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	<title>Rivista Online &#124; Arte - Cinema - Spettacolo - Teatro - Tv  &#124; Persinsala.it</title>
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	<description>recensioni film, recensioni teatrali, arte, cinema, tv, spettacolo, festival, interviste, filmografie, programmazioni</description>
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		<title>Chuck 3 serie</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavia Petruccioli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/Chuck-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11247" title="Chuck 3" src="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/Chuck-3-80x120.jpg" alt="" width="80" height="120" /></a>Burbank, California. Chuck Bartowski lavora presso il negozio di elettronica “Buy More”, parodia della famosa catena di supermercati statunitensi “Best Buy”, come esperto di computer nella sussidiaria “Nerd Herd”. Con lui lavora il miglior amico Morgan Grimes. Chuck vive con la sorella Ellie e il compagno “Capitan Fenomeno” per le prime due serie, mentre nella terza questi ultimi si trasferiranno nell&#8217;appartamento limitrofo.<br />
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Bene, prima di arrivare alla terza stagione, sarà opportuno fare un piccolo ripasso delle stagioni precedenti.<br />
Nella puntata pilota, Chuck riceve una mail da un suo vecchio collega e amico della Standford University, Bryce Larking (Matthew Bomer), ora diventato agente della CIA. Le informazioni inviategli, andate distrutte dal database originario, sono state ormai incorporate nel cervello del protagonista, tanto da diventare un vero e proprio computer umano, che viene attivato attraverso dei “flash” alla vista di volti, nomi, voci e parole chiave.</p>
<p>La CIA e la Sicurezza Nazionale inviano così a Burbank due agenti, rispettivamente Sarah Walker e John Casey, per recuperare i dati e proteggere l&#8217;INTERSET umano Chuck, il quale viene così costretto, utilizzando le sue nuove capacità, ad aiutare il governo, sotto gli occhi vigili dell&#8217;agente Walker e Casey.</p>
<p>Episodio dopo episodio il legame non solo di stima e fiducia ma anche di affetto tra Bartowski e la Walker si solidifica, anche se il loro feeling sentimentale stenta a decollare.</p>
<p>Alla fine della seconda stagione, ora in onda in Italia su Steel e la domenica mattina su Italia1, Chuck con la sua squadra, riesce ad eliminare il Fulcrum, ossia una organizzazione ostile di spionaggio, che tenta in tutti i modi di distruggere il database governativo umano. Nell&#8217;ultima puntata viene aggiornato l&#8217;Interset di del protagonista, con uno ancora più potente. Chuck impara così le arti marziali, lingue straniere e ad usare le armi.</p>
<p>Arriviamo così all&#8217;attesissima terza stagione, ora trasmessa negli USA e in Canada. Inizialmente, soprattutto a causa degli alti costi dovuti agli effetti speciali, si era deciso di girare solo 13 episodi, per poi, invece, arrivare a crearne ben 19 .</p>
<p>Il tira e molla tra Chuck e Sarah sarà ben presente anche nella terza stagione e molte saranno le guest star, come Brandon Routh, già visto in Batman returns e Kristin Kreuk, ex di Smalville.</p>
<p>Chuck ora appare come una vera e propria spia che sarà costretta a partecipare a molte missioni di spionaggio negli USA e nel resto del mondo, sia con la sua squadra e con il neo acquisto Shaw-Brandon Routh, che vedremo in otto episodi, che in solitaria.</p>
<p>In questa serie qualcuno scoprirà  la doppia vita  di Chuck, tenuta nascosta a parenti ed amici fino a quel momento, uno di questi sarà  sicuramente l&#8217;ormai cognato “Capitan Fenomeno”, mentre l&#8217;altro probabilmente si scoprirà durante l&#8217;episodio 3X09 “Chuck vs The Beard”, anche se il titolo fa capire già qualcosa circa questa persona.</p>
<p>Chuck 3 season va in onda negli Stati Uniti sul network NBC dal 10 gennaio 2010, anche se ora, causa olimpiadi invernali, è stato tolto dalla programmazione, per ricominciare lunedì 1 marzo con l&#8217;episodio 3X08 “Chuck vs The Fake Name”.</p>
<p>Tra le guest star di questa stagione sono presenti, oltre ai già nominati Brandon Routh e Kristin Kreuk, anche Robert Patrick, Armand Assante, Steve Austin, Vinnie Jones, Fred Willard, Swoosie Kurtz e Christopher Lloyd.<br />
In Italia la terza stagione sarà trasmessa in prima visione a fine 2010 sul canale di Premium Gallery Steel.</p>
<p>Serie televisiva statunitense di Josh Schwartz &amp; Chris Fedak.</p>
<p>Con Zachary Levi (Chuck Bartowski), Yvonne Strahovski (Sarah Walker), Adam Baldwin (John Casey), Joshua Gomez (Morgan Grimes), Sarah Lancaster (Dr. Ellie Bartowski), Ryan McPartlin (Dr. Devon “Captain Awsome” Woodcomb), Mark Christopher (Michael “Big Mike” Tucker), Vik Sahay (Lester Patel), Scott Krinsky (Jeffrey “Jeff” Barnes) e Bonita Friedericy (Generale Diane Beckman).</p>
<p>Genere “action-comedy” (commedia, azione, spionaggio), colore, 43 minuti circa a episodio.</p>
<p>Prodotto da College Hill Pictures Inc, Wonderland Sound and vision, Warner Bros Television.</p>
<p>Distribuito dalla NBC.</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/tv/programmi-tv/serie-tv/chuck-3-serie-342.html">Chuck 3 serie</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Persinsala incontra Giuliano Montaldo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Vettraino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenza stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Registi]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Casari]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Montaldo]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista a Giuliano Montaldo]]></category>
		<category><![CDATA[L’oro di Cuba]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 5 Marzo, Giuliano Montaldo ha presentato il suo nuovo documentario L’oro di Cuba, per celebrare i cinquant’anni della rivoluzione cubana.








Ne esce fuori un ritratto lucido e appassionato della tormentata esperienza cubana, tentando di coniugare il sogno utopico di un sviluppo diverso ed alternativo al capitalismo globale dominante, con tutte le contraddizioni e i limiti [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/interviste/persinsala-incontra-giuliano-montaldo-341.html">Persinsala incontra Giuliano Montaldo</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/g_montaldo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11243" title="giuliano montaldo" src="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/g_montaldo-80x120.jpg" alt="" width="80" height="120" /></a>Venerdì 5 Marzo, Giuliano Montaldo ha presentato il suo nuovo documentario <em>L’oro di Cuba</em>, per celebrare i cinquant’anni della rivoluzione cubana.<br />
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Ne esce fuori un ritratto lucido e appassionato della tormentata esperienza cubana, tentando di coniugare il sogno utopico di un sviluppo diverso ed alternativo al capitalismo globale dominante, con tutte le contraddizioni e i limiti che ogni processo rivoluzionario porta con sé, soprattutto in un forte isolamento (consequenziale all’embargo ormai cinquantennale) e al boicottaggio sistematico del tessuto socio-economico dell’isola da parte degli Stati Uniti d’America.</p>
<p>Prima della proiezione, organizzata dal circolo di Roma dell’associazione Italia Cuba, in collaborazione con la cineteca nazionale e l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, Montaldo ha introdotto l’essenza narrativa del film e la curiosità politico-culturale che l’ha indotto ad intraprendere la lavorazione di un documentario così complesso e difficilmente gestibile con le tradizionali categorie estetiche.</p>
<p>Partendo dal crudo realismo dell’esistenza quotidiana cubana, pienamente inserita nello scacchiere internazionale, passando dalla rivolta contro la dittatura di Fulgencio Battista e la corruzione mafiosa alla vittoria della rivoluzione, dall’incontro di Fidel con Che Guevara alla crisi dei missili del 1962, dalla visita di Papa Woijtila alla progressiva liberalizzazione del paese.</p>
<p>E’ un documento assolutamente prezioso, utile per tessere una piattaforma interpretativa su cui giudicare a pieno l’esperienza cubana senza idealismi né faziosità, come sottolinea l’addetta dell’associazione Italia Cuba che modera l’incontro.</p>
<p>“<em>I membri dell’associazione sono abituati a sentire notizie su cuba che sono dettate dall’ostilità e dal pregiudizio e dalla disinformazione. Quando si tocca l’argomento Cuba, le accuse sono sempre le stesse. La violazione dei diritti umani, la dittatura, la repressione dei dissidenti e il partito unico.</em></p>
<p><em>E non vengono mai fatti cenni su quello che Cuba ha subito e subisce. Quindi di fronte ad una informazione che si guarda bene dall’informare, accogliamo con grande interesse un documentario che invece ci informa e ci da della notizie, perché ci racconta il percorso storico di una Cuba che partendo da una situazione insostenibile di colonia degli Stati Uniti sotto la dittatura di Battista, uomo molto gradito da Washington, si ribella e intraprende una lotta che si conclude con il trionfo della rivoluzione. A questo punto, l’isola ribelle diventa per l’amministrazione americana il nemico numero uno. Ed inizia un periodo di pressioni, di tentativi di invasione, attraverso soprattutto un embargo che strangola la sua economia.</em></p>
<p><em>Senza conoscere il contesto storico, senza capire le aggressioni che Cuba ha subito, gli attacchi terroristici che hanno causato a Cuba più di tremila morti, è difficile capire le posizioni che Cuba alcune volte è stata costretta ad assumere per tutelare le sue conquiste, il suo diritto all’autodifesa, il suo diritto all’autodeterminazione. Quindi vogliamo ringraziare il regista Giuliano Montaldo, per avere scelto come soggetto del suo documentario Cuba, ed averci fornito attraverso l’analisi profonda e lucida, una visione di Cuba attuale, di un paese che assolutamente va considerato all’interno di un contesto che è quello dell’America Latina, è un paese che indubbiamente ha raggiunto dei livelli invidiabili nei campi della ricerca, della cultura, dello sport, dell’educazione, dell’assistenza sanitaria e della difesa dei fondamentali diritti umani. Quindi a mio avviso, questo paese, nonostante tutti gli errori commessi, è un paese che merita di essere rispettato e ammirato e non solamente attaccato e denigrato.</em> “</p>
<p>Omogeneo a questa necessaria “totalizzazione rappresentativa” di una rivoluzione complessa e per certi aspetti lontanissima dagli esperimenti occidentali, Montaldo aggiunge:</p>
<p>“<em>Il lavoro del regista è quello di aprire una finestra sulla discussione. E lo sempre cercato di fare nei miei film, con Giordano Bruno, </em><em>Sacco e Vanzetti, </em><em>Gli occhiali d’oro. Aprire una discussione. Non ci sono paletti. Io ho avuto la fortuna di andare a Cuba. Per due volte ero stato invitato per la scuola di cinema. La prima ero in Cina per girare</em><em> Marco Polo e la seconda ero impegnato nel lavoro.<br />
</em></p>
<p><em>E quando mi è stato offerto di occuparmi di questa impresa, ho accettato con grande voglia di conoscenza, volendo raccontare i cinquant’anni della rivoluzione cubana, incontrando la gente e soprattutto con degli stupori anche miei, perché un paese che è passato attraverso momenti di grande sofferenza (cinquant’anni di embargo), di grandi dolori, attentati violentissimi, di momenti molto duri. Molti cubani sono andati via.<br />
</em></p>
<p><em>Chi vuol fare un film contro Cuba va a Miami e trova tutto il materiale che vuole. Ma io ero a Cuba. Abbiamo chiamato Il documentario </em><em>L’oro di Cuba, per l’amore che i cubani che abitano a Cuba hanno per il loro paese. Loro amano Cuba. Ed è sulla base di questo amore che noi ci siamo mossi per preparare e girare il film. </em>“</p>
<p>Ma bisogna possedere e padroneggiare tutte le tessere del mosaico cubano per poterne giudicare – con cognizione di causa – l’essenza, come aggiunge poco dopo:</p>
<p>“<em>Nel film vedrete le tante difficoltà che i cubani hanno vissuto in questi cinquant’anni, avendo oltretutto a poca distanza l’albero della cuccagna; gli Stati Uniti. Poi, se uno conosce la realtà culturale e politica di altri paesi intorno a Cuba, la precarietà dei popoli limitrofi, ad esempio Haiti, si rende conto che quello che è accaduto dal punto di vista della cultura, dello sport ma soprattutto della ricerca e della medicina in quel paese, è certamente qualcosa che tocca e che non ha eguali almeno nei territori che per lavoro ho visitato li intorno e non solo. E debbo dire che certe cose toccano davvero il cuore. Il regista finisce li. Quando va in un territorio e fa degli incontri. Io poi non sono un documentarista. Mi sono reso conto che è un mestiere dove non c’è nessuna sceneggiatura scritta. Uno va e incontra delle persone che ti aprono delle finestre.</em></p>
<p><em> Potevi avere degli incontri più fortunati, più intriganti? Io ho incontrato queste e con queste ho parlato. Mi ha molto toccato incontrare un regista [Juan Carlos Tabio]che ha avuto anche dei problemi che racconta, col suo film [</em><em>Fragole e cioccolato, 1994]. Però è uno che rimane a Cuba, pur avendo tante opportunità di andare in giro per il mondo. Il musicista vive e lavora a Cuba. L’atleta che ha sposato poi un italiano, vive a Cuba. I cubani amano Cuba e questo era il mio messaggio. E poi i problemi di quel paese sono noti a tutti. E sono noti anche dal fatto che sono il frutto di cinquant’anni di embargo e di violenze subite. </em></p>
<p><em>Mi hanno raccontato che hanno tentato di avvelenare Fidel con un sigaro e con uno shampoo. Non c’è l’hanno fatta. Purtroppo è ammalato. La storia lo assolverà? Lo chiedo anche a voi. Io credo proprio di si, perché comunque sia ha traghettato un paese in un momento difficilissimo. Non è più un casinò né come voleva la mafia né come rivorrebbero molti esuli cubani. Un ragazzo cubano mi ha detto che molti esuli, con la crisi mondiale, non hanno più il sogno di raggiungere la mecca al di là del mare. A Miami si vendono degli appartamenti che un tempo costavano tre milioni di dollari a trecentomila dollari. Ed era preoccupato del controesodo. Tutto può dunque accadere.</em>”</p>
<p>E precisa: “<em>Certo è sempre molto difficile fare dei documentari. E in base alla mia esperienza registica, non sono capace di mettere punto e a capo. Sono finestre aperte alla discussione e anche alla contestazione.</em>”</p>
<p>Alla fine della proiezione, si è aperto un dibattito con la partecipazione del pubblico, moderato da Fabrizio Casari (direttore della rivista online <span style="text-decoration: underline;">altrenotizie.org</span>). La discussione è entrata nel vivo quando uno spettatore, sottolineando la ricchezza narrativa e la puntualità espressiva dell’intero documentario, ha però fatto notare l’assoluta latitanza del “lato oscuro”, delle laceranti – e spesso difficilmente comprensibili nell’occidente liberal-democratico – contraddizioni in seno al paese.</p>
<p>Fabrizio Casari ha ribadito l’eccezionalità dell’intera esperienza rivoluzionaria cubana, condannando certamente l’orrore della pena di morte, asserendo altresì che a Cuba non è mai stata comminata per delitti minori e che il numero delle pene e degli anni di carcere sono nettamente inferiori rispetto a tutti i paesi europei e alla maggioranza di quelli occidentali (salvo per alcuni reati contro lo stato, in Francia).</p>
<p>Tuttavia – ammette Casari – al di là delle eccellenze cubane per quanto riguarda la sanità e l’istruzione pubblica, la centralità sportiva connessa alla poliedricità culturale (soprattutto in riferimento alla scuola di cinema e all’archivio filmico fondate da Cesare Zavattini), profonde contraddizioni segnano il paese e il collante ideologico della rivoluzione sembra non essere più in grado di gestire la complessità dinamica di un paese organicamente proiettato, in special modo dopo l’esaurimento propulsivo ed accentratore di una personalità forte ed istrionica come quella di Fidel Castro, verso l’acritico ed inevitabile livellamento agli standard economico-sociali occidentali, pur mantenendo (in forme per la verità cristallizzate) la propria identità e la propria esperienza di laboratorio sociale unico nel suo genere.</p>
<p>Casari inscrive come elemento fondamentale della costellazione politica cubana, l’aggressione sistematica (650 attentati e 3000 morti in cinquant’anni) degli Usa per rovesciare il governo rivoluzionario cubano e destituire Castro dal suo comando.</p>
<p>Inoltre, la cronica povertà di mezzi produttivi all’altezza della competizione mondiale, la pecunia di risorse naturali (oltre naturalmente alla canna da zucchero e al turismo), acuiscono le già pesanti condizioni di sopravvivenza del paese caraibico: “<em>Io mi sono chiesto in tanti anni che mi occupo dell’America Latina e di Cuba in particolare, per quale motivo tanto accanimento nei confronti di Cuba. Fondamentalmente le risposte sono tre: in primo luogo perché il muro che c’è tra L’Avana e Miami lo hanno alzato gli americani, non lo hanno mai alzato i cubani. Io ero a Cuba per la visita del Papa e mi ricordo che dissi a Navarro Valls, che gli piaceva la frase “il mondo si apre a Cuba e Cuba si apre al mondo”, che però bisognava avvertire il Papa che Cuba era già aperta al mondo, ed era dunque necessario che il mondo si aprisse a Cuba. Inoltre, misurarsi con il più grande e potente paese del mondo e vincere un giorno è un’impresa, vincere dieci anni è un risultato straordinario, ma vincere cinquant’anni tutte le mattine che Dio manda in terra è una cosa intollerabile. </em></p>
<p><em>In secondo luogo perché Cuba rappresenta paradossalmente la schizofrenia delle menti occidentali, abituate sostanzialmente a fare sempre due pesi e due misure con la sua esperienza rivoluzionaria. E questo per il terzo motivo, e cioè che Cuba, al di là di tutto, non è semplicemente un esempio di resistenza, ma qualche cosa di più.  Cuba ci ricorda che abbiamo tutti gli stessi diritti ma che non siamo tutti uguali. Perché c’è la vittima e c’è il carnefice. Perché c’è il colpevole e l’innocente. Perché c’è il giusto e l’ingiusto. Perché c’è chi aggredisce e chi è aggredito. E quando la storia si ripete con lo stesso </em><em>reframe da cinquant’anni e passano undici presidenti americani e venti direttori della CIA, che assumono le loro funzioni dichiarando che questa è la volta che si chiude con Cuba, e loro passano e Cuba rimane lì, diventa una sfida intollerabile. In primo luogo all’esercizio dell’egemonia assoluta.</em></p>
<p><em> Ma in secondo luogo, perché Cuba rappresenta la possibilità di una dimensione ideale. Gli ideali non vanno più di moda, perché la costruzione dell’organizzazione del consenso e la costruzione e l’organizzazione del mercato della circolazione delle idee funzionano su altri codici. Perché gli ideali hanno in sé germi pericolosi di cambiamento e di prospettiva, obbligano le persone a pensare, a sognare, a mettere la passione, a credere in quello che fanno, prendersi la voglia di avere mille sconfitte piuttosto che non tentare di perdere mai restando ferme.</em> “</p>
<p>Al di là dunque di ogni ipotesi “giustificazionista” e di ogni “moralismo interpretativo”, lo sforzo del documentario è tutto teso a storicizzare un’esperienza politica e sociale per certi aspetti unica e irripetibile, una stagione che ha visto scontrarsi due idee di sviluppo, due modelli antagonisti di civiltà, due proposte di umanità, come registra lo stesso Casari:</p>
<p>“<em>Cuba dimostra che non è vero che il capitalismo è l’unica e l’ultima pagina della storia possibile. Che ci possono essere altri modi, molto diversi da quello, per organizzare la struttura sociale, politica e giuridica di un sistema, per dare una centralità diversa alla popolazione. E quando parlate di Cuba ricordatevi sempre che in un paese dove da cinquantacinque anni non può entra un’aspirina, in Italia non avremmo resistito neanche cinquantacinque giorni. </em></p>
<p><em>Un paese dove non è possibile avere tutto ciò che noi buttiamo, è un paese che comunque sia destina il 14 ℅ del suo prodotto interno lordo alla formazione scientifica delle persone che vengono da fuori Cuba. Vi chiedo di andare a leggere l’ultima finanziaria del nostro paese, per scoprire quanto destiniamo non all’istruzione di chi viene da fuori, che anzi tiriamo fuori dalle classi, ma a noi italiani. Non arriviamo neanche al 30 ℅ di quella cifra. Io credo che appena ci togliamo la maschera ideologica possiamo fare un salto dall’altra parte dell’oceano ed andare a prendere un po’ di lezioni, non dico tutte assolutamente realizzabili in occidente, ma che ci aiutano a capire come un’isoletta a forma di coccodrillo da cinquantacinque anni non solo resiste ma vince.</em>”</p>
<p>Anche Montaldo si associa alla condanna radicale di ogni pena di morte e repressione politica sui dissidenti (basta il suo <strong>Sacco e Vanzetti</strong> a ricordarlo), ma è altrettanto importante che il riflesso giuridico di un paese in guerra perenne da cinquant’anni, non offuschi l’amore e il rispetto profondo che il popolo cubano ha nutrito e nutre tutt’ora per la sua rivoluzione e le decisive conquiste della sue istituzioni, nel passaggio delicatissimo (non privo di terribili radicalizzazioni e pericolosi deliri d’onnipotenza) dalla putrida corruzione “feudal-baronale” di Battista, alla costruzione di una vera democrazia orizzontale, partecipata da tutti i cittadini, dall’alfabetizzazione di massa alla ricerca farmaceutica ed universitaria all’avanguardia, dalla sanità pubblica gratuita alla gestione diretta dei lavoratori e dei contadini alla produzione e degli artisti all’identità nazionale.</p>
<p>Ed è con questo spirito pienamente politico, senza mai scendere a compromessi né abdicando alle mode culturali, che Giuliano Montaldo ha affrontato questa inusitata impresa, come svela a noi di Persinsala.</p>
<ul>
<li><strong><em></em><em>Perché ha deciso di girare questo documentario per i cinquant’anni della rivoluzione cubana, in un momento così fortemente apolitico?</em></strong></li>
</ul>
<p>Prima di tutto sono cinquant’anni di vita di un paese. Una storia controversa di grandi amori e passioni, di dolori e di sacrifici indicibili, di successi che andavano a mio avviso capiti. Io sono andato a Cuba, anche attratto da amici che c’erano stati come Ettore Scola e Cesare Zavattini che ha fondato la scuola di cinema.</p>
<p>Devo dire che guardando la realtà cubana, con tutte le contraddizioni che inevitabilmente un embargo durato cinquant’anni esprime,si vedono risultati straordinari raggiunti rispetto agli altri paesi dominati dalla corruzione e dal malessere, dalla dittatura, nel Centro America e non solo. Dunque Cuba rappresenta un modello insopportabile ai più, ed è proprio per questo che non poteva così facilmente essere tollerato. E hanno fatto di tutto per creare difficoltà. Il miracolo di aver resistito così tanto e così orgogliosamente da parte di chi è rimasto, è una cosa che mi ha intrigato e ho voluto cercare di capirla.</p>
<p>Naturalmente come sempre accade, un film serve ad aprire una finestra, creare un dibattito, come è accaduto stasera. Come accade in realtà tutte le volte che mi chiamano per una proiezione. Mi è capitato più volte per i miei film. Ma è precisamente quello che voglio. Cioè offrire una visione di una realtà da discutere. Io non ho mai avuto la presunzione di avere in mano la verità. Propongo semplicemente una lettura su quello che potrebbe essere la verità.</p>
<ul>
<li><strong><em>Dunque questo documento è un preciso monito ad aprire un dibattito costruttivo su una storia ancora poco conosciuta, ma sempre e comunque strumentalizzata.</em></strong></li>
</ul>
<p>Sicuramente è una stagione giudicata con poca attenzione. Certo, anch’io sono stato solo due settimane. Però ho cercato con il materiale girato, con le inchieste, con le letture, di partire da questa piattaforma per saperne di più, approfondire per poi poter essere consenziente o dissenziente da ciò che vedevo.</p>
<ul>
<li><strong>Forse è proprio questo cinema d’inchiesta che manca oggi nel panorama italiano?</strong></li>
</ul>
<p>Un film che funziona è quello che quando finisce la proiezione, la gente ha voglia di criticare, discutere, approfondire. Se questo accade, il film è fortunato. Se non accade, la gente se ne va a casa, magari si è anche divertita. Ma se non si crea una discussione partecipata, è un’occasione perduta.</p>
<ul>
<li><strong>Lei, che ha sempre girato film sulla diversità, da Sacco e Vanzetti a Giordano Bruno, da Marco Polo a Gli occhiali d’oro, ritiene che oggi Cuba possa ancora rappresentare un alternativa possibile oppure è un’utopia persa per sempre?</strong></li>
</ul>
<p>Cuba è un sogno meraviglioso. Ma credo che dati i cambiamenti radicali di questi ultimi decenni, da una parte la globalizzazione trionfante e dall’altra l’avidità e i crolli di imperi economici plurisecolari. Io che ho girato <em>Marco Polo</em> in Cina, non avrei mai immaginato di vedere una Cina come si vede adesso, tantomeno – per fare un esempio &#8211; un’India come la vediamo adesso. Dunque Cuba, il giorno in cui gli si dà una mano, ci andremo, come dice un signore intervistato nel documentario, pagando per passeggiare nelle strade, perché sono di una bellezza e una forza unica. Tutto verrà monetizzato; è inevitabile.</p>
<p>Certo, Cuba è stata lasciata per cinquant’anni senza risorse. Bisognerebbe aprire un motore di una delle loro affascinanti automobili per capire le incredibili acrobazie che i cubani hanno fatto per farle funzionare.</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/interviste/persinsala-incontra-giuliano-montaldo-341.html">Persinsala incontra Giuliano Montaldo</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Disco Risorgimento al Teatro Lo Spazio</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<category><![CDATA[Edoardo Sylos Labini]]></category>
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		<description><![CDATA[Un evento particolare si terrà a Roma, presso il Teatro Lo Spazio, dal 30 Marzo fino al 18 Aprile 2010 e che riprenderà anche durante la prossima stagione, viaggiando per il territorio Nazionale. E&#8217; uno spettacolo di musica e teatro che festeggerà il 150° anniversario dell&#8217;unità dell&#8217;Italia, dedicato al Risorgimento,  ma in chiave moderna [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/teatro/disco-risorgimento-al-teatro-lo-spazio-338.html">Disco Risorgimento al Teatro Lo Spazio</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un evento particolare si terrà a Roma, presso il Teatro Lo Spazio, dal 30 Marzo fino al 18 Aprile 2010 e che riprenderà anche durante la prossima stagione, viaggiando per il territorio Nazionale. E&#8217; uno spettacolo di musica e teatro che festeggerà il 150° anniversario dell&#8217;unità dell&#8217;Italia, dedicato al Risorgimento,  ma in chiave moderna e particolare.<br />

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Ad interpretare Giuseppe Mazzini sarà un volto televisivo piuttosto noto, Edoardo Sylos Labini, attore ed autore di teatro che ha aperto anche l&#8217;inizio dei festeggiamenti del Centenairio del Furturismo, lo scorso anno, con &#8220;<strong>Donne Velocità Pericolo</strong>&#8221; presso la galleria Alberto Sordi.</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/teatro/disco-risorgimento-al-teatro-lo-spazio-338.html">Disco Risorgimento al Teatro Lo Spazio</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>VII Novara Cine Festival</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad ottobre 2010 ritorna il Novara Cine Festival &#8211; Scenari Orizzontali, festival internazionale dedicato al mondo del cortometraggio.
 







Il festival si svolgerà a Novara dal 12 al 16 ottobre.
Per qualsiasi altra informazione: press@novaracinefestival.com, 0321.393120
VII Novara Cine Festival su Persinsala.it
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Vincitori del VI [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/festival/vii-novara-cine-festival-337.html">VII Novara Cine Festival</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad ottobre 2010 ritorna il Novara Cine Festival &#8211; Scenari Orizzontali, festival internazionale dedicato al mondo del cortometraggio.<br />
 
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Il festival si svolgerà a Novara dal 12 al 16 ottobre.</p>
<p>Per qualsiasi altra informazione: press@novaracinefestival.com, 0321.393120</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/festival/vii-novara-cine-festival-337.html">VII Novara Cine Festival</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Helena Bonham Carter, Anne Hathaway e Mia Wasikowska su Alice in Wonderland</title>
		<link>http://www.persinsala.it/web/flash-news/helena-bonham-carter-anne-hathaway-e-mia-wasikowska-su-alice-in-wonderland-336.html</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Helena Bonham Carter, Anne Hathaway e Mia Wasikowska raccontano qualcosa in più sui loro personaggi in Alice in Wonderland.









Helena Bonham Carter, Anne Hathaway e Mia Wasikowska su Alice in Wonderland su Persinsala.it
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Trailer [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/flash-news/helena-bonham-carter-anne-hathaway-e-mia-wasikowska-su-alice-in-wonderland-336.html">Helena Bonham Carter, Anne Hathaway e Mia Wasikowska su Alice in Wonderland</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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<p><a href="http://www.persinsala.it/web/flash-news/helena-bonham-carter-anne-hathaway-e-mia-wasikowska-su-alice-in-wonderland-336.html">Helena Bonham Carter, Anne Hathaway e Mia Wasikowska su Alice in Wonderland</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Io, loro e Lara</title>
		<link>http://www.persinsala.it/web/recensioni-film/recensione-io-loro-e-lara-340.html</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Vettraino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Film]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Finocchiaro]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Bonaiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Verdone]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Cardaci]]></category>
		<category><![CDATA[Io loro e Lara]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Chiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giallini]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione Io loro e Lara]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Fiorentini]]></category>

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		<description><![CDATA[Come Woody Allen, anche Carlo Verdone sforna film molto velocemente e spesso ciò a fatto dire a più di qualcuno, che non sempre la qualità e la cura del particolare (tanto caro al suo maestro Leone) potessero definirsi all’altezza delle seppur buone e sincere idee di soggetto e sceneggiatura.








Ma questa volta è diverso.
Io, loro e [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/recensioni-film/recensione-io-loro-e-lara-340.html">Io, loro e Lara</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/io-loro-e-lara.jpg"><img src="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/io-loro-e-lara-80x120.jpg" alt="" title="io-loro-e-lara" width="80" height="120" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11229" /></a>Come Woody Allen, anche Carlo Verdone sforna film molto velocemente e spesso ciò a fatto dire a più di qualcuno, che non sempre la qualità e la cura del particolare (tanto caro al suo maestro Leone) potessero definirsi all’altezza delle seppur buone e sincere idee di soggetto e sceneggiatura.<br />
<span id="more-11218"></span>
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Ma questa volta è diverso.</p>
<p><strong>Io, loro e Lara</strong> rappresenta a tutti gli effetti un istant movie ricco di suggestioni, di una ricerca sincera ed audace su ciò che siamo diventati, sulla follia dilagante e distruttiva che caratterizza le contraddizioni del mondo occidentale.</p>
<p>La figura epifenomenica del prete, che Verdone ha incarnato spesso in trent’anni di carriera, rispecchia a pieno – soprattutto in questa fase storica – l’incapacità cronica del presente di fare fino in fondo i conti con i propri limiti, con le proprie solitudini, proiettandosi simbolicamente in un universo ideale, saturo di senso comune e banalità, da cui è impossibile discostarsi né tantomeno fuggire.</p>
<p>Il prete e con lui la Chiesa, dovrebbero (e ciò è decisivo per l’essenza critica del film) incarnare una bussola valoriale ed etica imprescindibile su cui edificare un ordine e una stile di vita razionale e votato al prossimo, come antidoto alla dilagante decadenza nichilistica del contemporaneo.</p>
<p>La crisi radicale e vertiginosa del presente, che spesso e volentieri viene brandita come alibi all’assenza totale di senso civico, è però solo il punto di partenza di un’analisi più centrale e decisiva che prende di mira le mode, le manie ossessive, le allucinazioni e le schizofrenie dell’occidente, ignaro della sua fine imminente, del decentramento progressivo del baricentro mondiale verso altri lidi (Africa, Asia), dove la chiesa cattolica e il suo millenario sistema psico-sociale non ha presa.</p>
<p>Il prete in crisi d’identità spera di ritrovarsi in una società completamente stravolta dalla sua stessa impossibilità di giudicarsi, criticarsi a viso aperto, non riuscendo neanche a guardarsi allo specchio, a parlarsi, capire quali tensioni covano sotto l’apparente sazietà, a cogliere l’orrore indicibile dell’incomunicabilità (che con questo film diviene finalmente nazional-popolare) umana che non sembra tanto ovvia né normale.</p>
<p>Ed è precisamente questo il punto critico decisivo.<br />
Verdone si serve – in questo senso molto vicino al Moretti del finale estraniante de <strong>Il Caimano</strong> e della figura tragicomica di Don Giulio ne <strong>La messa è finita</strong> – di un punto di vista esterno e in qualche modo autonomo, libero dalla stagnazione quotidiana e dal rispetto incondizionato dei costumi e delle psicologie dominanti, per riflettere sulle profonde e spesso incomprensibili trasformazioni che hanno rivoluzionato – nel bene e nel male – la nostra comunità.</p>
<p>E’ un film dunque estremamente complesso ed articolato, intessuto di molteplici spunti critici e polemici che sovente – dando comunque per scontato il canovaccio ilare come cifra imprescindibile del cinema verdoni ano – il regista romano non riesce a radicalizzare a pieno tutta la loro potenzialità polemica, a portarne a maturazione l’essenza destabilizzante.</p>
<p>Se è vero come è vero che la comicità, che va sempre ben distinta dall’ironia, riesce alle volte nel miracolo di far capire ridendo, è importante sottolineare come in questo caso, la seppur giusta e se vogliamo giustificata forzatura comica, non riesce nell’impresa titanica di risolvere in sé il dramma umano e familiare che pretende di portare alla luce, lasciando con ciò cadere nel vuoto le sue spinte dissacranti e per una volta tanto distruttive di un certo status quo, inabile com’è a ricucire la trama che aveva tessuto con tanta efficacia nelle prime battute.</p>
<p>Nel dramma totale di una famiglia che manifesta quella di intero organismo sociale, lo smarrimento progressivo del prete non solo rappresenta la perdita inesorabile dell’ultimo bastione di civiltà nel caos disumanizzante della precarietà contemporanea (e in questo la vicinanza con Don Giulio de <strong>La messa è finita</strong> è completa) ma la sua profonda solitudine ed afasia aggravano ancor di più la scomparsa di ogni traccia di complessità, come antidoto fondamentale alla banale mediocrità del quotidiano.</p>
<p>La riflessione e l’autocritica sono del tutto bandite, come fossero anonime carte in mano a un oscuro prestigiatore, condannate ormai al silenzio in una società che è in grado di sopravvivere solo in assenza di profondità. La stagnazione superficiale connessa all’immediatezza virtuale è diventata la nuova cifra del contemporaneo.</p>
<p>Se come asseriva Marcuse, l’uomo moderno è condannato ad essere ridotto ad una dimensione, a scontare la propria assuefazione massificante, allora solo l’esempio concreto può disarticolare il velo di Maya che lo separa – escludendolo – dalla piena comprensione dei processi storici in atto.</p>
<p>Il prete-Verdone non fugge dal caos incivile e barbaro in cui era sprofondato per salvarsi o per attendere una vana salvazione purificatrice (come non lo fa Don Giulio quando decide di partire per la terra del fuoco), ma per dare un esempio, indicare una prospettiva, quell’utopia concreta di cui parlava Ernst Bloch; una società etica governata dalla razionalità e dal rispetto di tutte le diversità, in primis le proprie.</p>
<p>C’è una sola strada percorribile per uscire fuori dall’assuefazione stagnante. Ed è questa l’unica funzione che oggi il cinema – come scienza-prassi defeticizzante – deve perseguire, se non vuole rischiare di rimanere vittima sacrificale del suo stesso apparato scenico.</p>
<p>Come lo specchio, anche lo spettacolo, qualsiasi tipo di messa in scena (come disse Eduardo ne <strong>Il sindaco del rione sanità</strong>) è uno scostumato,  il famoso <em>‘o parla ‘n faccia</em>, l’unica cosa al mondo che quando parla dice la verità, non potendo – anche volendo – mentire, poiché riflette senza i dubbi e le reticenze della coscienza come stanno effettivamente le cose.</p>
<p>Ed è precisamente questo il vero paradosso del cinema. E’ un artificio condannato a dire la verità. Si intende, la verità di uno specchio che per quanto deformato, è ancora in grado di riflettere a pieno e nel profondo delle sue viscere e delle sue contraddizioni lo spazio che ci è dato di vivere.</p>
<p><strong>Titolo</strong>: Io, loro e Lara<br />
<strong>Durata</strong>: 	123&#8242;<br />
<strong>Genere</strong>: 	Commedia<br />
<strong>Regista</strong>: 	Carlo Verdone<br />
<strong>Soggetto</strong>: 	Francesca Marciano, Pasquale Plastino, Carlo Verdone<br />
<strong>Sceneggiatura</strong>: 	Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino<br />
<strong>Attori principali</strong>:  Carlo Verdone, Laura Chiatti, Angela Finocchiaro, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini, Giorgia Cardaci<br />
Fotografia: 	Danilo Desideri</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/recensioni-film/recensione-io-loro-e-lara-340.html">Io, loro e Lara</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Magdalena</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Chiariglione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte Movie]]></category>
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		<description><![CDATA[Magdalena, uno sguardo su multiculturalità ed emarginazione all&#8217;ombra della Mole







I recenti fatti di Rosarno e di via Padova a Milano, hanno nuovamente portato all&#8217;attenzione dei media e dell&#8217;opinione pubblica italiana gli immigrati con tutti i loro problemi.
Sommosse e scontri fra etnie diverse scaturiti dal più bieco sfruttamento e da rancori mai sopiti, hanno inondato carta [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/recensioni-film/recensione-magdalena-338.html">Magdalena</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/magdalena.jpeg"><img src="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/magdalena-80x120.jpg" alt="" title="magdalena" width="80" height="120" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11222" /></a>Magdalena, uno sguardo su multiculturalità ed emarginazione all&#8217;ombra della Mole<span id="more-11220"></span>
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<p>I recenti fatti di Rosarno e di via Padova a Milano, hanno nuovamente portato all&#8217;attenzione dei media e dell&#8217;opinione pubblica italiana gli immigrati con tutti i loro problemi.</p>
<p>Sommosse e scontri fra etnie diverse scaturiti dal più bieco sfruttamento e da rancori mai sopiti, hanno inondato carta stampata e schermi televisivi scatenando dibattiti e interrogativi sull&#8217;effettivo stato della democrazia nel nostro paese. Come per un felice gioco di coincidenze temporali, la decima edizione di Piemonte Movie gLocal Film Festival apre con una serata dedicata al tema dello straniero, dell&#8217;estraneo, così come recita il titolo dell&#8217;edizione di quest&#8217;anno The Stranger Edition. </p>
<p>Magdalena, film-documentario diretto dal cineasta ispano-cileno Alejandro de la Fuente (che lo ha anche sceneggiato con Marco Casa), affronta, infatti, la condizione degli immigrati romeni che nella Torino multietnica di questo inizio millennio, scoprono a loro spese il lato più oscuro e feroce di una città che tra ristrutturazioni industriali, terziario avanzato e povertà incipiente va alla ricerca di nuovi equilibri e di un nuovo volto. </p>
<p>La storia, che ruota attorno alla “morte bianca” del giovane rumeno Dani, affogato durante la manutenzione di un canale fognario nell&#8217;estate del 2006, mentre l&#8217;Italia era in tripudio per le imprese della nazionale di calcio ai Mondiali di Germania, si snoda come un documentario: al gruppo Abele, storico crocevia di migranti, la reporter connazionale del defunto Magdalena Lupu che narra le vicende della sua comunità attraverso le pagine della rivista Obiectiv, vede Trevico-Torino viaggio nel Fiat-Nam (1973), amaro ritratto che Ettore Scola fece degli immigrati meridionali reclutati dalla multinazionale torinese per lavorare alla catena di montaggio e aiutata dall&#8217;ex sindaco del capoluogo sabaudo Diego Novelli, decide di andare a fondo della tragica vicenda di Dani grondante lati oscuri e reticenze, spinta anche dall&#8217;insopprimibile esigenza di definire la sua nuova identità di donna, migrante e professionista.</p>
<p>Le immagini di Magdalena che si alternano a quelle del film di Scola, generano delle inquietanti analogie e un profondo senso di déjà vu («Quando mi dicono che i miei film non invecchiano non sono contento, perché questo significa che la realtà non è cambiata affatto» sostiene, infatti, prima della proiezione il regista campano), dato che se l&#8217;immigrazione ha cambiato volto e provenienza, la diffidenza e, spesso, l&#8217;insofferenza nei confronti del diverso, sono rimaste immutate (Novelli, ex sindaco di Torino dal 1975 al 1985, negli anni della grande immigrazione dal sud del paese, conferma che i pregiudizi su ciò che è sconosciuto, temuto, spesso perfino evitato si perpetuano nel tempo).<br />
 Con la differenza che oggi il diverso condivide con noi una realtà nella quale la cittadinanza, lo Stato, sopita la grande effervescenza politica degli anni sessanta e settanta, cedono progressivamente il potere decisionale ai mercati delle merci e del lavoro che promuovono universalmente la divisione e la competitività a discapito dell&#8217;unità e della collaborazione</p>
<p>Un rinnovato attivismo politico può, forse, trovare degli stimoli vitali partendo proprio dalla settima arte che, come sostiene ancora il regista di Trevico-Torino «ha saputo raccontare la società italiana come non è riuscita a fare neanche la scuola».</p>
<p>Il docu-film di de la Fuente, girato principalmente a Torino e prodotto da Atacama film in co-produzione con Logical Box e Fabula Film su un progetto sostenuto da Piemonte Doc Film Fund, Comune di Torino, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, National Tv (Romania), con il supporto di Media Programme (UE), è un&#8217;opera caratterizzata da una sceneggiatura in divenire; nel senso che le persone, compresi la protagonista, don Luigi Ciotti, la giornalista della Stampa Monica Perosino, Scola e Novelli che interpretano se stessi, parlano liberamente davanti alla macchina da presa senza che i dialoghi siano stati rielaborati. Anche in questo modo si abbattono le barriere della diffidenza. </p>
<p>Regia di Alejandro de la Fuente<br />
Soggetto e sceneggiatura: Alejandro de la Fuente e Marco Casa<br />
Supervisione alla sceneggiatura: Giancarlo Franceschetti e Diego Novelli<br />
Musica originale: Fabio Barovero<br />
Montaggio: Paolo Campana<br />
Interpreti: Magdalena Lupu, Diego Novelli, Giovanni D&#8217;Amelio, Miria Mihalcea, Ettore Scola, Don Luigi Ciotti<br />
Produzione: Atacama Film in coproduzione con Logical Box e Fabula Film</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/recensioni-film/recensione-magdalena-338.html">Magdalena</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>In preparazione il nuovo film di Edo Tagliavini</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marco Benevento]]></category>
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		<description><![CDATA[Entra in lavorazione il film horror tutto italiano dal titolo provvisorio Dead Lines con la regia di Edo Tagliavini (regista del CSC di Roma che ha vinto diversi premi fra cui il Globo d&#8217;oro nel 2007).








Protagonista l&#8217;attrice Francesca Faiella (l&#8217;Eva Kant della Gialappa&#8217;s band, premiata nel 2009 come migliore attrice da Ridley Scott, Rutger Hauer, [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/prossimamente/dead-lines-edo-tagliavini-francesca-faiella-335.html">In preparazione il nuovo film di Edo Tagliavini</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Entra in lavorazione il film horror tutto italiano dal titolo provvisorio <strong>Dead Lines</strong> con la regia di Edo Tagliavini (regista del CSC di Roma che ha vinto diversi premi fra cui il Globo d&#8217;oro nel 2007).<br />
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Protagonista l&#8217;attrice Francesca Faiella (l&#8217;Eva Kant della Gialappa&#8217;s band, premiata nel 2009 come migliore attrice da Ridley Scott, Rutger Hauer, Christopher Nolan e Robert Rodriguez) nel ruolo di Sandra una giornalista che dopo anni con un collega reporter (Marco Benevento) torna in luogo maledetto che si rivela fatale. Animato dagli effetti speciali da Sergio Stivaletti il film è in lavorazione per 4 settimane a Nettuno e a Rocca Priora.</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/prossimamente/dead-lines-edo-tagliavini-francesca-faiella-335.html">In preparazione il nuovo film di Edo Tagliavini</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>La Regione del Veneto per il Cinema di Qualità</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti i martedì di marzo 2010 la Regione del Veneto offre il cinema al costo di due euro.








Ritorna nel mese di marzo 2010 il Cinema di Qualità con due euro d&#8217;ingresso nelle quattrordici sale del territorio veneto.
Parallelamente l&#8217;niziativa, con la preziosa collaborazione della Fice, consentirà di valorizzare le sale d&#8217;essai, spesso penalizzate dalla presenza dei [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/cinema/la-regione-del-veneto-per-il-cinema-di-qualita-335.html">La Regione del Veneto per il Cinema di Qualità</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i martedì di marzo 2010 la Regione del Veneto offre il cinema al costo di due euro.<br />
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<p>Ritorna nel mese di marzo 2010 il Cinema di Qualità con due euro d&#8217;ingresso nelle quattrordici sale del territorio veneto.</p>
<p>Parallelamente l&#8217;niziativa, con la preziosa collaborazione della Fice, consentirà di valorizzare le sale d&#8217;essai, spesso penalizzate dalla presenza dei Multiplex consolidandone la loro presenza nel territorio come vitali e necessari luoghi di aggregazione culturale per il territorio circostante.</p>
<p>Sono 14 sono le sale coinvolte nel progetto: il cinema Italia a Belluno, Lux e PortoAstra a Padova, Cinergia a Rovigo e Politeama a Badia Polesine, Corso a Treviso e Italia a Montebelluna, Nuovo a Verona (località Santa Michele Extra), Leone XIII a Vicenza, Lux ad Asiago, Metropolis a Bassano del Grappa e Cineghel a Gallio, il cinema teatro Mirano a Mirano e Ai bersaglieri di Spinea.</p>
<p>Le date in cui si svolgerà l¹iniziativa saranno i martedì del mese di marzo (9-16-23-30).</p>
<p>Per informazioni è possibile contattare direttamente le sale, consultare il sito www.martedialcinema/agistriveneto.it oppure telefonare al numero 049.651578. </p>
<p>La programmazione nelle singole sale sarà sempre disponibile sul sito internet a partire dal giovedì per il martedì successivo.</p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/cinema/la-regione-del-veneto-per-il-cinema-di-qualita-335.html">La Regione del Veneto per il Cinema di Qualità</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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		<title>Ennio Flaiano, un umorista prestato al cinema e al teatro</title>
		<link>http://www.persinsala.it/web/personaggi/ennio-flaiano-un-umorista-prestato-al-cinema-e-al-teatro-334.html</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Iannello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
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		<category><![CDATA[I vitelloni]]></category>
		<category><![CDATA[Il bidone]]></category>
		<category><![CDATA[Il caso Papaleo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gioco e il massacro]]></category>
		<category><![CDATA[Invito alla lettura di Flaiano]]></category>
		<category><![CDATA[La conversazione continuamente interrotta]]></category>
		<category><![CDATA[La dolce vita]]></category>
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		<category><![CDATA[La Valigia delle Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Le notti di Cabiria]]></category>
		<category><![CDATA[Lo sceicco bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Otto e mezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo di uccidere]]></category>
		<category><![CDATA[Un marziano a Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Cento anni addietro (il 5 marzo del 1910) nasceva a Pescara Ennio Flaiano, grande umorista dal genio multiforme: fu sceneggiatore cinematografico e autore teatrale oltre che giornalista e critico (collaborò con &#8220;Oggi&#8220;, &#8220;Mondo&#8220;, &#8220;Cine Illustrato&#8220;, &#8220;Star&#8220;, &#8220;L&#8217;Europeo&#8221; e il &#8220;Corriere della Sera&#8220;).








Fu anche un grande scrittore: il suo capolavoro &#8220;Tempo di uccidere&#8221; vinse nel 1947 [...]<p><a href="http://www.persinsala.it/web/personaggi/ennio-flaiano-un-umorista-prestato-al-cinema-e-al-teatro-334.html">Ennio Flaiano, un umorista prestato al cinema e al teatro</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/ennio_flaiano.jpg"><img src="http://www.persinsala.it/web/wp-content/uploads/2010/03/ennio_flaiano-80x120.jpg" alt="" title="ennio flaiano" width="80" height="120" class="alignleft size-thumbnail wp-image-11210" /></a>Cento anni addietro (il 5 marzo del 1910) nasceva a Pescara Ennio Flaiano, grande umorista dal genio multiforme: fu sceneggiatore cinematografico e autore teatrale oltre che giornalista e critico (collaborò con &#8220;<strong>Oggi</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Mondo</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Cine Illustrato</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Star</strong>&#8220;, &#8220;<strong>L&#8217;Europeo</strong>&#8221; e il &#8220;<strong>Corriere della Sera</strong>&#8220;).<br />
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Fu anche un grande scrittore: il suo capolavoro &#8220;<strong>Tempo di uccidere</strong>&#8221; vinse nel 1947 il primo Premio Strega (ispirò nel 1989 il bel film diretto da Giuliano Montaldo) e &#8220;<strong>Il gioco e il massacro</strong>&#8221; si aggiudicò nel 1970 il Premio Campiello. Dopo una infanzia trascorsa in giro per l&#8217;Italia, si fermò a Roma e si iscrisse alla facoltà di Architettura senza conseguire la laurea; amò Roma di un amore contraddittorio (arrivò a definirla «<em>bivacco di rovine</em>») e fece oggetto sia la città che i suoi cittadini (spesso insultati e derisi) del suo duro sarcasmo. </p>
<p>Per anni fu lo sceneggiatore preferito di Federico Fellini e gli fornì i superbi soggetti per &#8220;<strong>Lo sceicco bianco</strong>&#8221; (1952), &#8220;<strong>I vitelloni</strong>&#8221; (1953), &#8220;<strong>Il bidone</strong>&#8221; (1955), &#8220;<strong>Le notti di Cabiria</strong>&#8221; (1957), &#8220;<strong>La dolce vita</strong>&#8221; (1960), l&#8217;episodio di &#8220;<strong>Boccaccio 70</strong>&#8221; (1962), &#8220;<strong>Otto e mezzo</strong>&#8221; (1963) &#8211; l&#8217;artista in crisi interpretato da Marcello Mastroianni era certamente una diversa maschera di Flaiano oltre che dello stesso Fellini &#8211; e &#8220;<strong>Giulietta degli spiriti</strong>&#8221; (1965). Collaborò anche con  Blasetti, Monicelli, Zampa, Lattuada, Soldati, Antonioni e molti altri registi ancora, scrivendo oltre 80 sceneggiature, molte delle quali per i film italiani più riusciti nel periodo compreso tra il 1947 e il 1971. In campo internazionale collaborò alla sceneggiatura di &#8220;<strong>Vacanze romane</strong>&#8221; (1953) di William Wyler e fornì il soggetto per &#8220;<strong>Sweet Charity</strong>&#8221; (1969) di Bob Fosse, tratto da &#8220;<strong>Le notti di Cabiria</strong>&#8220;. </p>
<p>Col cinema visse però un rapporto di odio-amore: non si sentiva riconosciuto nel suo ruolo cruciale di soggettista e riteneva che la sua carriera cinematografica fosse precaria e poco gratificante perché il regista veniva considerato sempre e soltanto come il vero autore, al di là di una buona sceneggiatura. Tra l&#8217;altro, Fellini ebbe modo di dire ingiustamente che la collaborazione alla sceneggiatura di Ennio si riduceva a «<em>interventi estemporanei e non a una vera e propria stesura dei testi</em>». Flaiano si dedicò inoltre al grande teatro umoristico con le sue farse straordinarie: &#8220;<strong>La guerra spiegata ai poveri</strong>&#8221; (1946), &#8220;<strong>La donna nell&#8217;armadio</strong>&#8221; (1957), &#8220;<strong>Il caso Papaleo</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Un marziano a Roma</strong>&#8221; (1960), e &#8220;<strong>La conversazione continuamente interrotta</strong>&#8221; (1972).</p>
<p>Segnato da una tragedia esistenziale (nel 1942 aveva avuto la figlia Luisa, detta Lelè, che si era ammalata di una grave forma di encefalopatia con gravi handicap), aveva scritto: «<em>Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta&#8230; Coraggio, il meglio è passato</em>»); narrò questa tremenda esperienza di vita ne &#8220;<strong>La Valigia delle Indie</strong>&#8221; (uscito postumo). Fu colpito da un infarto nel 1971 e &#8211; prima che un secondo episodio fatale lo cogliesse a Roma ad appena 62 anni il 20 novembre 1972 mentre era ricoverato per sottoporsi a un banale controllo clinico &#8211; raccolse e catalogò molte delle sue preziose carte inedite (tra le quali: progetti di sceneggiature, scritti per la radio o la televisione, copioni teatrali, aneddoti su film mai fatti, critiche cinematografiche, pamphlet, elzeviri e osservazioni di costume), che furono pubblicate postume (&#8220;<strong>Opere &#8211; Scritti postumi</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Opere 1947-1972</strong>&#8220;).</p>
<p>Critico controcorrente, Flaiano fu uno scettico al di fuori dal &#8220;<em>coro dei movimenti letterari e degli schieramenti ideologici</em>&#8220;, un dissacratore dotato di comico senso tragico (un ossimoro che mai è stato così vero) e di una forte spinta morale intrisa di sarcasmo e pessimismo, uno spregiudicato intellettuale capace di cogliere i paradossi della vita e di dare un&#8217;impietosa interpretazione della realtà italiana del suo tempo (con straordinario intuito profetico, nel 1970 scriveva: «<em>Fra 30 anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione</em>»). Fu il primo ad intuire la crisi della persona umana per colpa del consumismo (col suo venir meno di valori morali e punti di riferimento) e dell&#8217;eccesso di una comunicazione mass-mediale volgare e superficiale (aveva scritto: «<em>La civiltà del benessere porta con sé proprio l&#8217;infelicità</em>»). </p>
<p>La critica e storica della letteratura Lucilla Sergiacomo &#8211; che sullo scrittore ha pubblicato “<strong>Invito alla lettura di Flaiano</strong>” (Mursia, 1996) &#8211; in una intervista ha osservato che per la sua «<em>capacità di fondere la noia di vivere e l’ironia</em>» la risata di Flaiano «<em>è il riso satirico, non quello liberatorio della comicità pura&#8230; dietro all&#8217;effetto immediato e al riso, c&#8217;è la profondità di un pensiero disincantato, un cupo nichilismo senza speranza</em>». Scrive ancora la Sergiacomo: «<em>Nella sceneggiatura de “I vitelloni”, ad esempio, nella sonnolenta città balneare che fa da sfondo all’azione dei protagonisti si può riconoscere Pescara, non solo la Rimini del film di Fellini, così come in Moraldo, l’unico del gruppo di amici che parte e tradisce gli altri, si può ritrovare la controfigura di Ennio Flaiano, che insieme a Fellini e Pinelli fu autore del racconto “Moraldo in città”, a cui è ispirato il film.</em>» </p>
<p><a href="http://www.persinsala.it/web/personaggi/ennio-flaiano-un-umorista-prestato-al-cinema-e-al-teatro-334.html">Ennio Flaiano, un umorista prestato al cinema e al teatro</a> su <b>Persinsala.it</b></p>
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