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#2 | RIFF – Rome Indipendent Film Festival 2012

«Nello spazio nessuno può sentirti urlare»

#2 | RIFF – Rome Indipendent Film Festival 2012

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La programmazione domenicale della terza giornata del RIFF mostra due (tra le) facce del cinema, ma non sono entrambe gradevoli.

Per motivi personali non abbiamo avuto la possibilità di seguire tutta la programmazione domenicale del RIFF e in virtù di questo possiamo solo fornire un resoconto parziale ma, possiamo garantire, le visioni e le successive riflessioni sono state più che sufficienti. Abbiamo avuto la possibilità di guardare con molta attenzione due opere: Color perro que huye di Andrés Duque e Lei e l’altra di Max Nardari. Andiamo per gradi. Il primo film è un lungometraggio spagnolo (pure se il regista è venezuelano) ed è un fulgido, luminoso, fantastico esempio di found footage film. Questa categoria filmica si riferisce alla pratica di comporre audiovisivi utilizzando sequenze o anche solo frammenti di opere precedenti: per farla molto semplice si tratta di un film di “montaggio”, ma in una maniera diversa da quella comunemente intese. Non è un caso che le regole e i principi base che regolano l’editing cinematografico nella sua codificazione più usuale siano qui in qualche maniera capovolti nella loro importanza: un raccordo di continuità sul movimento o sullo sguardo, laddove è di solito la norma (e quindi l’assenza un errore), nel caso del found footage film potrebbe essere niente di più di un lusso, di un vezzo. Stesso vale per la coerenza e continuità della resa fotografica, del formato del supporto, della risoluzione dell’immagine. Ovviamente non si tratta, dato questo pretesto, di opere facilmente guardabili, servono anzi occhi attenti e un atteggiamento profondamente critico.

Color perro que huye resta comunque, con tutte le difficoltà che può portare un testo del genere, una visione eccellente, che ha ritmo, che coinvolge in ogni suo singolo frammento, che non ha paura di incastrare lo spettatore nei tempi della sua narrazione, ora vorticosissimi ora dilatati oltre la (comunemente nota, ma non necessariamente unica) misura. Montato con divertimento e passione, non smette mai di incuriosire e richiamare lo sguardo (e l’attenzione), e si erge a dimostrazione esistente del fatto che non esiste immagine a cui non siamo capaci di non dare attenzione alcuna o alla quale possiamo rimanere completamente indifferenti.
Seconda visione. Tra cuore e critica, parlare di un film è sempre un’impresa ardua, se lo si fa con onestà – ed è la parte difficile di questo “lavoro”. La parte, se si vuole, più facile è quella della visione in sé e per sé. Ecco, Lei e l’altra di Max Nardari ha invertito la difficoltà di questo processo: quindici minuti di cortometraggio dolorosissimi. Una regia pubblicitaria abbastanza piatta, con poco interesse per la composizione e dedita soprattutto all’uso della steadycam e di qualche carrello: ma se ne può discutere – dopotutto, se è funzionale al racconto, va comunque bene (o no?).

Il montaggio tende a fare il suo lavoro in maniera diligente, ma ogni tanto pecca di ambizione quando cerca di rendere sequenze di un dinamismo “sopra la media”. Non sfigurano gli attori e il resto del cast tecnico, salvando il salvabile. Ma prima di parlare di eventuali problemi di regia o di montaggio o perfino di sceneggiatura (fuochettino), come invece ci verrebbe di solito spontaneo, qui è il tono della narrazione (fuochino), ma soprattutto l’ambizione che essa nasconde (FUOCO!) ad essere terribile e assassina e a provenire direttamente dalle “tenebre” che la “cultura” nazionale ha da offrire. La vicenda, riassumendola all’estremo, narra del contrasto tra un’ambiziosa ricercatrice frustrata dalla mancanza di un mercato del lavoro meritocratico in Italia e una star della televisione che, cavalcando il nostrano attuale stato “trash” dell’arte, non ha nessun problema nell’avere/guadagnare soldi e possibilità. Entrambe insegneranno qualcosa all’altra e le loro vite ne usciranno radicalmente cambiate. La storia potrà non essere perfetta, sapere (tanto, tantissimo) di lungometraggio concentrato in un corto, avere qualche falla qua e là, ma può pure “andare bene”. Le note dolenti sono sul “resto”.
La nenia de “l’Italia-dove-non-si-lavora-senza-raccomandazione” è la chiave del corto e, come tale, è terribilmente abusata, motivo per cui perde ogni senso. Il tema della “coatta-che-fa-soldi-perché-la-società-pone-modelli-sbagliati” è un altro elemento riproposto con un caparbietà che neanche i talk show del primo pomeriggio riescono a pareggiare. Non parliamo poi della “fuga-dei-cervelli”. Insomma, tutto è paurosamente vuoto e stanco, come se si stessero spremendo le ultime gocce di quelle che, per certe persone, prima di essere problematiche sociali, sono state vacche da mungere. L’unica fonte d’informazioni, l’unico “tocco di realtà” degli autori, sono interviste alla televisione (possibilmente brevi) o stralci di giornali. Zavattini auspicava che il cinema andasse per le strade e invece adesso si muove solo tra le 12 e le 17 tra il tasto 1 e il tasto 6 del telecomando italiano (medio). Ci verrebbe quasi da dire che abbiamo guardato questo corto soprattutto per capire fino a che punto la sua vacuità potesse arrivare, ma ora possiamo dirlo, finalmente. Lei e l’altra non è un corto di protesta, né di ironica contestazione, constatazione ed esorcismo di questi secolari mali nostrani: tutto sa di nulla, di lucro e di faciloneria, non è una buona operazione e trasuda qualunquismo da tutti i pori in maniera quasi imbarazzante.
A chi dovesse obiettare “ma come siete pesanti, pensanti ed esagerati! È solo una commedia!”, rispondiamo che “noi non abbiamo riso, MAI!.

Titolo: Color perro que huye
Genere: Documentario
Paese: Spagna
Anno: 2011
Durata: 70’
Regista: Andrés Duque
Produttore: Andrés Duque

Titolo: Lei e l’altra
Paese: Italia
Anno: 2012
Durata: 15’
Genere: Commedia
Regia: Max Nardari
Sceneggiatura: Max Nardari, Fausto Petronzio
Attori principali: Michela Andreozzi, Claudia Zanella, Giancarlo Magalli
Fotografia: Massimo Bettarelli
Montaggio: Francesca Colombara
Musica: Matteo Ceci, Chiara Iezzi (Paola & Chiara), Max Nardari

Hai letto: #2 | RIFF – Rome Indipendent Film Festival 2012scritto il 19/04/2012 da Gianni Barchiesi

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