digitali applicate all’audiovisivo e al linguaggio dell’animazione cinematografica, questo premio ufficiale si ammanta un tantino sorprendentemente della patìna del conclamato ritorno all’ordine.
In realtà, l’opera colpisce perchè è un vero caleidoscopio visivo: i pupazzi di plastilina che si animano guizzanti sullo schermo fanno pensare per un attimo alla scuola classica dei paesi dell’Est e all’animazione “pseudoillusionistica “ e poetica di maestri come Jan Svankmajer. Senza contare poi la storia surreale e la sua originalità drammaturgica. L’elemento ritmico (quasi musicale) dà vita ad una sorta di sincopata sinfonia visiva. I pupazzi si muovono a scatti, disseminando una frenesia e una velocità in grado di travolgere lo spettatore.
Anche la “Menzione Speciale” è stata assegnata ad un film girato “a passo uno”. La motivazione tecnica addotta dalla giuria della competizione in merito al film belga vincitore del premio può essere quindi considerata valida e plausibile anche per questo film raffinato e un po’ dark nelle sue atmosfere. Entrambe le opere in stop motion hanno dato infatti prova tangibile di un fatto inconfutabile. Ovvero che serve soprattutto molta convinzione ed un pizzico di coraggio per dimostrare oggi come non occorrano necessariamente tecnologie e tecniche sofisticate, meccaniche e computerizzate per creare e dare vita a mondi fantastici, ancora in grado di sorprendere, di stupire e di catturare lo sguardo degli spettatori1.
Edison & Leo (che ha ottenuto la suddetta menzione) è un lungometraggio canadese realizzato da Neil Burns nel 2008 ed è stato senza dubbio apprezzato e premiato per il soggetto insolito. Il film infatti racconta la storia della famiglia Edison, in uno strambo intreccio tra una serie strampalata di vicissitudini familiari e private e la Storia del cinema nota, canonicamente intesa e popolare. I toni generali virano ben presto nel regime grottesco: si ride in modo amaro, si abbozzano mezzi sorrisi ed un po’ inevitabilmente si pensa, rimanendo spiazzati quasi interdetti.
Quanto detto fin qui tuttavia non deve comunque sviare: l’ evento del Future ha tutt’altro che perso per strada il suo interesse originario per le tecnologie e le nuove proposte di linguaggio. Questo “riaffermarsi” della soluzione dei primordi non deve infatti far supporre che le proposte in digitale e la tecnologia nelle sue più difformi varianti abbiano latitato quest’anno a Bologna.
Innanzi tutto durante il festival si è svolto il cosiddetto 3D Day: muniti di occhialini gli spettatori hanno potuto vedere la saga celebre della Pixar Toy Story (nei suoi due capitoli Toy Story 3D e Toy Story 2 3D) . Un esempio di animazione che già è storia: dall’ormai lontano 1995, anno del primo film, questi esempi visivi e digitali hanno cambiato completamente il modo di concepire la narrazione cinematografica animata. Inoltre è stato mostrato per una versione stereoscopica l’horror-thriller The Hole 3D per la regia di Joe Dante. Un buco nel seminterrato, una famiglia media americana che si trasferisce in una nuova città e un cineasta che si diverte a giocare con i generi. La voragine senza fondo si fa quindi metafora finto-seria di tutte le paure più nascoste, mentre la tridimensionalità va qui a definire anche e soprattutto una idea di cinema come “arte delle attrazioni” per eccellenza. Come nel gioco e nella fiera dei divertimenti, qui la tecnologia si fa ancora oggi veicolo per stupire, meravigliare e colpire il pubblico.
Della rivoluzione tridimensionale si è poi anche discusso ampiamente nel corso di una animata tavola rotonda. Si è parlato anche del cortometraggio realizzato da Wim Wenders dal titolo Il Volo: una opera messa a punto e prodotta proprio in 3D, nonché girata interamente in calabria nel comune nostrano di Badolato, in provincia di Catanzaro. L’innovazione tecnologica nell’industria dell’audiovisivo pone infatti tutta una serie di questioni legate anche ai processi di distribuzione e di promozione dei recenti e difformi prodotti artistici, oltre alle nuove potenzialità tecnico-linguistiche e alla diffusione di nuovi modi operandi di realizzazione e di effettiva produzione.
Infine, sempre a proposito di nuove tecnologie, tra i film visti possiamo menzionare il giapponese Oblivion Island: Haruka and the Magic Mirror di Shinsuke Sato. Una opera girata interamente in computer grafica, che racconta la storia fantastica di un viaggio e di un mondo irreali ed incredibili. Una scoperta, un cammino e soprattutto un universo “a parte” rutilante e coinvolgente popolato da strane creature e dove tutto (forse) puo’ ancora accadere.
1Vedi la dichiarazione ufficiale della Giuria del festival: http://www.futurefilmfestival.org/it/2010/02/01/i-vincitori-di-fff2010/
Categorie: Festival, Future Film Festival
Parole Chiave: 3D Day, Edison & Leo, Future Film Festival 2010, Il Volo, Joe Dante, Neil Burns, Oblivion Island: Haruka and the Magic Mirror, Panique au village, Platinum Grand Prize, Shinsuke Sato, Stèphane Aubier, The Hole 3D, Toy Story 2 3D, Toy Story 3D, Vincent Patar, Wim Wenders














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